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La Malesia di Paolo – Episodio 9

Tra spettacoli di danza e fine settimana a Malacca a correggere gli esami dei suoi studenti universitari, prosegue l’avventura di Paolo in Malesia.

Kuala Lumpur, 14 aprile 2011 – Lo scorso fine settimana è cominciato nel migliore dei modi. Venerdì sera sono andato a vedere con alcune amiche uno spettacolo di danza indiana presso il KLPAC (Kuala Lumpur Performing Arts Centre), ovvero il Centro d’Arti dello Spettacolo di Kuala Lumpur, un complesso di vari spazi per esposizioni e spettacoli di vario genere ricavato da un vecchio deposito ferroviario completamente ristrutturato in mezzo ad un bel parco. Si trattava di uno spettacolo di danza classica Odissi che non potevo assolutamente perdermi, se non altro perché i ballerini appartengono alla Compagnia di Ballo Sutra con sede a Kuala Lumpur, il cui direttore artistico e coreografo principale è Ramli Ibrahim, considerato uno dei più grandi danzatori Odissi del mondo. Osannato dappertutto oltre che nella stessa India, nonostante sia malese e mussulmano.

Certo questa sua passione per le arti dell’India e per le tradizioni anche religiose di questo Paese probabilmente ha fatto storcere il naso a più di un leader religioso mussulmano ortodosso della Malesia, ma la notorietà che ha raggiunto lo pone al di sopra di qualsiasi critica. Che spettacolo! Mentre la prima parte l’avevo trovata un po’ meno interessante e la terza ed ultima un po’ troppo moderna, la seconda parte mi ha letteralmente ipnotizzato, con i suoi costumi, colori, musiche, e soprattutto con i leggiadri e sensuali movimenti circolari delle ballerine, tutte malesiane, di etnia indiana e cinese. Nonostante i malesiani di origine indiana siano meno del dieci per cento dell’intera popolazione, molti aspetti della loro cultura sono onnipresenti nelle città della Malesia, e tra questi c’è la cucina, la religione e la danza (particolarmente il Bharata Natyam del sud dell’India e l’Odissi dell’est).

Sabato e domenica invece sono tornato a Malacca. Avevo parecchi esami da correggere per l’università e avevo voglia di farlo in un bel posto. Facile da raggiungere in autobus, Malacca la considero la mia ‘ancora di salvezza’ quando il desiderio di uscire dalla grande città si fa particolarmente forte. Ho preso l’autobus dalla nuova modernissima stazione delle corriere di Bandar Tasik Selatan alle due meno un quarto e alle quattro ero già alla stazione di Malacca, da cui un autobus locale mi ha portato in centro. La pensioncina dove mi fermo di solito era già piena, ma ho trovato subito una stanza in un’altra guesthouse nella stessa via nel centro del quartiere cinese, in Jalan Tukang Besar (Via dei fabbri), conosciuta anche come ‘Via dell’Armonia’ per via del fatto che a poca distanza uno dall’altro si trovino un piccolo tempio induista, un tempio cinese taoista, una moschea ed infine un tempio cinese buddista (vedi foto). A poca distanza dal quartiere cinese c’è invece la zona delle chiese, una cattolica più recente, e l’altra anglicana, la Chiesa di Cristo, costruita dagli olandesi nel 1753 accanto alla Stadhuys, il vecchio municipio olandese eretto intorno al 1650, ora museo di storia ed etnografia. Questi sono solo alcuni dei tanti monumenti storici che rendono Malacca così interessante, città dalle tante anime: malese, cinese, indiana, portoghese (della mia visita all’insediamento portoghese ho scritto qualche settimana fa), olandese ed inglese. Dopo essere stata sotto i portoghesi per 130 anni, nel 1641 Malacca fu conquistata dagli olandesi, che nel 1795 la passarono agli inglesi in cambio della cittadina di Bencoolen a Sumatra.

Lasciate le mie cose nella guesthouse, mi sono subito diretto alla zona storica attorno alla Chiesa di Cristo e la Stadhuys,dove si trovano molti altri begli edifici coloniali, e da lì sono salito sulla collinetta di San Paolo con i resti dell’antica chiesa portoghese per godermi la vista della città e del mare dello Stretto di Malacca. Dopodiché ho continuato la mia passeggiata rigeneratrice lungo il fiume Malacca (che mi fa pensare molto ad un canale di Venezia): che bello sentire di nuovo l’odore del mare, contemplare il vasto cielo azzurro, sentirmi circondato di storia… emergono in me immagini e sensazioni di tempi passati, ricordi di estati lontane, momenti di gioia, di spensieratezza, d’amore… E queste sensazioni si rinnovano dopo il tramonto, mentre passeggio tra le case-bottega del quartiere cinese, basse, che lasciano spazio al cielo nero, le lanterne rosse appese alle entrate, e poi i pavimenti di legno scricchiolanti della mia pensione, con il suo piccolo patio pieno di piante ed una fontanella nel centro dove l’acqua gorgoglia incessantemente… Silenzio, pace… ma basta spostarmi di poche strade per trovarmi in mezzo ad una folla di turisti che passeggiano e fanno acquisti nel mercatino che Jalan Hang Jebat, nel centro del quartiere cinese, ospita tutti i sabati sera. La mattina dopo mi faccio una lunga colazione in un caffè mentre continuo a correggere gli esami dei miei studenti, poi decido di andare a visitare nuovamente l’interessantissimo Museo dell’Architettura Malesiana prima di far ritorno al quartiere cinese per prendere l’autobus per la stazione. Poco dopo le tre parte la corriera per Kuala Lumpur, e per l’ora di cena sono già casa.

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