Home Rubriche Aresini nel mondo

La Malesia di Paolo – Episodio 11

Un fine settimana di relax per Paolo, sulle bellissime isole Perhentian. E’ l’occasione per fare incontri con gli abitanti del posto, come Jimmy, il proprietario malese del residence, le tartarughe, gli squali, migliaia di coloratissimi pesci e un varano gigante…

Kuala Lumpur,  28 aprile 2011 – Questo fine settimana ho scoperto un piccolo paradiso al largo della costa nordorientale della Malesia. Da venerdì a domenica sono stato infatti alle Perhentian, un piccolo arcipelago di isole che si trovano nel Mar Cinese Meridionale, a mezza strada tra Kuala Terengganu e Kota Bharu, le due cittadine che avevo visitato alla fine di gennaio. Allora, però, si era ancora nella stagione delle piogge e le isole erano chiuse al turismo, mentre ora risplendono sotto il cielo azzurro e il solleone dell’equatore. L’idea era partita da Harald, il mio collega tedesco dell’università, patito di snorkelling e pesci tropicali, che si era preso qualche giorno di vacanza per tornarsene su quelle esotiche isole per passare la Pasqua con la famiglia, come fa ogni anno da quando è in Malesia, e mi aveva invitato ad unirmi a loro. Poi ne avevo parlato con Ji Sun, un’amica e collega coreana, e alla fine si era deciso di andarci assieme, anche perché sarebbe stata per lei un’ultima opportunità di viaggiare in questo Paese dato che il suo ritorno in Corea era previsto per questo martedì.

Giovedì sera si è preso l’aereo per Kota Bharu, un viaggio di circa dodici ore in autobus o treno, ma di solo cinquantacinque minuti volando. Una notte nel capoluogo del Kelantan nella stessa economicissima pensioncina cinese dove mi ero fermato l’ultima volta, e la mattina del giorno dopo abbiamo preso un taxi per il piccolo porto di Kuala Besut, un’ora e un quarto a sud di Kota Bharu, attraverso una splendida verdissima campagna di palme, risaie, campi di tabacco, eccetera. Alle due e mezza abbiamo preso il primo barcone con fuoribordo disponible per attraversare il tratto di mare che divide la costa dalle isole: mezz’ora di viaggio nel mare azzurrissimo che, seppure il vento non fosse forte, era sufficientemente mosso da sballottare su e giù la nostra barca da otto passeggeri. Le isole erano là all’orizzonte, colline ricoperte di giungla che spuntano dal mare. Verso le tre la nostra barca girava attorno alla più piccola delle due isole, Perhentian Kecil, per raggiungere l’isola più grande, Perhentian Besar, la nostra destinazione.

Che meraviglia di posto! E anche la nostra residenza, che avevamo prenotato telefonicamente, si rivelava molto accogliente, proprio come  Jimmy, il proprietario e gestore malese. Le stanze erano piccoli chalet di legno con veranda, sotto le palme ad una ventina di metri dalla spiaggia. Poco dopo mi chiama Harald e ci si ritrova nel ristorantino all’aperto dell’albergo per pianificare un po’ la breve vacanza, e si decide di andare a farsi una nuotatina in una bella spiaggia a pochi minuti da lì, cenare assieme, e poi la mattina dopo di farsi un’escursione in barca per fare un po’ di snorkelling, la prima esperienza del genere in vita mia. La mattina seguente poco dopo le dieci partiamo nel solito barcone a motore per l’escursione di quattro ore che prevede quattro ‘fermate’ in quattro diversi punti attorno all’isola: il punto delle tartarughe, quello degli squali, una piccola baia piena di coralli, e poi una spiaggia da cartolina, con acqua trasparente color turchese, sabbia bianchissima e giungla tutt’attorno, con tanto di palma che vi spunta in alto.

Al primo tuffo mi sento un po’ intimorito, ma riesco a vedere una grossa tartaruga che nuota vicino al fondo a circa dieci metri sotto di noi, ma raggiunto il punto degli squali già mi sento più a mio agio, e se non riesco a vedere i piccoli squali che si aggirano da quelle parti (totalmente innoqui, dicono), riesco a vedere tutto il resto: coralli di ogni tipo e pesci multicolori tutt’attorno, insomma, come se mi fossi tuffato in un acquario tropicale. E lo stesso alle fermate successive, un paradiso subacqueo in cui sono totalmente avvolto da pesci e pesciolini per nulla intimoriti che mi nuotano attorno… E così tra ‘alberi di Natale’, anemoni e cetrioli di mare e molti altri tipi di coralli, osservo ‘sergenti maggiori’, pesci pagliaccio, pesci pappagallo, pesci grilletto e tantissimi altri di cui nessuno sa dirmi il nome, uno più bello dell’altro. Che sensazione incredibile sentirsi parte di una meravigliosa natura che mi domando quante possibilità avrà di sopravvivere ai disastri ambientali che noi esseri umani abbiamo così stupidamente creato. Il pomeriggio invece passeggiata in mezzo alla foresta per raggiungere la spiaggia di Flora Bay a sud dell’isola, un percorso di una cinquantina di minuti durante i quali facciamo un interessante incontro con un enorme varano (anche se i varani ogni tanto si possono incontrare addirittura anche a Kuala Lumpur!). Il ritorno alla nostra spiaggia occidentale lo facciamo in motoscafo-taxi, e la sera la passiamo a chiacchierare in un ristorantino cinese sulla spiaggia accanto alla nostra residenza, a due passi dal mare oscuro, e sotto un cielo intessuto di stelle.

E così arriva domenica, giorno del ritorno. La barca a motore per Kuala Besut parte alle quattro del pomeriggio, perciò abbiamo ancora mezza giornata di nuotate e relax. Poi di nuovo in mezzo al mare fino alla costa, e da lì in furgoncino fino all’aeroporto da cui alle sette e trentacinque parte il nostro aereo. E così verso le undici di sera sono di nuovo a Petaling Jaya, un po’ bruciacchiato dal sole che mi sono preso, ma ricaricato dall’indimenticabile fine settimana.