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Ravelli: “Ecco la mia verità”

01 agosto 2012 – Dopo Andrea Costantino (leggi qui) è la volta di Pietro Ravelli di raccontare la sua verità su quanto successo dalla vittoria alle elezioni fino a oggi. Ravelli lo fa in questa lettera aperta che ci è giunta appena pochi minuti fa e che pubblichiamo integralmente.

Subito dopo la vittoria elettorale si è manifestata la volontà e la decisione da parte del presidente dell’associazione Aresefuturo di estromettere e allontanare una personalità di primo piano che aveva organizzato e partecipato attivamente alla campagna elettorale e che fino a quel momento aveva lavorato in coesione e armonia. E tutto questo senza motivazione. Questo strappo ha causato nel movimento di sostegno alle liste civiche prima sconcerto, poi incomprensioni, divisioni e polemiche personali. Fatto sta che già al mio insediamento veniva a mancare quel fondamentale supporto organizzativo, di aiuto per una efficace azione di governo. La crisi è proseguita e si è aggravata subito dopo la nomina degli assessori e dopo il consiglio comunale di insediamento. Soprattutto riguardava il metodo della scelta e il “trascorso” di alcuni assessori.

E si è poi manifestata con i seguenti fatti:
1 – l’interrogazione da parte del consigliere di maggioranza Livio Braga sull’assessore Serena Manzin;
2 – le improvvise dimissioni (per motivi di salute) dalla carica di presidente del consiglio di Luciana Fossati;
3 – la richiesta perentoria, a soli 20 giorni circa dall’insediamento, da parte del vicesindaco e assessore al Bilancio e presidente dell’associazione Aresefuturo di azzerare la giunta, in nome della trasparenza, di revocare la delibera commissariale per l’Adp, il tutto condito dall’informazione che il Pd era in possesso di alcune mail che dimostravano il coinvolgimento di un noto suo esponente nella campagna elettorale delle liste civiche.

Alcune precisazioni:
La scelta degli Assessori ha visto la diretta partecipazione del presidente di Aresefuturo che, ricordo, aveva voluto la carica di vicesindaco e assessore al bilancio e cultura. Alcuni assessori erano già stati segnalati da vari esponenti del movimento per la lista civica per la loro specifica competenza (Serena Manzin). Altri assessori (Massimiliano Cattaneo) erano già conosciuti in quanto a suo tempo avevano tenuto dei seminari durante la campagna elettorale su argomenti urbanistici, destando un vivo apprezzamento per la competenza e le idee. Altri assessori (Patrizia Digirolamo) erano segnalati per la vastissima esperienza nel campo urbanistico e di gestione amministrativa nell’ambito degli Enti Locali. Tutti gli assessori, fin dall’inizio, si erano messi a disposizione per ogni decisione presa dal sindaco in merito al loro operato. Revocare le deleghe a soli 20 giorni dalla nomina sarebbe stato un atto di irresponsabilità, sia riguardo alle motivazioni, sia a possibili ricorsi al Tar o alla richiesta di risarcimento per danno di immagine. Comunque il disegno era chiaro: fare in modo di creare terra bruciata attorno al sindaco, creando scompiglio nel movimento di sostegno alle liste civiche. Insinuare dubbi e sospetti nei consiglieri di maggioranza. Nominare tre nuovi assessori, magari graditi al vicesindaco, scelti tuttavia in un movimento che in quel momento era diviso e sfrangiato. A ciò si aggiunga la questione delle nostre spese elettorali. Fin dall’inizio della campagna elettorale si era stabilito un budget (purtroppo nulla di scritto, ma solo sulla fiducia) di 40.000 euro. Valore che si è dimostrato giusto alla fine. Di questi debiti: 4.000 euro sono stati assolti con sottoscrizioni da parte dei sostenitori; 15.532 euro sono stati assolti dal sottoscritto (con fatture intestate direttamente al candidato sindaco). Il rimanente sarebbe stato onorato dal presidente di Aresefuturo (non c’è nessun atto scritto, ma comunque erano presenti testimoni…). A tutt’oggi ciò non è avvenuto. In sostanza, nel caso non avessi accettato quelle richieste, si sarebbero insinuati dubbi e sospetti sulla gestione del problema dell’Adp (e la nostra posizione è dettata dal nostro programma elettorale), non si sarebbero pagati i rimanenti debiti per la campagna elettorale, caricando del problema il sindaco e facendo in modo di produrre un danno di immagine, e infine, informandolo, proprio in quel momento, della notizia del coinvolgimento dell’esponente del Pd. Con la revoca delle deleghe dell’assessore al Bilancio e Cultura tutto ciò è puntualmente avvenuto. Il risultato è stato un’irreparabile divisione interna, malgrado tentativi di chiarimento e di ricomposizione, nella maggioranza che si è evidenziata negli ultimi due consigli comunali. Ne ho preso atto con le necessarie e doverose conseguenze.

