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L’Australia di Letizia – Episodio 5

Un consiglio: se vi trovate a passare per Sydney, evitate la pizzeria di Danny a Paddington! Ce ne spiega il motivo Letizia nella quinta puntata del suo diario australiano.

Sydney, 25 marzo 2011 – Questa settimana è stata piuttosto monotona. Ho trascorso ogni singolo giorno a zonzo per le vie di Sydney. Ho camminato sotto sole e pioggia (il tempo qui a Sydney può cambiare completamente nel giro di minuti!) per i sobborghi che la attorniano e nelle strade costeggiate da locali di ogni genere. Ho distribuito curriculum dovunque. Alla fine della giornata i muscoli più dolenti erano quelli del mio viso: sempre tesi nel simulare sorrisi rassicuranti. Purtroppo Sydney non e’ la città giusta per trovare lavoro. Offrono solamente lavoretti da dieici ore la settimana. C’è molta concorrenza e soprattutto molti backpacker cercano un’occupazione temporanea, proprio come me.

Backpacker letteralmente significa zaino in spalla, sono chiamati così i ragazzi che viaggiano con grossi zaini da campeggio sulle spalle con l’intenzione di trovare lavoro per qualche mese e poi ripartire per visitare ed esplorare solitamente su bus stile-hippie che acquistano per poi rivendere. Il loro motto è “Save money” risparmia soldi. Il “groom” è il loro vino. Costa cinque dollari al litro ma vi posso giurare che non ne vale neanche mezzo! E’ una brodaglia acida e puzzolente che non serve a niente se non a far sentire un po’ brilli. Non so se la sottoscritta possa essere definita una Backpacker. L’anima è al cento per cento affine a questo stile di vita: il tour con un van hippie sarebbe davvero un sogno! Ma non riesco a capacitarmi di come si possa farlo senza superare l’insormontabile problema del lavoro! Condivido anch’io la regola aurea del Save money: l’unico mio scopo qui non è altro che viaggiare all’avventura. Ma se non si trova una fonte di guadagno, ovvero un lavoro full time e ben pagato, è impossibile riuscire a permettersi anche una vita da backpackers!

Vi illustro ora la figura del tipico pizzaiolo che si trova in una pizzeria qualunque a Sydney. Esperienza personale: ho fatto una prova di lavoro come “pizza-maker” (ovvero pizzaiola) in questa pizzeria economica a Paddington, un quartiere molto carino e suggestivo. Il proprietario è Danny ed è originario dell’Uruguay, ma vive in Australia da quindici anni. L’impiego che mi ha proposto è quello del pizza-maker. Anche se gli ho confessato che non ho nessuna idea di come si prepari una pizza, Danny ha insistito nel fatto che sarebbe molto semplice imparare. Così, ecco che mi appare davanti agli occhi Joe, un signore pacioccone e mezzo pelato con occhiali e sorrisone stampato in faccia. Il tutto consiste, dice Joe pulendosi le manone nel grembiule sudicio, nel fare tutto con allegria e serenità. Prende un po’ di pasta già pronta, la lancia dentro un macchinario e ne esce un disco rotondo. Joe prende il disco e lo spiaccica su una teglia arrugginita e unta. Con il suo sorriso sdentato raggiunge il primo ripiano disponibile sul quale, tra le altre duecento cianfrusaglie, erano accatastati piatti sporchi e pentole vuote e fa’ spazio per appoggiar la teglia. Dopo essersi strofinato per bene il nasone nel grembiule pataccato, comincia la preparazione: un po’ di pappetta a base di aglio, un po’ di sale e origano e…il primo step è fatto!

Ma ora arriva il bello: ecco che Joe immerge le sue ditone prima nella vaschetta di mozzarella, poi in quella di salame, poi in quella di funghi, poi un po’ di peperoni, melanzane e poi una bella manciata di olive! E ora il tocco finale: con le dita belle lucide e oleate Joe tuffa una mano nel prezzemolo e con l’altra agguanta la salsa barbeque. Inizia così il movimento combinato: una spruzzata di salsa di qua e una spolverata di prezzemolo di là, e…voilà! L’opera è compiuta! Joe mi guarda con fare esperto: “Questa pizza si chiama la Suprema – e poi aggiunge annuendo disinvolto – Eh lo so…è un lavoro duro, ma col tempo si impara”. Così dopo avermi trattenuto per circa un’oretta a parlare di quanto fosse sano e nutritivo il cibo che la loro pizzeria offre, mi sono congedata dal mitico Joe, e ho proseguito il mio tour ancora traumatizzata per la disgustosa esperienza.

Ho avuto dei piccoli disguidi anche nella casa in cui mi sono trasferita! Ho scoperto solo nel momento in cui sono entrata nell’appartamento che il mio letto era costituito da due materassi maleodoranti accatastati; che avrei dovuto convivere con undici persone e non con sette come credevo e che nove di loro erano francesi in vacanza! Così mi sono ritrovata in una specie di ostello dove party e feste erano all’ordine del giorno e l’unica lingua parlabile era il francese. La mattina appena sveglia mentre tutti i miei coinquilini erano nel pieno della fase REM, dovevo a fare lo slalom tra i materassi-letti buttati a terra lungo i corridoi. Così ho abbandonato questa specie di ostello francese e ho trovato una soluzione in un appartamento più piccolo, sempre a Bondi…Chissà cosa mi succederà ora!