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“Su Fondazione il Comune è in ritardo”

24 luglio 2013 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Massimiliano Seregni sugli ultimi accadimenti relativi a Fondazione Arese Cultura Sport (Facs), il cui contenuto si pone a metà strada tra il giuridico e il politico.

Quanto accaduto il 19 luglio al centro sportivo merita molta attenzione e un’attenta analisi da parte di tutti. Se è incontrovertibile che il centro è del Comune e non può essere pignorato da terzi creditori di Facs, alcuni aspetti di questa vicenda non devono essere assolutamente sottovalutati. Una prima considerazione: un ufficiale giudiziario non si presenta per il pignoramento se non munito di un titolo esecutivo (sentenza o decreto ingiuntivo) che giustifica quel suo intervento. Quindi, visto che l’ufficiale era presente, un titolo esecutivo certamente esiste, e occorre domandarsi di quale titolo si tratta, quando quel titolo è diventato esecutivo e quale è stato, o quale sarà, il ruolo di tutela degli interessi e dei diritti di Fondazione da parte degli organi di Fondazione e, nel caso, del Comune di Arese nella sua qualità di fondatore promotore di quella fondazione. Considerati i tempi medi della giustizia civile non credo che il titolo esecutivo possa essere rappresentato da una sentenza emessa a conclusione di un contraddittorio tra le parti. Di conseguenza, presumibilmente il titolo dovrebbe essere un “decreto ingiuntivo” o provvisoriamente esecutivo o non opposto da Facs (il termine per opporsi è di 40 giorni dalla notifica dell’atto) e quindi diventato definitivamente esecutivo  per mancanza di contestazione e di difesa (ossia opposizione) da parte di Fondazione. Questo mi pare di capire dai vari articoli pubblicati dalla stampa.

Pertanto, se questa ultima ipotesi corrispondesse alla realtà (in caso contrario sarebbe necessario che l’amministrazione spiegasse quanto accaduto), la mancata opposizione da parte di Fondazione (e la rinuncia a tutelare  le sue eventuali ragioni) avrebbe comportato la trasformazione della pretesa vantata dal creditore, in assenza di ogni contraddittorio, in un titolo esecutivo ormai inoppugnabile. Se fosse così, la cosa sarebbe grave e sarebbe utile e necessario comprendere quando tale decreto, e il successivo precetto, sono stati notificati a Facs e il motivo per cui “nessuno” avrebbe  presentato opposizione, lasciando che la società privata entrasse in possesso, per regolare e legittima scadenza del termine di opposizione, di un titolo esecutivo da poter azionare nei confronti della Fondazione. La questione non è di poco conto in quanto se prima le ragioni della società privata entrata in Fondazione andavano dimostrate, oggi sarebbero sostenute e supportate da un titolo esecutivo derivante dalla rinuncia a ogni difesa da parte di Facs. Nel caso in cui il titolo fosse un decreto solo provvisoriamente esecutivo, occorrerebbe comprendere cosa intendono fare il Comune e Facs. Ho letto con stupore che gli organi dimissionari di Fondazione hanno dichiarato a un quotidiano di aver chiesto aiuto al Comune senza ottenere alcuna risposta e di avere rinunciato ad ogni battaglia legale. Fondazione come noto è da un anno e mezzo priva di organi pienamente legittimati e dotati di pieni poteri (chi poteva o può firmare un atto di opposizione a un decreto ingiuntivo?) e di fondi (chi poteva o può pagare gli avvocati per opporsi alle pretese di chicchessia?).

Pertanto se quanto sopra dovesse corrispondere alla realtà, e il titolo esecutivo nascesse davvero da una sostanziale rinuncia o impossibilità di Fondazione di procedere alla tutela dei suoi diritti e interessi, per mancanza di organi pienamente legittimati e denaro per resistere in giudizio, viene da domandarsi a chi dovrà essere ricondotto il danno derivante dall’aver lasciato scadere i termini per poter tutelare adeguatamente Facs nelle opportune sedi giudiziarie. Di certo una cosa appare incontrovertibile: il Comune di Arese, per delibera del consiglio comunale, aveva a suo tempo creato Fondazione (il Comune è infatti il Fondatore Promotore) e al sindaco spetta la nomina del suo presidente e di gran parte dei membri del consiglio di indirizzo. Da quando sono intervenute le dimissioni dell’ultimo presidente e dell’ultimo consiglio di indirizzo, nel febbraio del 2012, il Comune di Arese non si è mai preoccupato di dare a Fondazione una guida pienamente legittimata (n.b: e non si è neppure occupato dei bilanci… sono stati approvati?). E così Facs, travolta dai debiti, risulta da anni priva di organi pienamente e astrattamente in grado di traghettarla fino alla sua chiusura e liquidazione definitiva. Chi doveva nominare quegli organi, sindaco e commissari, si é totalmente disinteressato della Fondazione paralizzando qualsiasi decisione, compresa ovviamente un’eventuale opposizione a decreto ingiuntivo o la fondamentale (e urgente) delibera di scioglimento a garanzia di tutti: fondatori, partecipanti, debitori e terzi. Se è vero come è vero che il Comune, come ci tiene a ricordare l’attuale amministrazione, in qualità di Fondatore Promotore ha intrapreso, con la commissaria Pavone, un’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi organi (anzi a che punto è?), è anche vero che proprio in quella sua qualità il Comune, nella persona del suo vertice amministrativo, il sindaco, è il responsabile primo dell’assenza protratta ormai da tempo di ogni organo in grado di tutelare e rappresentare realmente e pienamente la Fondazione, i suoi creditori e i suoi debitori.

Fondazione senza fondi, piena di debiti e di problemi, con organi che hanno rassegnato le proprie dimissioni da oltre un anno e mezzo è stata abbandonata a se stessa in un mare in tempesta, dove tutto è diventato possibile. Fondazione non ha organi e non ha fondi per tutelarsi da una qualsiasi richiesta. Chiunque, per assurdo, potrebbe richiedere l’emissione di un decreto nei confronti di Facs con la consapevolezza che difficilmente questo verrebbe opposto, trasformando così una qualsiasi pretesa, fondata o meno, nella quasi certezza di ottenere un  titolo esecutivo in grado di compromettere ulteriormente e in modo giuridicamente inoppugnabile, la già tragica situazione debitoria di Facs. Oggi Fondazione deve essere sciolta e per farlo occorre nominare un presidente e i suoi organi di indirizzo, e questi atti di nomina spettano solo al sindaco di Arese. Quel tentativo di pignoramento ci conferma in modo evidente l’assenza di una visione strategica dei problemi esistenti da parte di chi amministra. Oggi esiste, infatti, un problema in più che non é certo riconducibile al presidente o al consiglio di indirizzo (che si sono dimessi da tempo) e la cui responsabilità ricade sul Fondatore Promotore che, con il suo “non agire” e “far finta di niente”, ha peggiorato ancora di più la situazione. Invece di cambiare gli statuti delle partecipate per rendere disponibili posti nel Cda della Casa di riposo, esisteva l’urgenza di chiudere realmente Fondazione, e questo andava fatto ieri. Per questo serve con estrema urgenza un bando per la nomina dei suoi organi, e magari una delibera di consiglio comunale di indirizzo per la liquidazione e chiusura di Fondazione. Ma oggi, stranamente, all’Albo pretorio leggiamo che è indetto il bando per la sola ricerca di candidati per il Cda della più prestigiosa e comoda Casa di riposo. I problemi non si risolvono facendo finta che non esistano e le navi si portano sempre al porto anche per demolirle. Sul punto, il ritardo anche di questa giunta è evidente e la speranza è che adesso, il sindaco comprenda il suo errore insito nel non aver pensato di ristabilire con estrema urgenza gli organi di Fondazione e ponga rimedio immediatamente.

Massimiliano Seregni

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Riguardo al punto dove Massimiliano Seregni scrive che “chiunque, per assurdo, potrebbe richiedere l’emissione di un decreto nei confronti di Facs […]” è bene precisare che il discorso è astratto, perché affinché un Tribunale emetta un decreto ingiuntivo è necessario che la parte ricorrente produca, in prima istanza, documenti dai quali emerga certezza, liquidità ed esigibilità del debito (ndr).