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Ravelli: “Ecco perché mi sono dimesso”

05 ottobre 2012 – Lo aveva promesso subito dopo le sue dimissioni e questa mattina Pietro Ravelli ha mantenuto l’impegno, con questa lunga lettera aperta nella quale l’ex sindaco offre la sua ricostruzione dell’ultima breve e tormentata amministrazione cittadina. Rivendicando il merito di alcune azioni comunque intraprese ma facendo anche autocritica su alcuni errori commessi, come l’accettare durante la campagna elettorale “collaborazioni deontologicamente non opportune”.

Il 27 luglio ho presentato le mie dimissioni dalla carica di Sindaco di Arese che, trascorsi i 20 giorni previsti dalla legge, sono diventate irrevocabili con la conseguente nomina del Commissario Prefettizio avvenuta il 18 agosto. Questa mia decisione è la conseguenza della constatazione di una crisi profonda e irreparabile nella maggioranza del Consiglio Comunale e che si è evidenziata nelle ultime sue sedute del 24 e del 25 luglio con l’assenza di quattro Consiglieri in entrambe le sedute e con la presenza del Consigliere di maggioranza Manelli solo per dieci minuti e unicamente per votare contro  la delibera proposta per il cambio del Segretario comunale.

Tutto questo nonostante i quattro Consiglieri avessero, qualche giorno prima, durante un confronto del gruppo consiliare, confermato il loro sostegno al Sindaco e alla maggioranza.
Di fronte a questa crisi erano possibili tre soluzioni:
1 – le dimissioni
2 – cercare un accordo con i Consiglieri dissidenti
3 – cercare un accordo con le opposizioni

Le ultime due possibilità non erano assolutamente praticabili. In particolare, per la seconda ipotesi, il venir meno del rapporto fiduciario avrebbe generato un continuo condizionamento dell’azione di governo. Per la terza ipotesi, inizialmente presa in considerazione, non ho ritenuto corretto, e nemmeno credibile dal punto di vista etico, chiedere alle opposizioni di puntellare e risolvere i problemi che sono nati unicamente all’interno della maggioranza. L’amarezza e la delusione sono profonde. Ma con dignità e coerenza ho scelto l’unica strada che la mia coscienza mi ha dettato: le dimissioni. Non era, non è e non sarà mai mia intenzione sottostare a condizionamenti di sorta. E questo in considerazione del profondo rispetto che ho nei confronti della fiducia di tutti quei cittadini che mi hanno votato, che saranno sicuramente delusi per quanto è avvenuto, e che speravano in un Sindaco e in una Amministrazione che agissero al di fuori di logiche clientelari ma solo orientati al confronto costruttivo con tutte le forze sociali presenti nella città. E sono inoltre sicuro che, agendo in altro modo, avrei dato loro una delusione ancora più forte.

E’ passato più di un mese dalle mie dimissioni e ritengo necessario dare spiegazioni e porre alcune riflessioni su questa brevissima e amara esperienza. Ciò che è successo ha del paradossale. A fronte di un Sindaco eletto con 4.500 voti ci sono le sue dimissioni per una spaccatura profonda e irreparabile nella maggioranza per la volontà di quattro consiglieri e di un ex Assessore. In sostanza, con una esemplare manovra di palazzo, si è giunti a stravolgere completamente la volontà degli Elettori. I fatti sono noti, ma è bene riassumerli brevemente. Pochi giorni dopo le elezioni, nel corso di una burrascosa riunione, Andrea Costantino (immotivatamente) chiedeva l’estromissione di Franco Sarto che aveva avuto, invece, un ruolo fondamentale nello svolgimento della campagna elettorale. Veniva, quindi, provocata una spaccatura nel gruppo che fino a quel momento aveva lavorato coeso. Si creavano incomprensioni, divisioni e polemiche personali che, di fatto, portavano al disorientamento del gruppo di cittadini che avevano collaborato e si erano attivamente impegnati in Aresefuturo, sino ad arrivare alle dimissioni di quasi tutti i soci del movimento che non condividevano le nuove prese di posizione del presidente Costantino. Risultato: già all’insediamento del Sindaco, il 23 maggio, in un momento estremamente delicato, veniva a mancare completamente quell’indispensabile supporto organizzativo che invece doveva essere presente per iniziare una efficace azione amministrativa.

