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“Ponte, soliti tentativi di scaricabarile”

19 febbraio 2015 – Arrivano le prime reazioni alla serata che ha visto i sindaci di Arese, Lainate e Rho confrontarsi con i cittadini sul tema delle infrastrutture Expo in generale e del ponte di Passirana in particolare. Prevedibilmente critica quella di Passaparola, che parla di scaricabarile delle responsabilità: “Nella serata di martedì – commenta il comitato – sono ovviamente emersi i soliti tentativi di scaricabarile all’italiana. Accantonato il tentativo di tirare in ballo il commissario Expo e i suoi poteri straordinari, la colpa sarebbe di Regione Lombardia e di Autostrade per l’Italia. Quello che è certo è che il ponte di Passirana sarà abbattuto con gravissime conseguenze sulla viabilità di Rho, Arese e Lainate e sulla vita di migliaia di cittadini. In cambio di tappetini di asfalto e di qualche giorno in meno di chiusura di ogni collegamento tra Passirana e Arese. Una ciotola di minestra, rispetto ai gravi disagi, che lascia davvero l’amaro in bocca. Degli sconti Telepass, dei biglietti Expo gratuiti e di altre amenità, che denotavano esclusivamente l’incapacità di comprendere il problema da parte del nostro sindaco, e che apparivano come una moderna brioche da offrire al popolo agitato, non vi è più traccia”.

Il comitato ironizza poi sull’atteggiamento tenuto dai tre primi cittadini nella gestione della vicenda: “I nostri sindaci – prosegue Passaparola – che in un comunicato stampa del 3 febbraio definivano inaccettabile ‘la demolizione del cavalcavia esistente prima della realizzazione di quello nuovo’ hanno sicuramente dimostrato di avere una strana idea di ‘inaccettabilità’. Un concetto utile per mostrarsi agli occhi dei cittadini e solo per quello. Infatti, in sostanza, hanno accettato quello che era inaccettabile. In cambio un giusto contrappasso dantesco, dei ‘tappetini’ di asfalto dove potersi genuflettere con la fascia tricolore e con quello che essa rappresenta: noi cittadini”.

Passaparola torna a sostenere, lo avevano già fatto alcuni suoi esponenti nelle spazio delle domande del pubblico, che le amministrazioni avrebbero dovuto rendersi conto dei ritardi, sollevando il problema ai tavoli tecnici: “La sensazione – sostiene il gruppo – è che i nostri Comuni abbiano perso tempo prezioso e non si siano accorti di quello che stava accadendo sotto ai loro occhi. Quello che più sorprende è che nessun tecnico comunale seduto ai tavoli dove si faceva il punto mensile dei lavori, si sia mai domandato a che punto erano realmente i lavori della costruzione del nuovo ponte, neppure quando veniva loro annunciato a novembre e a dicembre l’imminente, quanto improbabile, apertura di un ponte che ancora non aveva preso alcuna consistenza. I sindaci a domanda hanno risposto che il controllo dei lavori non è il loro lavoro. Anche questo è inaccettabile. Ci domandiamo infatti a cosa servono i tavoli tecnici, a cosa servono i tecnici, a cosa serve la partecipazione dei rappresentanti dei comuni a quei tavoli. Se non si decide, se non si discute, se non si mettono sul piatto le situazioni reali e ci si limita a prendere come fosse oro colato quello che dichiarano altri, anche se evidentemente in conflitto con la realtà, a cosa servono quei tavoli? Chi ci tutela? Questa è la domanda che rimane senza una vera risposta”.

Le responsabilità, secondo il comitato, sono dunque sia della parte politica, sia di quella tecnica, intesa come struttura comunale: “Se la chiusura di quel ponte – conclude Passaparola – come dichiarato dai sindaci, non era e non è oggettivamente sostenibile, forse i nostri primi cittadini dovevano semplicemente prendere atto dell’importanza fondamentale di quell’intervento sulla vita di migliaia di persone e prestare, da subito, a quei tavoli, una puntuale attenzione a quello che accedeva nella realtà, dietro le nostre case, sul nostro territorio. Su quello dovevano vigilare e su quello non hanno vigilato. Bastava dare una semplice occhiata allo stato in cui si trovava il nuovo ponte prima di andare ai tavoli tecnici di novembre e dicembre per accorgersi che questo non sarebbe stato pronto certamente per gennaio. Bastava solo guardare al mattino quello di cui si doveva parlare al pomeriggio. Oggi sappiamo che per completare il nuovo ponte, nello stato in cui si trova attualmente, servono più di tre settimane. Evidentemente a dicembre, quando i lavori del ponte erano praticamente all’inizio, un tecnico, invitato dal sindaco a prestare la massima attenzione a quel delicato e fondamentale problema per il nostro territorio, poteva accorgersi senza grosse difficoltà che l’apertura di gennaio era tecnicamente e oggettivamente impossibile”.

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