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Serata Forum: troppe ombre, Arese deve svoltare

21 ottobre 2012 – “A circa un anno di distanza dalla prima riunione della nostra associazione, ‘Un forum per la città’ si riunisce per discutere della situazione politica di Arese. Oggi come allora tale situazione è tragica”. Con queste parole Barbara Scifo, portavoce del Forum, ha iniziato il suo discorso d’introduzione alla serata tenutasi venerdì scorso presso l’auditorium Aldo Moro. Alla già turbolenta situazione politica aresina, che ha portato alle controverse dimissioni di Pietro Ravelli, dopo solo due mesi d’amministrazione, si è aggiunto lo spettro di una nuova e terribile minaccia, vicina ad Arese e alle città limitrofe: la ’ndrangheta. In apertura di serata, Barbara Scifo ha mostrato i verbali delle indagini che hanno recentemente scosso la politica lombarda, e nelle quali compaiono i nomi e i cognomi di personaggi vicini alla politica di Arese e aree limitrofe.

Con queste premesse, e con la precisa domanda “Avete mai ricevuto pressioni dalla ’ndrangheta?” rivolta ai due ex candidati sindaci, di cui solo Giuseppe Augurusa (Pd) era presente in auditorium, ha preso il via il dibattito. Ospiti della serata, oltre ad Augurusa, sono stati gli ex sindaci Rosella Ronchi e Gino Perferi, rispettivamente di Ulivo e Udc. Il commissario prefettizio Anna Pavone e l’ex sindaco Pietro Ravelli (liste civiche Aresefuturo e Insieme per Arese) hanno invece declinato l’invito.

A emergere da tutti e tre gli interventi è stato il ritratto di una cittadinanza aresina passiva e generalmente disinteressata alla vita politica locale. Un trend affiancato da una sempre più scarsa fiducia nelle istituzioni e da una loro sempre più forte delegittimazione. Rosella Ronchi ha ricordato come la percentuale di “grillini” e altri movimenti di antipolitica ad Arese sia ormai superiore all’11%. L’ex sindaco dell’Ulivo auspica un colpo di reni deciso da parte della città, asserendo di aver già avvertito una piccola svolta positiva dopo la caduta dell’amministrazione guidata da Gianluigi Fornaro, definita “un vero e proprio tsunami sulla politica aresina”.

Perferi, invece, auspica un passo indietro, un recupero delle radici e della tradizione politica di Arese, per poter ricominciare ad avere una buona politica e un largo coinvolgimento della cittadinanza in una città al centro anche di importanti questioni regionali e nazionali (Alfa Romeo, Expo e così via).

Secondo Augurusa, che rispondendo alla domanda rivoltagli a inizio dibattito ha negato di avere mai ricevuto pressioni dalla ’ndrangheta (“Nel caso le avessi ricevute e avessi accettato avrei fatto pessimi affari, viste le due sconfitte”), il problema di Arese sta nella mancanza di una vera e capace classe dirigente.

Tutti e tre i politici, inoltre, hanno riconosciuto il lavoro e l’importanza di un’associazione attiva come il Forum, che però, secondo Perferi, non dovrebbe essere schierata politicamente. I tre ospiti sono stati anche invitati a rispondere a una domanda sulla proposta di modifica dell’articolo 56 dello statuto aresino, riguardante i referendum consultivi, avanzata dal Forum nel mese di luglio (leggi qui). Un tema scottante su cui tutti e tre si mostrano tendenzialmente favorevoli: ponendo però come capisaldi condizioni come l’informazione, la partecipazione politica, e l’innalzamento del numero di firme necessarie e della soglia del quorum (Perferi).

Dopo la prima parte della serata, la parola è passata all’ospite Giovanni Dotti, imprenditore sociale, amministratore delegato di Welfare Italia, membro del Cda della banca Credito Bergamasco e docente all’università Cattolica di Milano. Dotti ha inquadrato il problema di Arese in uno scenario molto più ampio. “I tempi sono cambiati,” ha detto. “E’ inutile fare finta che non sia così e che ci siano ancora partecipazione e consapevolezza da parte di tutti: dovete svegliarvi e adeguarvi al cambiamento. Altrimenti avrete sindaci sempre peggiori”. La passività, asserisce Dotti, è un problema molto comune della società del ventunesimo secolo. Un problema che emerge con forza in un paese come l’Italia in cui la burocrazia e le istituzioni pretendono tanto funzionando poco e male. Un trend che impedisce la socievolezza e che favorisce invece lo sviluppo, sempre più sotto gli occhi di tutti, della malavita.

Giulio Monga

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