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Seregni: “Dico no alla caccia alle streghe”

29 giugno 2012 – Massimiliano Seregni della Lega Nord si inserisce, con questa lettera aperta, nel dibattito dopo le recenti vicende che hanno portato al ritiro delle deleghe assessorili del vice-sindaco Andrea Costantino. Un intervento sicuramente scomodo ma che di certo offre più di uno spunto di riflessione.

Ė triste leggere l’interrogazione del consigliere di maggioranza Braga. È triste per il suo significato; è triste per i suoi contenuti; è triste per la maggioranza appena uscita dalle urne; è triste per Arese; è triste per tutto e per tutti. Al suo interno ci sono squalificanti illazioni sul conto di un nuovo assessore dove traspare una palese volontà di associare eventi ed episodi di criminalità organizzata, reati, processi, spaccio di droga, gestione di nightclub, lavoro in nero ad una sorta di non meglio precisata e non precisabile responsabilità del nuovo assessore. Persona forse colpevole di ricoprire oggi una posizione che qualcuno ambiva per se o per qualche suo amico. Una sorta di responsabilità oggettiva, quella che traspare da quel documento, che farebbe invidia alle idee del diritto penale del vecchio regime fascista, un’idea di responsabilità  contraria ad ogni principio civile, contrario al senso di tutta la costituzione repubblicana.

E questo come riferito è triste, anzi tristissimo. Un atto, quello del consigliere comunale, diretto a processare sommariamente una persona mettendola non al cospetto del suo giudice naturale precostituito per legge, ma innanzi ad una sorta di tribunale speciale. Si vuole così dare vita ad un processo senza regole, senza diritto, senza procedura, senza nulla se non la volontà di trascinare una persona in una situazione che trova la sua unica origine nelle finalità politiche di una lista che si è presentata come civica, ma che di civico, a distanza di pochi giorni dal voto, dimostra così di avere davvero ben poco. Esiste un clima da caccia alle streghe, da sacra inquisizione iniziato in campagna elettorale ed oggi degenerato in una guerra senza regole, dove tutto viene considerato possibile e lecito. E così, siamo arrivati al punto di dover sentire in consiglio comunale che il diritto costituzionale di far parte di un movimento politico per concorrere, come indicato dai costituenti, alla formazione di una compiuta democrazia, viene considerato come motivo di colpa, di discriminazione, di esclusione, di condanna. Nel nome di una non meglio definita legalità si ignora e calpesta ogni diritto e, per assurdo,si travolge la stessa legalità.

La parola trasparenza viene usata ed abusata per giustificare tutto: per violare ogni diritto, ogni principio, ogni tutela, per condurre violente battaglie dirette, all’occorrenza, a travolgere, infangare ed  “uccidere” moralmente  le persone, viste come nemici. Se questo è il senso della politica, se questo è il fine della politica, se questo è il progetto per i cittadini di Arese, se questi sono i problemi di tutti i giorni dei cittadini, allora davvero qualcosa non funziona in seno alla nostra società. Ho sempre difeso la legalità ed il rispetto dei diritti delle persone. L’ho fatto quando l’associazione Libera, in nome del rispetto dei principi costituzionali, chiedeva di sottoscrivere un documento che violava gli stessi principi costituzionali. Ed oggi, per coerenza, anche se potrei evitare di intervenire (in quanto non ho alcun motivo per  “difendere” un qualunque assessore nominato dal sindaco Ravelli) preferisco ancora una volta, guardarmi allo specchio ed esprimere liberamente  il mio pensiero. E lo faccio, senza alcuna finalità, se non l’onestà intellettuale in cui credo, pur sapendo che per questo sarò probabilmente oggetto di critica da parte di tutti coloro che inneggiano ai processi dei “forconi”, e che trovano in tutto ed in tutti motivi per coltivare la cultura del sospetto e delle accuse gratuite: ma non mi interessa.

Sarò fuori moda, ma da sempre mi batto per tutelare i principi di civiltà, principi che vengono prima del ruolo, dello schieramento, del nome delle stesse persone a cui quei principi vengono negati. Principi che sono alla base di una sana politica e del reale progresso della nostra società. Quello che traspare in questa vicenda  è anche il dramma di un uomo, oggi sindaco, che in campagna elettorale  assicurava di “metterci la faccia”, che inneggiava al nuovo, che stampava manifesti dove dichiarava “né compromessi, né baratti”, che attaccava i partiti politici …. e che a meno di un mese dalla sua elezione, si ritrova a dover fronteggiare al suo interno una situazione decisamente peggiore e più imbarazzante di quella dei tanto criticati partiti. Se qualcuno crede davvero  che una poltrona valga  più del rispetto dei valori e delle persone…  sindaco, è ancora in tempo: salvi la faccia: i fini non giustificano mai i mezzi, soprattutto se i mezzi sono questi. Di questo futuro, decisamente peggiore del passato,  Arese può farne sicuramente a meno.

Massimilano Seregni

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