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L’Australia di Letizia – Episodio 4

Letizia ha finalmente trovato lavoro e si è trasferita nella sua nuova casa di Bondi Beach (nella foto). Intanto, dopo che “i cittadini” le hanno raccontato qualche cosa della vita nelle farm, inizia ad affiorare qualche piccolo dubbio sul progetto di passarci qualche tempo.

Sydney, 15 marzo 2011 – Dopo ore e ore passate a entrare e uscire in qualsiasi locale di Sydney consegnando CV a destra e a manca, dopo ore passate a ripetere a pappagallo le stesse identiche parole, ecco che è saltato fuori qualcosa! Ora sto raccogliendo i frutti di tutto quello che ho seminato! E subito posso raccontarvi qualcosa di quello che ho potuto osservare e apprendere! Prima di tutto: qual’ è la differenza tra un colloquio di lavoro tra l’Italia e l’Australia? Da noi prima di tutto, anche se si tratta di una domanda di lavoro come cameriera in un bar ristorante viene chiesto il curriculum. Successivamente si parla con il datore di lavoro: dieci minuti minimo d’interrogatorio! In Australia la conversazione dura due secondi e consiste in tre domande chiare, semplici e dirette subito dopo: test pratico. Nel mio caso, dopo aver chiesto se ci fosse bisogno di lavoro in un bar mi hanno istantaneamente messo in mano una macchinetta del caffè dicendo “ecco, tieni, fai il caffè”. Molto più sbrigativi che in Italia anche se molto molto rilassati…

Ho lavorato per un ristorante italiano per due sere, così ho potuto rendermi conto della differenza tra l’Italian-style e l’Australian style. In questa pizzeria il cuoco e i camerieri sono italiani, mentre due signori nello staff sono australiani. Lei prepara i dolci, lui lava i bicchieri e risponde al telefono. Entrambi lavorano con una serenità e una calma davvero invidiabili! Soprattutto la signora! Compone i dessert con tranquillità, con spensieratezza, canticchiando e fischiettando. Anche quando il locale è affollato, mentre cuochi e camerieri si fanno in quattro, lei persiste con la sua lentezza che è davvero impressionante se confrontata con la rapidità e l’efficienza dell’Italian-style. Pensate che l’ho anche sentita rivolgersi al cameriere che scalpitava di dover servire il piatto, con le seguenti parole: “take it easy! I clienti possono aspettare!”. Un’altra peculiarità dei locali e dei bar di qui è che hanno almeno venti tipi di caffè diversi! A me sinceramente sembrano tutti uguali. Gli ingredienti sono sempre quelli: caffè e latte. Invece, non sono tutti identici! C’è il flat-white, il caffè-latte, il cappuccino, il soya-cappuccino, lo skim-cappuccino, il moka…e non continuo: sarebbe troppo noioso. Insomma per me è un tantino difficile sia imparare tutti gli innumerevoli tipi di caffè, sia riconoscerli semplicemente guardando dentro a delle tazze che più che tazzine da caffè sembrano caraffe!

Comunque, il trucco per trovare un lavoro qui è mentire spudoratamente sull’esperienze lavorative precedenti, il che se si è italiani funziona ancora meglio! Tutto sta nel fare la giusta espressione nel momento in cui ti viene chiesto se hai mai lavorato nel settore. Ecco quello che la tua faccia dovrebbe dire ” ascolta ciccio stai parlando con un’Italiana!” Anche se non sai nemmeno come si apparecchi la tavola nel modo corretto (che è il mio caso!) ti devi giocare la carta dell’I-came-from-Italy! In questa settimana ho anche imparato la differenza tra “Country Man” ovvero uomo di campagna, che qui chiamano “Bush Man” e “City Man”, uomo di città. I primi si dice che siano molto diretti e arroganti. Sono famosi per non avere filtri tra cervello e corde vocali! Dicono tutto quello che pensano! Il che non è sempre un male…Ma molte delle persone che ho incontrato sostengono che siano piuttosto chiusi nel loro mondo e che non siano interessati affatto ad aprirsi a nuove culture, che pensino solo a “how to make money”, come fare soldi. Al contrario le persone della città sarebbero molto molto aperte, costantemente sorridenti e allegre. Sempre con una birra in mano! E di solito molto disponibili ad aiutare o consigliare. Non ho ancora avuto occasione di incontrare un Bush Man ma sinceramente ho avuto l’impressione che i City Man di Sydney siano davvero così cortesi e socievoli. Ho parlato con alcuni ragazzi australiani e li ho trovati davvero stupendi! Sono loro che mi hanno spiegato bene questa differenza tra Bush e City Men. E proprio loro mi hanno anche bocciato l’esperienza in una fattoria australiana! Una delle ragioni è che i Bush Men sfrutterebbero i poveri lavoratori, giovani e ingenui, che credono di fare soldi mentre si spaccano la schiena dalla mattina alla sera senza avere in cambio nulla che possa servirgli nella vita.

Ho pensato che probabilmente questi ragazzi essendo della sponda opposta, ovvero City People, fossero in conflitto con chi vive in campagna e quindi che le loro argomentazioni fossero un tantino faziose! Ma anche altre persone, per esperienza diretta, mi hanno sconsigliato le farm: non imparerei la lingua perché i Bush Men parlano un dialetto che ha una percentuale di Inglese pari al 30% e in più maltratterebbero i lavoratori. Per quel che mi riguarda però penso che sia un po’ un terno al lotto tentare il lavoro in una farm. Potrei sempre incontrare dei lavoratori della mia età, persone interessanti o nuovi compagni di viaggio con cui avventurarmi nella terra dei canguri. Per quanto stremante e faticosa sia la vita campagnola, potrei condividerla con loro, nel bene e nel male! Per ora mi sono trasferita a Bondi: e qui l’ultima cosa alla quale le persone pensano è dover fare fatica per qualcosa! Esiste solo surf e relax…