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La Malesia di Paolo – Episodio 10

Questa volta Paolo ci descrive la sua casa e la stupenda vista di cui si gode dal suo appartamento al quindicesimo piano. Scopriamo così che nei palazzi non esistono il quarto, il quattordicesimo e il ventiquattresimo piano! E poi ci porta al ristorante, dove si mangia per circa un euro. A meno che non si voglia esagerare e in questo caso il conto potrebbe persino arrivare ai tre euro!

Kuala Lumpur,  20 aprile 2011 – Da quando ho cominciato questa rubrica, o blog se vogliamo utilizzare un termine più moderno, ho parlato quasi esclusivamente dei miei fine settimana, e mai di quello che mi succede tra il lunedì ed il venerdì, dove vivo, cosa faccio. È giunta l’ora di ovviare a questa mancanza. Avevo accennato all’inizio che abito nel comune di Petaling Jaya, una cittadina a sud-ovest di Kuala Lumpur, a cui è unita senza soluzione di continuità, un po’ come Baranzate e Milano, per intenderci. Si tratta di una zona prevalentemente residenziale, formata in maggioranza da villette con giardino, con qualche palazzone che spunta qui e là. Come il mio palazzone, o kondo, come vengono chiamati qui i caseggiati che di solito includono anche una piscina ed altre amenità del genere. Anche il mio kondo ha una piscina all’undicesimo piano, con annessa una piccola palestra, una lavanderia automatica, un ‘soggiorno’ con televisore e tavoli, ed una zona ping-pong e biliardo.

La piscina si trova su un ampio terrazzo dal quale si gode una bella vista di Taman Jaya, il piccolo parco sotto casa, delle vicine colline alberate e del centro di Kuala Lumpur in lontananza, con la Torre di Kuala Lumpur e le Torri gemelle all’orizzonte. Insomma, non mi posso proprio lamentare. Quasi tutti gli appartamenti sono mini, come il mio al quindicesimo piano: una grossa stanza, con angolo cottura e bagno ed un finestrone ad una estremità… che è forse ciò che mi piace meno, la mancanza di un balcone… In totale ci sono ventisette piani, ma… senza il quarto, quattordicesimo o ventiquattresimo piano… Cioè si passa dal tredicesimo piano al tredicesimo A e poi direttamente al quindicesimo! La cosa mi aveva sorpreso moltissimo all’inizio, e mi aveva fatto pensare che forse 3A, 13A e 23A fossero in qualche modo piani speciali, diversi dagli altri; ma alla fine mi venne spiegato che i proprietari del palazzo sono cinesi, e che il numero quattro in cinese (shì) si pronuncia esattamente come la parola ‘morte’, e viene perciò evitato per scaramanzia!

A parte le residenze private, a Petaling Jaya però ci sono anche zone di negozi e ristoranti, e vari centri commerciali, tra cui l’Amcorp Mall, proprio sotto casa mia. I ristoranti di fatto sono i locali più ubiqui in Malesia, ce ne sono dappertutto, uno accanto all’altro, in centro e in periferia, soprattutto malesi, cinesi e indiani, e costano poco. Infatti in Malesia, come più in generale nel Sud-est asiatico, è normale mangiare fuori, e ce n’è per tutte le tasche. Mentre in Italia mangiare in un ristorante è spesso un lusso, almeno per la maggior parte degli italiani, qui è la normalità… A volte costa quasi lo stesso mangiare in casa o fuori, cosa che non accade mai in Italia, neanche se si va in pizzeria. Insomma, qui non c’è il protezionismo che esiste in Italia, ed è facile ottenere una licenza per aprire un locale, che per la forte concorrenza deve tenere i prezzi bassi. Tanto per dare un’idea, mangiare un paio di roti canai, delle specie di grosse crêpe indiane da intingere nel curry o dhal (salsa di lenticchie), con un bicchiere di limau ais, una bibita molto rinfrescante a base di acqua, zucchero e limone con ghiaccio, mi costa circa un euro! Un pasto più elaborato mi può arrivare a 3 euro con bibita inclusa…

Quanto a posti belli o interessanti da visitare in zona, ci sarebbe il piccolo Museo di Arti Asiatiche ed il parchetto botanico della mia università, che si trovano a quindici minuti di moto da casa mia, un bel tempio buddhista in stile tailandese a soli dieci minuti a piedi, ed un tratto di giungla con percorsi su alcune colline che raggiungo facilmente a piedi in meno di mezz’ora. In ogni caso ho la fermata dell’LRT (la metropolitana sopraelevata) proprio davanti a casa, che mi porta direttamente in centro: quindici minuti per il quartiere cinese e la zona coloniale, venticinque minuti per le Torri gemelle. Mentre durante la giornata sono all’università, la sera quando torno vado a correre un po’ e a fare esercizio nel parchetto sotto casa, pieno di alberi maestosi, un laghetto, percorsi con tavoli e panchine, giochi per bambini e strutture per fare esercizi, o a camminare per bukit Gasing, il tratto di giungla summenzionato; altre volte me ne vado a prendere qualcosa in un caffè mentre mi porto avanti con le mie letture accademiche. Più tardi o mi cucino una pasta in casa o, più frequentemente, me ne vado a cenare in uno dei tanti ristoranti che ho attorno, a volte con qualche collega.

La sera invece vado spesso ad un caffè internet o me ne rimango a casa a scrivere, a fare pratica di lingua con la TV malesiana o a guardarmi un DVD, a parte il martedì che ho la mia lezione di malese, ed il giovedì sera che è dedicato allo yoga e alla meditazione con Guruji, il mio simpatico e preparato maestro indiano, che mi accoglie sempre con grosse risate. Insomma, i giorni feriali qui a Kuala Lumpur non sono poi così diversi da quelli di un aresino, ma, lasciatemelo dire, la vegetazione, il cielo e la temperatura qui fanno la differenza!