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L’Australia di Letizia – Episodio 11

Questa settimana Letizia ci spiega la regola aurea delle tre W, il segreto per affrontare nel migliore dei modi un’esperienza di vita in Australia. Molto interessante è anche il capitolo dedicato alle spese che gli studenti dovrebbero sostenere per frequentare l’università e che vengono però anticipate dal governo che le recupera con una detrazione dai primi stipendi.

Sydney 10 maggio 2011 – Questa settimana vi presento l’ennesimo approfondimento della cultura australiana in campo lavorativo. Come introduzione vi propongo la Regola Aurea che vige in Australia e che qualsiasi forestiero dovrebbe conoscere prima di metter piede nel paese: “La regola delle tre W”. Di cosa non bisogna assolutamente fidarsi in Australia? Del weather (tempo atmosferico), del work (lavoro) e delle woman (donne). Per quanto riguarda le prime due sono assolutamente d’accordo! La terza invece mi è stata confermata da un italiano che vive qui. Le australiane sarebbe davvero troppo semplici da conquistare! Ma ora concentriamoci sulla seconda però! Si dice che il mondo del lavoro in Australia offra molte opportunità. La mamma per la quale lavoro ora come babysitter è capo dell’ufficio delle Risorse Umane di un’importante società internazionale. Mi spiegava che anche in futuro si prevede una continua offerta di lavori in qualsiasi area in Australia. Il paese ha bisogno di persone che mettano a disposizione le loro abilità, basta che abbiano le competenze necessarie e voilà, assunto!

In cambio i lavoratori avranno stipendi molto molto allettanti! Ho l’impressione che questa ultima affermazione sia vera: in Australia si viene pagati all’ora e le paghe sono davvero alte. Chiunque abbia un lavoro professionale si  può permettere uno stile di vita più che dignitoso. Sembrerebbe la terra delle meraviglie! Ma non dimentichiamoci la regola delle w! Il lavoro che offrono in Australia non è mai qualcosa di sicuro soprattutto per qualcuno che viene dall’estero, potrebbero licenziarti da un momento all’altro a seconda di come tira il vento. Ho potuto sperimentare questo sulla mia pelle, ma ho anche un’amica che sta cercando lavoro come ingegnere. E’ laureata e ha lavorato in Cile e in America per alcuni anni, ma pur avendo fatto centinaia di colloqui non ha ancora ottenuto risultati! Il principale problema consiste nel visto. Per entrare in Australia bisogna procurarsi un visto che dichiara per quale motivo si entra nel continente: per studiare, lavorare, visitare eccetera…Ogni visto prevede delle restrizioni. Nel mio caso e in quello della mia amica il nostro Working Holiday Visa ci consente di lavorare per lo stesso datore di lavoro per sei mesi massimo, studiare per massimo tre mesi e di rimanere in Australia per un anno massimo.

La maggior parte delle aziende non accetta le persone con un visto di questo tipo perché dovrebbe essere in grado di sponsorizzare la persona in questione facendo così in modo che ottenga un visto lavorativo che le dia diritto di rimanere in Australia per un periodo indefinito. Ma quanti sono disposti a pagare soldi al governo per sponsorizzare? Secondo la mamma australiana è un procedimento abbastanza diffuso qui, ma secondo la maggior parte dei ragazzi in cerca di lavoro che ho incontrato, le cose non stanno affatto così. Per un ventenne australiano però, credo che questa sia davvero la terra delle meraviglie. Dopo l’università si ha il novanta per cento della probabilità di trovare lavoro, le scuole non sono per niente pesanti a livello di carico di lavoro e dopo la maggiore età si può utilizzare una concessione del governo che offre una somma settimanale ai ragazzi che si trasferiscono di casa, somma che consente di pagare vitto e alloggio. E anche le università sono pagate dal governo. Quando si inizia a lavorare però si deve pagare una tassa per gli studi universitari effettuati in precedenza che viene detratta dallo stipendio…Mi sembra davvero una bella soluzione questa!

E’ per gli stranieri che le difficoltà continuano a sussistere. Ho avuto una conversazione con la mia collega dell’Hotel. Lei è nepalese e vive qui con il marito. Dopo sei anni sembra avere sviluppato un odio profondo verso gli australiani. “Sono pigri, pensano solo a bere e agli sport, quando c’è da lavorare si tirano sempre indietro. Se non ci fossimo noi stranieri che sgobbiamo per loro a quest’ora sarebbero tutti poveri!”. Credo che ci sia una parte di verità nelle parole della nepalese ma riconosco anche che non potevo aspettarmi un commento differente da lei: in Nepal fin da piccoli sono abituati a massacrarsi di fatica e le condizioni di vita sono totalmente differenti da quelle di un tipico aussi di città! Per quanto mi riguarda anche dopo tutte queste critiche gli australiani rimangono simpatici! Pur avendo ereditato dagli anglosassoni una certa, esagerata attenzione per la buone maniere, il rispetto e la gentilezza, gli australiani riescono ad avere delle uscite che non hanno niente a che fare con il distacco e la riservatezza inglese.

Anche se non sono aperti come noi latini, abituati a parlare di noi stessi a descrivere le esperienze che viviamo; per un australiano è normale mettersi a parlare del più o del meno con qualsiasi sconosciuto, scherzare e stare assieme alla gente. Una buffa particolarità aussi è l’amore per  diminutivi e vezzeggiativi. Usano spesso nomignoli come Sweetheart, Sweeter, Darlin, Love. “Breakfast” per loro è “breakky”, “vegetables”? Diventa “veggie”, e persino “confortable” (comodo) diventa “Confy” (Esempio: “are you confy? = sei comodo?). Secondo la nepalese questo è un’altra importante prova della loro insanabile pigrizia: farebbero troppa fatica persino a pronunciare una parola intera!