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Seregni: “Firma Adp nasce da ultime elezioni”

13 dicembre 2012 – Sulla firma dell’Adp da parte del commissario prefettizio Anna Pavone interviene anche Massimiliano Seregni, con una critica a tutto tondo non solo dell’atto amministrativo finale ma anche della recente storia politica aresina, che a suo parere lo ha favorito. “Il commissario prefettizio – esordisce Seregni – ha firmato l’accordo di programma per l’area ex-Alfa senza alcuna preventiva comunicazione e senza neppure pubblicare preventivamente il testo oggetto di sottoscrizione. E così grazie a chi, anche in buona fede, aveva creduto nel progetto Aresefuturo e nella corsa del sindaco Ravelli, fatta al grido di non firmeremo mai quel documento, oggi si ritrova proprio con quel documento firmato, e nel peggiore dei modi: senza alcuna responsabilità politica e senza alcuna rappresentanza democratica dei cittadini aresini”.

Le cause della situazione attuale sono quindi da ricercare, secondo Seregni, nei presupposti stessi sui quali era nata Aresefuturo: “Il prematuro naufragio di un progetto politico nato alla vigilia delle elezioni, solo per vincerle, ha travolto, non solo i suoi promotori, ma anche Arese e, per ironia della sorte, proprio il suo Futuro. E le relative responsabilità ricadono oggi su un’idea e una visione della politica che si basa sull’errata considerazione che amministrare sia un gioco, una cosa semplice, che le elezioni siano una passeggiata, che vincerle sia la meta e non l’inizio, che per amministrare non servono competenze, programmi ed un gruppo reale ma solo slogan e marketing. Un peso che ricade su tutti coloro che, animati anche da buoni propositi, si sono presentati alle elezioni chiedendo il voto dei cittadini, di amici e parenti, per dare vita ad una proposta viziata alla sua origine e non in grado di resistere alla prova dei fatti per neppure due fasi lunari. Candidature che hanno, di fatto, volenti o dolenti, proprio per quella lacuna di base, sottratto ai cittadini di Arese la cosa più importante: la loro rappresentanza democratica in seno alle istituzioni in un momento così decisivo per la nostra città”.

Con un epilogo che, per l’ex candidato della Lega Nord, era scontato: “La vittoria di un progetto basato su un’idea fondata su erronee visioni delle complessità connesse alla gestione di un comune, unitamente ad un clima politico soffocante, sono state le premesse per il nuovo commissariamento del Comune di Arese. E questo perché il clima di disprezzo e di sospetto verso tutti e tutto non ha fatto altro che avvelenare prima la campagna elettorale e poi il consiglio comunale, impedendo così, per il livello di scontro, di sospetto e di critica su tutto e su tutti, ogni possibile soluzione e azione”. Un epilogo giunto prematuramente malgrado il Movimento 5 Stelle avesse dato la sua disponibilità a sostenere una maggioranza finalizzata a risolvere le principali emergenze della città: “Qualcuno, credo che sia corretto darne atto, a tempo ormai scaduto, a dimissioni ormai inevitabili, ha tentato di invocare un programma di pochi semplici punti da portare a termine con l’appoggio di una parte di opposizione, ignorando tuttavia che in un clima dove tutto era stato ferocemente contestato, anche il raggiungere un semplice punto, soprattutto se quel punto semplice non era, si era ormai trasformato in un’impresa impossibile”.

Nella sua analisi Seregni sconfina anche nella fantapolitica, provando a immaginare cosa sarebbe successo se Ravelli non avesse vinto le ultime elezioni: “Viene ovviamente da pensare che se i candidati di Aresefuturo non avessero partecipato alle elezioni, se non fossero andati casa per casa a chiedere il voto per realizzare quel farraginoso progetto, oggi forse avremmo avuto un sindaco e un consiglio comunale in grado di assumersi le responsabilità di quella firma e a cui chiedere conto. E questo indipendentemente dal nome di quell’eventuale sindaco, dal suo orientamento politico e dal suo programma elettorale. Arese oggi si sarebbe forse presentata all’appuntamento dell’Adp con un sindaco eletto e non con un commissario nominato. Quel sindaco di Arese, eletto dai cittadini, avrebbe sentito il peso della responsabilità politica di ogni sua scelta, sarebbe stato costretto a camminare per strada, a fare i conti con i suoi concittadini, con i suoi elettori, con i suoi ideali, con il suo agire. E questo, non solo oggi, ma per tutta la sua vita. Ma questa è solo teoria in quanto, come detto, il vero problema non erano probabilmente le persone, ma l’idea di fondo che quasi certamente animava la corsa elettorale di molte altre liste e gruppi”.

La conclusione si Seregni è ancora di critica nei confronti di chi ha vinto le ultime elezioni e, soprattutto, di un certo approccio alla campagna elettorale: “Di certo, indipendentemente dalle responsabilità, oggi si scrive una brutta pagina per Arese, per la democrazia di Arese. Una pagina che tutti dovrebbero seriamente analizzare nel suo profondo significato prima di candidarsi alle prossime elezioni per proporsi come timonieri della gestione del futuro del nostro comune e delle future generazioni. Questa esperienza testimonia inequivocabilmente che per amministrare e fare politica serve qualcosa in più del gridare contro tutti per cercare di portare a casa i voti. Come per ogni altra attività umana, per amministrare serve un gruppo coeso, serve passione, serve competenza e serve capacità, il tutto in un clima di dialogo e di confronto in grado di produrre qualcosa di positivo per Arese e per i suoi cittadini. Troppo spesso si vede tutto e il contrario di tutto, uniti solo per vincere. La speranza è questa: che ad Arese si sia compreso finalmente che vincere, a volte, può rappresentare la strada che conduce inesorabilmente alla più grande sconfitta per tutti”.

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