Home Rubriche Aresini nel mondo

La Malesia di Paolo – Episodio 2

Eccoci al secondo episodio della Malesia di Paolo. In questo appuntamento il nostro “inviato speciale” ci parla delle numerose festività civili e religiose che vengono osservate in quel paese.

Kuala Lumpur, 24-2-2011 – Da quando sono arrivato qui in Malesia, è stata una festa dopo l’altra. Sí, perché data la multietnicità e la ‘multireligiosità’ dei malesiani, qui tutte le principali feste islamiche, cinesi, cristiane, induiste e buddiste sono festività nazionali. Mi piace questa cosa, mi sembra un segno di rispetto per i vari credi e anche un’occasione per conoscere meglio la cultura delle varie etnie, perché la conoscenza e l’esperienza diretta sono il miglior antidoto contro i pregiudizi, politici, religiosi o razziali che siano. Quando sono arrivato a settembre stava finendo Ramadan, il mese islamico del digiuno, quindi mi sono potuto godere la grande festa di Hari Raya, le celebrazioni di fine Ramadan. È curioso, perché gli addobbi per le strade, le lucine, le canzoncine che si sentivano nei grandi magazzini e nei centri commerciali, i petardi, eccetera, insomma l’atmosfera generale mi faceva pensare molto al nostro periodo natalizio.

Poi c’è la bella usanza delle rumah terbuka, ovvero delle ‘case aperte’: molte famiglie mussulmane preparano un’enorme buffet ed invitano i parenti e gli amici a passare, e tra questi ultimi ci sono spesso anche cinesi, indiani o occidentali. Che mangiate mi sono fatto a Hari Raya quando abitavo ancora in Brunei! Poi a novembre s’è festeggiato Deepavali, la festa delle luci induista, durante la quale vengono preparati dappertutto dei kolam, cioè dei grossi disegni fatti per terra con farina di riso colorata, un lavoro molto lungo… ne ho visto preparare uno anche all’ingresso del centro commerciale sotto casa mia. E poi, finite le feste, un getto d’acqua ed il kolam è sparito, simbolo dell’impermanenza della vita. Dopodiché è arrivata un’altra festa mussulmana, Hari Raya Qurban, la festa del sacrificio, alla quale poche settimane dopo è seguito il nostro Natale.

Mi ha fatto impressione vedere così tanti addobbi natalizi, alberi di Natale, venditori con cappello di Babbo Natale, canzoni di Natale nei centri commerciali, luci, ecc. in un paese dove i cristiani sono meno di un decimo della popolazione. Ma è evidente che il Natale oramai è festa cristiana solo in parte. Più che altro è diventata festa della globalizzazione e del consumismo, ed era curioso vedere la gente, tra cui anche turisti mediorientali, farsi fotografare davanti ai grossi alberi di Natale (di plastica) o sotto la neve artificiale del Pavillon, uno dei centri commerciali più grandi del centro. Anche Capodanno è festa, anche se i fuochi artificiali di mezzanotte non sono particolarmente degni di nota visto che cinesi, buddisti e mussulmani seguono per le feste un calendario lunare e perciò il loro Capodanno cade in giorni diversi. Io, avendo poche ferie, ho fatto in Europa solo Natale, e Capodanno l’ho festeggiato invece a casa di un’amica tedesca qui a Petaling Jaya, assieme alla mia collega portoghese Cristiana con una sua amica mozambicana, un’altra collega coreana, un’amica spagnola che prima insegnava nella mia università e al mio caro amico Andreas che era venuto apposta da Singapore dove stava organizzando una conferenza…

Il 20 gennaio invece è stata la volta di un’altra festa induista originariamente del Sud dell’India: il Thaipussam, che si celebra in onore del dio Subramaniam. Si tratta di una festa di penitenza consistente in una lunga processione di circa sette-otto ore che parte dal tempio di Sri Maha Mariamman nel centro di Kuala Lumpur e finisce alle Batu Caves, il grosso tempio induista situato in un sistema di enormi grotte a nord di Kuala Lumpur. La foto mostra uno scorcio della processione in cammino verso la lunga scalinata di 272 gradini che porta alle grotte. Visto che quel giorno non si andava all’università ed ero curioso di vedere questa festa di cui tanto avevo letto, mi sono diretto solerte alle affollatissime Batu Caves. E così ho visto i penitenti, da una parte quelli che semplicemente si erano fatti rasare a zero i capelli (donne comprese), dall’altra i processionanti veri e propri, quelli che era da notte fonda che camminavano con addosso i loro kavadi (pesi), che fossero brocche ricolme di latte tenute in equilibrio sulla testa, che poi sarebbe stato versato sulle sacre statue del tempio, o altarini di legno o altro. Ma ciò che mi ha impressionato veramente era il fatto che questi altarini erano agganciati al corpo di chi li portava con uncini infilati nella pelle, e allo stesso modo ho visto persone “trattenute” da altre che tiravano corde anch’esse agganciate alla pelle della schiena del penitente. C’erano poi addirittura penitenti che le sette ore se le erano fatte con delle specie di “spiedini” infilati nelle guance, le labbra o addirittura attraverso la lingua! E tutto ciò incredibilmente senza una goccia di sangue, il potere della fede…

E pochi giorni dopo Thaipussam, la festa più grande della Malesia dopo Hari Raya: il Capodanno Cinese! Lanternine rosse di carta dappertutto, musiche cinesi, addobbi in stile cinese nei centri commerciali, danze del leone, eccetera. Sono due giorni interi di festa, quest’anno il 3 e 4 febbraio, che però non ho vissuto tanto come altri anni dato che avevo approfittato del lungo fine settimana per visitare il lontano nord-est della Malesia, quello a predominanza malese e mussulmana, dove ci sono anche comunità cinesi ma di consistenza abbastanza ridotta. I festeggiamenti del Capodanno Cinese in realtà durano due settimane, dalla luna nuova alla luna piena, e si chiudono con la festa di Chap Goh Mei. Comunque pochi giorni prima di quest’ultima festa, e più precisamente il 15 febbraio, c’è stato un’altro giorno di festa per il compleanno del Profeta Maometto. Tornando a Chap Goh Mei, anch’io l’ho festeggiato davanti ad un’ottima cena cinese a casa di Liau e Cristina, una simpaticissima coppia cinese malesiana che avevo conosciuto l’anno scorso a Chiang Mai, nel nord della Thailandia.

Belle tutte ‘ste feste! In Italia invece mi sa che siamo un po’ stacanovisti: non solo non esistono feste pubbliche relazionate ad altre religioni, ma anche parecchie feste cristiane sono state eliminate e, a quanto ho letto, non tutti i nostri politici erano entusiasti di celebrare i 150 anni dell’Italia con una giornata di festa…Le prossime settimane saranno più ‘calme’, non sono previsti più giorni festivi fino a maggio. Il prossimo sarà il primo maggio, giorno dei lavoratori, e poi il 17 dello stesso mese sarà Wesak, la festa che celebra la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha.