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La Malesia di Paolo – Episodio 4

Il nostro “inviato speciale” approfitta del fine settimana per fare ancora il turista e questa volta ci accompagna a visitare lo storico insediamento portoghese di Malacca e la moderna Kuala Lumpur.

Kuala Lumpur,  10 marzo 2011 – Il sabato passato altra uscita. Questa volta con una gita organizzata dalla mia collega Cristiana, l’insegnante di portoghese, per visitare l’insediamento portoghese nella cittadina storica di Malacca. L’occasione della gita, finanziata dall’Università di Malaya, era la commemorazione dei 500 anni dall’arrivo dei portoghesi in questa città. Dal 1511 al 1641 infatti Malacca fu un bastione coloniale portoghese come Goa in India o Macao in Cina, porti importanti per i traffici commerciali tra Asia e Europa. Da una parte andare a Malacca per celebrare l’inizio del colonialismo portoghese in Malesia non mi entusiasmava particolarmente (anche perché non mancarono episodi di intolleranza e di violenza verso la popolazione locale, cosa comunque che accomuna questo colonialismo a qualsiasi altro), ma tutto sommato erano passati oramai 370 anni da allora, e poi l’eredità della presenza portoghese è ancora visibile oggi, nei monumenti rimasti ma soprattutto nei discendenti di questi primi portoghesi che si mescolarono con la popolazione malese.

 

 

E mi interessava veramente andare a vedere questo insediamento alla periferia di Malacca, sullo Stretto omonimo, dove vive questo piccolo gruppo di circa mille discendenti (qui chiamati euro-asiatici), che mostra ancora un forte attaccamento alle proprie tradizioni e alla propria religione (cattolica, naturalmente). Purtroppo la lingua, una forma di portoghese con influenze malesi, sta poco a poco sparendo, anche se c’è ancora qualcuno che la parla. Il portoghese però è entrato nella lingua malese, che possiede molte parole che derivano da quest’ultimo: in malese, ad esempio, ‘tavolo’ si dice ‘meja’, ‘ruota’ si dice ‘roda’, ‘forchetta’ ‘garpu’, ecc., tutte parole di origine portoghese (rispettivamente ‘mesa’, ‘roda’ e ‘garfo’).

Siamo partiti sul pullman carico di simpatici studenti di portoghese, in maggioranza cinesi, alle 8.30 di mattina e siamo arrivati nel centro di Malacca poco dopo le 11. La giornata era splendida, e il sole dell’equatore picchiava forte… Ci si è fermati una mezz’ora per dare l’opportunità agli studenti di visitare velocemente la Porta di Santiago, ovvero ciò che resta della Famosa, la fortezza che una volta proteggeva la città, e la Chiesa di San Paolo, erette entrambe dai Portoghesi, tra i monumenti più antichi che si trovano in questo Paese. Mi ha fatto piacere rivedere il centro di questa bella cittadina, e mi sembra ieri quando, meno di un anno fa, vi ero arrivato in traghetto dall’isola di Sumatra in Indonesia attraversando lo Stretto di Malacca… Dopodiché ci siamo diretti col pullman all’insediamento portoghese, un piccolo quartiere che si trova poco più a nord, proprio sul mare dello Stretto.

Durante il pranzo a base di riso, pesce ed altre specialità luso-malesi siamo stati intrattenuti da un gruppo folk che ci ha cantato canzoni della comunità locale, ma anche canzoni provenienti dal Portogallo, ed un gruppo di ragazzi ha eseguito, assieme al branyo, la loro tipica danza tradizionale, anche varie danze portoghesi. Al lauto pranzo è seguita una visita guidata al quartiere: purtroppo le vecchie abitazioni di legno di una volta sono state sostituite da moderne casette di cemento, ma almeno una di queste vecchie case è stata ricostruita a scopo turistico, molto carina, con il suo portico frontale con veranda. Finito il giro e fatte le foto di rito siamo tornati a Kuala Lumpur, un pullman di studenti ed insegnanti addormentati… Il giorno seguente nell’insediamento portoghese si serebbe celebrato l’Intrudo, ovvero il Carnevale, ma mentre in italia ci si tira coriandoli, stelle filanti o farina, qui il clima permette il lancio di acqua, un po’ come per il Capodanno tailandese.
Ci sarebbero tante altre cose da raccontare su Malacca, sui suoi edifici olandesi ed inglesi, sul suo bellissimo e ben mantenuto quartiere cinese, ma siccome ci ritornerò presto, mi riservo di parlarne ancora in un prossimo articolo.

Lunedì sera, invece, dopo il lavoro mi sono trovato alla Stazione Centrale di KL (‘chei el’, all’inglese, che è come viene di solito chiamata Kuala Lumpur) con Myo, una mia amica birmana che è qui qualche giorno per ragioni di lavoro. Ci si era conosciuti in Brunei, dove lei seguiva un corso d’inglese, ed ora due anni dopo ci si ritrovava nella capitale della Malesia. Dalla stazione centrale abbiamo preso la metropolitana sopraelevata LRT che ci ha portato dritti dritti alle Torri gemelle Petronas, forse il simbolo più noto di questa città: i due grattacieli a forma di pannocchia, collegati a metà da una passerella, veramente maestosi nella loro grandezza. Le torri Petronas hanno 88 piani e sono alte ben 452 metri, e si vedono praticamente da qualsiasi parte uno si trovi, in città o appena fuori, simbolo di una Malesia che vuole prepotentemente uscire dalla sua condizione di paese in via di sviluppo. E così ci si è fatti un giro per i giardini di KLCC che si trovano subito dietro le torri, con i suoi fiori ed alberi tropicali, i laghetti e la modernissima moschea di Asy-Syakirin, per poi entrare nel grosso Centro commerciale Suria che si trova proprio alla base delle torri perché la mia amica potesse fare alcuni acquisti. Dopo cena ci si è salutati, contando di rivederci presto in Myanamar, un Paese che non ho ancora visitato ma che mi attira molto, nonostante i suoi ben noti problemi politici.