Home Rubriche Lettere

Agli italiani non serve un novello Ulisse!

05 luglio 2012 – Riceviamo e pubblichiamo questo sfogo di un nostro lettore circa quanto sta succedendo in Italia.

La crisi ha scoperchiato la pentola della cattiva classe dirigente politico-amministrativa e ha reso ancora più evidenti gli sprechi e le magagne di cui è responsabile: avremo la volontà, il coraggio e la possibilità di rendere inattivi i disonesti, spesso collusi e omertosi, e tenerli fuori dalla responsabilità politica del Paese o di quella amministrativa di una città? Si è forse disonesti solo a rubare, o si è anche a tacere delle ruberie altrui? Chi non vuole più tapparsi occhi e naso dovrà pur trovare il coraggio, o la disperazione, di cominciare a ricercarla in se stesso la democrazia, scendendo in campo direttamente con le proprie idee e i propri bisogni, insieme alle idee e alle necessità dei tanti, tantissimi altri cittadini. Non vedere ciò che ci circonda, più che di diottrie, non è forse il sintomo di aver subito, senza rendercene conto, una lobotomia di quella parte del nostro cervello preposta alla connessione tra consapevolezza e coscienza? Sarebbe forse il momento di rafforzare un insieme di valori pubblici, coerenti con disposizioni d’animo orientate al bene comune.

Si può dire che tutto è politica. Ma prima, durante e in parallelo all’azione politica, c’è anche uno spazio aperto di riflessione, di critica e di proposte scevre dall’imprimatur di un partito. Il volontariato potrebbe riempire gran parte di questo spazio, seguito a ruota da tutto ciò che può rendere efficace e culturalmente produttivo il rapporto tra il cittadino-utente e il mondo della Scuola. Senza tralasciare l’importanza che riveste l’impegno a coinvolgere i giovani in attività sportive, teatrali, musicali, tanto per citare alcune esperienze a elevato tasso di elaborazione innovativa e creativa. Esperienze utili per irrobustire la mente e lo spirito di un giovane e che lo potrebbero aiutare a non rendersi gregario di una “casta” di arroganti che spesso attraverso anche atteggiamenti “perbenistici” ben sciorinati, cercano di nascondere la loro avidità di denaro e di potere. Nella confusione generale, si sentono poi echeggiare le grida barbariche di “salvatori” improvvisati. Urla sempre più forti e sgraziate, che invece di comunicare inducono a una forma di sordità di fronte alle drammatiche esigenze di un Paese che rischia di affondare. Non abbiamo bisogno di un nuovo Ulisse che ci fornisca cera per le nostre orecchie: anzi, dobbiamo toglierci persino il poco o tanto cerume depositato dalla nostra accondiscendenza e passività.

Giorgio Fiorini