La crisi è proseguita, aggravandosi, con la nomina degli Assessori e subito dopo il Consiglio comunale di insediamento. La scelta degli Assessori è stata necessariamente rapida per consentire a persone di comprovata competenza professionale di poter intervenire prontamente sui problemi di Arese. Ricordo che la scelta degli Assessori, così come quella del Segretario Comunale, è esclusiva prerogativa del Sindaco e che, comunque, durante la campagna elettorale era già stata anticipata la volontà di nominare “un numero significativo” di Assessori tecnici, espressione della società civile, non necessariamente legati alla Lista civica. Questa impostazione aveva avuto il sostegno unanime e quindi la scelta degli Assessori era stata condivisa da tutti, tra cui il sottoscritto, Costantino e Sarto. Ricordo, inoltre, che pochi giorni prima del Consiglio comunale di insediamento, alla riunione plenaria dell’Associazione, Costantino aveva di persona presentato gli Assessori prescelti accogliendoli con entusiasmo e facendo una puntuale e completa enunciazione dei loro curricula al fine, come dichiarò, di anticipare qualsiasi successiva criticità al riguardo.

Tuttavia,subito dopo, nascevano malumori tra alcuni consiglieri, sospetti, attacchi personali, dicerie e illazioni che portavano alla interrogazione sull’Assessore Manzin da parte del Consigliere di maggioranza L. Braga (stranamente presentata dopo la “ scoperta” di una delibera sul “destino” del Centro sportivo comunale assunta dalla precedente Giunta e sottoscritta senza eccezioni dallo stesso Braga), alle improvvise dimissioni (per riferiti seri motivi di salute) dalla carica di Presidente del Consiglio di L. Fossati (ma non da Consigliere comunale), alla contestazione di altri consiglieri come A. Pavanetto che tra l’altro auspicava insistentemente l’immediata sostituzione, a suo favore, del Direttore generale della Casa di Riposo e G. Manelli (che rivendicava un Assessorato, malgrado la sua non residenza in Arese). Giungeva, poi, la richiesta perentoria di Costantino, Vicesindaco e Assessore al bilancio e cultura, di azzerare la Giunta (a soli 20 giorni dal suo insediamento), di revocare la delibera commissariale sull’Adp ex Alfa insinuando il sospetto che, per motivi reconditi, il Sindaco avesse cambiato posizione al riguardo. Per inciso, riguardo all’Adp, l’allora Vicesindaco non poteva conoscere il lavoro svolto dalla Giunta perché assente per tre riunioni consecutive. Proprio durante una di quelle sedute, presente il Segretario Comunale e la proprietà dell’Alfa, che aveva chiesto di poter illustrare il suo progetto alla nuova Amministrazione, il Sindaco aveva confermato con chiarezza il proprio programma elettorale e che stava organizzando un incontro con tutti i Sindaci dei Comuni interessati all’area ex Alfa per rafforzare gli intenti espressi nello stesso programma elettorale.

La strategia perseguita da Costantino era chiara:
1 – scompaginare il movimento che era a sostegno della Lista civica in modo da isolare il Sindaco nella sua capacità operativa
2 – insinuare dubbi e sospetti tra i consiglieri di maggioranza sia sul metodo della scelta dei componenti della Giunta sia sulla loro persona e sul loro trascorso.
3 – azzerare completamente la Giunta sostituendo gli Assessori con nuovi e non meglio precisati soggetti ovviamente graditi a lui stesso.

