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Torresani: triste per mio marito e per Arese

01 luglio 2012 “Sono molto triste per tutto ciò che sta succedendo e vorrei che anche quello che provano le mogli di persone pubbliche potesse essere reso noto ai più”. E’ con queste parole che Elisabetta Torresani, moglie del sindaco Pietro Ravelli, introduce la lettera aperta che ci ha inviato ieri sera. E’ lo sfogo di una donna che, pur se rimanendo sempre discretamente in secondo piano, è stata vicina al marito durante tutta la campagna elettorale e che ora, alla luce di quanto sta accadendo ad Arese, manifesta tutta la sua umana delusione verso il mondo della politica.

Scrivo questa lettera a QuiArese perché, nonostante la mia incompetenza in materia politica, sono stata coinvolta nell’avventura che mio marito ha voluto intraprendere per Arese. Sottolineo per Arese perché né lui, né io, né i nostri figli abbiamo interessi per altro e lo posso dire con il cuore. Mio marito si è sempre dedicato con tutto se stesso alla professione medica prima e avrebbe fatto lo stesso ora nella funzione di Sindaco.

Probabilmente ha un’indole da missionario ma nel mondo della politica, mi sono accorta, tutto ciò non ha senso. Il potere, le bugie, le invenzioni prendono il sopravvento non lasciando spazio al buon senso, alla critica costruttiva, all’onestà intellettuale di ammettere i propri errori e le errate valutazioni. Sono realmente svuotata dall’agire di alcune persone che ho conosciuto e che credevo in buona fede quando indicavano fini onorevoli nelle loro dichiarazioni . Vi dico con tutta sincerità che ho imparato a conoscere un mondo che non appartiene alla mia famiglia. Non parlo del mondo amministrativo in cui c’è tanto da fare, ma la volontà e le capacità, sono sicura, non mancheranno. Parlo del mondo politico della nostra città. Mi dovete dare atto che io sono tra i pochi cittadini Aresini nati “in casa”, in quella realtà ancora contadina degli anni cinquanta. Sono quasi sessant’anni che vivo qui. Ho visto Arese trasformarsi da borgo a piccola città residenziale. L’ho amata per molti motivi e l’ho detestata per altri, ma rimane pur sempre la mia città natale.

E’ triste rendersi conto che alcuni personaggi stanno distruggendola con l’unico scopo di mettersi in mostra. Spero solo che osteggiando il lavoro di mio marito e di molte altre persone di buona volontà non abbiano secondi fini e lo facciano solo per una pazza voglia di polemica con critiche e giudizi fini a se stessi. Sottolineo che io capisco poco di politica ma mi chiedo cos’è la politica se non voglia di lavorare, lotta alla luce del sole per il bene comune, critiche costruttive e onestà intellettuale? Non voglio comunque giudicare chi è lontano mille lune dal mio mondo fatto di normalità dove non sono di casa il sotterfugio e le false rivelazioni scoop. Queste persone hanno una coscienza? La usino, per cortesia, per il bene di Arese.

Elisabetta Torresani

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