Home Rubriche Aresini nel mondo

La Malesia di Paolo – Episodio 7

Fine settimana turistico per Paolo, che passa da uno dei pochi alberghi a sette stelle al mondo, l’Hotel Empire di Bandar Seri Begawan nel Brunei, a Kampong Ayer, il villaggio tradizionale di palafitte costruito nel fiume che attraversa la capitale.

Kuala Lumpur, 31 marzo 2011 – Questo fine settimana l’ho passato in uno dei posti più belli della terra… Sto parlando del Brunei Darussalam, un piccolo sultanato – una superficie di 5765 Km² per poco più di 375.000 abitanti – situato sulla costa nordoccidentale dell’isola del Borneo, la terza isola più grande del mondo, a circa 400 chilometri dall’Equatore, circondato tutto attorno dalla Malesia orientale (Sarawak), se non per un tratto di costa di 161 km che è bagnato dal Mar Cinese Meridionale. Di fatto è proprio dalle parti del Brunei che Salgari ambientò i suoi romanzi, ed il sultano del Brunei (Varanai, nel libro) viene nominato ne ‘Le tigri di Mompracem’.

Oggi a capo di questo piccolo Paese c’è l’attuale sultano, Hassanal Bolkiah, una volta considerato l’uomo più ricco del mondo, grazie alle ingenti riserve di petrolio scoperte nel 1923, che permettono ai bruneiani di mantenere un alto tenore di vita e di non pagare tasse. In questo Paese ci ho passato tre anni e mezzo, certo non sempre facili, ma nel complesso uno dei periodi più belli ed avventurosi della mia vita. Parto da Kuala Lumpur nel primo pomeriggio di venerdì e meno di due ore dopo dall’oblò dell’aereo si possono già vedere le spiagge semideserte, il verde intenso ed i fiumi del Borneo che zigzagando attraverso la giungla giungono al mare. Due ore e un quarto dopo il decollo atterriamo all’aeroporto di Bandar Seri Begawan, la piccola capitale del paese, dopo aver sorvolato il fiume Brunei ed il Palazzo del Sultano con la sua enorme cupola d’oro.

All’arrivo mi aspetta Margarita: che felicità essere di nuovo in quella terra, e che bello rivedere dopo più di un anno la mia amica colombiana (che ha preso il mio posto all’Università del Brunei come insegnante di spagnolo)! Andiamo assieme all’Empire Hotel, sul mare, uno dei pochi alberghi al mondo a sette stelle, fatto costruire dal principe Jefri, il fratello del sultano ora esiliato a Londra per appropriazione indebita e malversazione. Pare che l’Hotel Empire sia costato la bellezza di oltre un miliardo di dollari americani, ed effettivamente fa impressione, con il suo atrio centrale alto venticinque metri con enorme vetrata che guarda verso il mare e con colonne di marmo coperte da disegni islamici fatti di foglie d’oro, e una scalinata con balaustra ricoperta di oro in cui si trovano incastonate 370 gemme e con il corrimano ricoperto di madreperla e pietre semipreziose. Mentre un hotel del genere sarebbe totalmente off-limit per uno come me in Europa, qui si può tranquillamente entrare e scorrazzare dappertutto, senza problemi. L’enorme giardino davanti comprende, oltre ad alcuni bar e ristoranti, tre enormi piscine a due passi dal mare circondate da vegetazione tropicale e palme, una delle quali ha addirittura il fondale ed una spiaggia di sabbia! Ci dirigiamo al caffè e prendiamo posto accanto alla balaustra che dà verso la vetrata, per goderci un tipico ‘high tea’ con pasticcini, tè e caffè mentre ci aggiorniamo sulle nostre vite. Poi, alle sei, mi viene a prendere Adrian, il mio amico ed ex-collega australiano, per accompagnarmi a casa sua, dove sarò suo ospite. La sera la passiamo chiacchierando e mangiando pesce in un ristorante costruito su palafitte nel fiume, un posto splendido, assieme ad altri due amici ed ex-colleghi: Frank, tedesco, e Miriam, singaporiana.

Sabato vado con Adrian all’Università, che si trova vicino alla costa, per salutare i miei ex colleghi e pure un paio di ex alunne che incontro per caso, mentre il resto del pomeriggio lo passo gironzolando per il centro della capitale, poche strade circondate da verdi colline, e per Kampong Ayer, il villaggio tradizionale di palafitte costruito nel fiume Brunei, che attraversa la capitale (vedi foto). In kampung ayer circa 20.000 persone vivono ancora in case di legno disposte su pali piantati nell’acqua per alcuni chilometri lungo le rive e anche nel centro del fiume Brunei. All’interno del villaggio ci sono anche negozi, moschee, cliniche, scuole, caserma dei pompieri, ecc. Insomma, una Venezia ante litteram, dove la gente si sposta in barca o su passerelle di legno anch’esse su palafitte. Alcune delle case sono abbastanza fatiscenti, ma altre sono veramente carine, con una veranda davanti su cui la sera i componenti della famiglia e gli amici trovano posto per chiacchierare e godersi il fresco. La giornata è veramente splendida, e la gente attorno a me dolce e disponibile come me la ricordavo. La sera invece si esce di nuovo a mangiare, questa volta in un ristorante indiano con altri amici.

E arriva la domenica, giorno della partenza… L’aereo parte alle quattro del pomeriggio, ed ho perciò tutta la mattinata per farmi un lungo giro in macchina con Adrian in una delle zone del Brunei che più mi piacciono, quella che si trova a sud del fiume Brunei, che ogni tanto raggiungevo in moto quando vivevo qui per godermi la bellezza del paesaggio. Ci vuole parecchio per arrivarvi in macchina: bisogna seguire il fiume verso ovest finche non si raggiunge il primo ponte, e poi ci si deve ridirigere ad est seguendo la strada dall’altra parte del fiume, lungo la frontiera col Sarawak. Però quando finalmente si imbocca la strada che porta verso la sponda del fiume ad est della capitale fiancheggiando le colline ricoperte di giungla, ci si ritrova in un paesaggio che non deve essere cambiato molto negli ultimi cento anni: casette di legno su palafitta, palme, alberi di frutti tropicali, e poi una volta giunti al fiume, palafitte nell’acqua, piccoli moli di legno da cui la gente locale pesca, palme nipah e mangrovie ai lati del fiume solcato ogni tanto da qualche prahu. Verde, blu e bianco: il verde intenso della vegetazione sotto il sole da far quasi male agli occhi, l’azzurro del fiume e del cielo, il bianco dei grossi batuffoloni delle nuvole…Ma l’ora della partenza si avvicina! E il giorno dopo si riprende a lavorare…