In questo modo il vicesindaco avrebbe ottenuto un completo controllo della squadra di governo relegando la figura del Sindaco a semplice e irrilevante figura istituzionale. Così non è avvenuto, ma il prezzo per non cadere in questo disegno e per non sottostare a questi condizionamenti è stato molto alto: la spaccatura della maggioranza e le conseguenti mie dimissioni. Tuttavia, l’assoluto impegno e la abnegazione degli Assessori e di tutti quei Consiglieri che hanno sempre sostenuto la mia Amministrazione – e di tutto questo li ringrazio ancora – ha comunque consentito un approccio competente alle grandi tematiche come la gestione dell’Adp ex Alfa, in itinere da oltre 15 anni, la revisione delle convenzioni urbanistiche compreso il Piano Sud, il bilancio 2012-13, il PGT, avviato nel settembre del 2005, redatto e coordinato solo dai tecnici comunali e non ancora adottato né partecipato ai cittadini secondo gli obblighi di legge, la scoperta della presenza dell’amianto nella Scuola media e della mancanza di monitoraggio degli edifici, la gestione del Centro sportivo e del rapporto con Facs e Intese, le relazioni con le Società partecipate. Questo solo per fare alcuni esempi. Gli Assessori hanno attivato, seppur in un clima di grande difficoltà operativa, un profondo lavoro di ricostruzione della azione tecnico-amministrativa di ogni singolo procedimento cercando, inoltre, di mettere a fuoco il quadro cronologico dei passaggi nella prospettiva di ricercare la soluzione più consona ai problemi sul tappeto, accertando le circostanze ed evidenziando alcune carenze.

Purtroppo le intervenute difficoltà di governo non hanno permesso di perseguire il processo di rinnovamento attivato dalla Giunta che richiedeva, per essere efficace, alcune condizioni fondamentali:
– un gruppo di sostegno della Lista civica che potesse operare nel territorio e che potesse avere contatti e confronti costruttivi con tutte le forze politiche e con le associazioni presenti in Arese, e si facesse carico, quindi, delle richieste, delle istanze, delle osservazioni e proposte da parte della cittadinanza.
– Il supporto di una maggioranza coesa e ben motivata e a stretto rapporto con la Giunta, il Sindaco e il gruppo di sostegno
– la collaborazione della macchina comunale amministrativa, tecnica e giuridica.

Queste condizioni non si sono verificate e, per rispetto di chi ha posto la fiducia nella mia persona, ho preso la decisione di dimettermi. Ovviamente, per arrivare a questa conclusione, è doveroso ammettere che sono stati commessi alcuni errori, di cui assumo la responsabilità politica. Per esempio: non essere riuscito a intercettare, evitare e isolare gli eccessi di protagonismo e di aver accettato, in campagna elettorale, collaborazioni deontologicamente non opportune. D’altra parte gli errori e le delusioni possono e debbono spronare e far ripartire un movimento che, nella realtà di Arese, ha una ragione d’essere e può contribuire al rinnovamento della classe politica. Questo obiettivo dovrà essere perseguito e realizzato nel futuro, malgrado questa complicata esperienza che però potrà far da insegnamento.

Durante la Campagna elettorale ho conosciuto e apprezzato tanti cittadini animati da disinteresse, dotati di onestà intellettuale, al di fuori di logiche clientelari, liberi da ogni condizionamento. Ho conosciuto tanti giovani pieni di entusiasmo e di genuina propensione per la cosa pubblica e desiderosi di mettersi a disposizione. E’ necessario valorizzare queste potenzialità e, con impegno, alla fine ne sono sicuro, si potrà costruire una classe politica in Arese finalmente rinvigorita. La mia stagione politica è chiusa. Ho sempre sostenuto di voler amministrare la Città per un mandato nella speranza (che poi è rimasta solo sogno) di rinnovare il MODO di fare. I cittadini avevano capito questo progetto e mi avevano dato fiducia, ma non mi è stato possibile attuarlo. Credo, però, che sia stato gettato un seme che, spero,gli Aresini sapranno coltivare.

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