Alcune conclusioni:
Non ho mai sfruttato l’associazione Aresefuturo per fini propagandistico-elettorali. Anzi è vero il contrario e ricordo che mi è stato chiesto varie volte di accettare la candidatura. Non sono disposto a subire condizionamenti o ricatti per coprire errori di valutazioni o ingenuità. Non sono persona che sia disposta a sottomettersi ad accordi per poter continuare a occupare un posto di potere che non mi compete più. Non ho mai imposto niente a nessuno né tantomeno minacciato nessuno. Non fa parte del mio modello di vita. Esiste il paradosso di un candidato sindaco eletto con 4.500 voti, solo e unicamente perché conosciuto e apprezzato per 35 anni di duro lavoro, che si dimette per una crisi interna alla maggioranza. Su questo tema sono state fatte molte riflessioni dalle forze politiche che sono condivisibili. La dignità e l’onore non hanno prezzo. Ma soprattutto, con le mie dimissioni, voglio tutelare e difendere quelle legittime speranze di molti cittadini che disinteressatamente mi hanno aiutato, mi hanno incoraggiato per un rinnovamento della classe politica di Arese. La speranza che le persone (e ce ne sono tante) si mettano a disposizione in modo disinteressato, animate solo da senso civico e onestà intellettuale, in modo da allontanare le incrostazioni, le ingessature i rapporti clientelari e i vecchi tromboni ancorati a un modo di far politica ormai ammuffito e stantio, o manager con la smania di protagonismo.

Alcuni ringraziamenti
Ringrazio gli assessori per il loro senso di collegialità e per il loro lavoro anche oscuro e che non ha avuto modo di essere apprezzato, così anche quei consiglieri che mi hanno sostenuto in modo convinto. Ringrazio tutti i dipendenti comunali, compresi il personale della casa di riposo e della biblioteca e dei servizi sociali. Chiedo loro scusa per i momenti di tensione e di incomprensione durante questo breve periodo di amministrazione. Ho apprezzato la loro volontà di collaborazione e la loro disponibilità in questi difficili momenti. Purtroppo non ho potuto dimostrare loro la mia vicinanza e la volontà di condividere i loro momenti e i loro problemi. Ne avevo tanto desiderio, ma non ne ho avuto né il tempo né la possibilità. Un caldo ringraziamento, anche se tardivo, ai componenti del precedente consiglio di amministrazione della casa di riposo e al suo direttore generale per la loro opera nei confronti di questa importante istituzione. E un augurio di buon lavoro ai componenti del nuovo consiglio perché possano proseguire con fiducia in questa, per loro, nuova esperienza. E alla fine, un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno sostenuto e votato. Comprendo la loro delusione. Ma sono sicuro che li avrei delusi ancora di più se avessi accettato condizionamenti o accordi pur di rimanere ancorato alla poltrona.

Pietro Ravelli

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