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Ma io al CCSA preferisco Arese Basket

06 aprile 2011 – L’argomento centro sportivo e società collegate continua a fare discutere. Anche oggi riceviamo una lettera sul tema, questa volta più legata al basket. Ve la proponiamo con una nostra articolata risposta, perché i temi che solleva meritano una riflessione.

Egregio direttore,
dubito che pubblicherà questa mia email… Prima cosa sono un’elettrice del PD non allineata con il grande Scortecci o il nobile Calaminici; due, non ho intenzione di firmare questa lettera perché altrimenti mi mettereste alla gogna e poi tanto vi mandano lettere con firme finte e voi le pubblicate; tre perché userò toni e modi, anche nei confronti della sua superficialità, che non la lusingheranno. Dov’è l’informazione nel suo giornale? Pubblicare le lettere è fare un giornale? Perché non si chiede come mai abbiamo incontrato quelli di Arese Basket se il CCSA è così una bella associazione pluralistica? Il CCSA è meglio dei nuovi perché è una associazione? (omissis.. si veda nella risposta al punto 5 perché).

Vogliamo parlare del basket? Il più grande dei miei due figli non ci vuole più andare perché se sorride con gli amici gli fanno fare 20 minuti di corsa in circolo sbeffeggiandolo davanti ai compagni, il più piccolo che ha lì un suo amico e non ha la robustezza del grande che rinuncia al gioco per la propria dignità, la sera torna a casa con i lacrimoni. Le sembra normale che lo sport faccia soffrire un bambino di 11 anni? Ci hanno fatto i cartellini a nome loro senza neanche farci leggere un contratto. Almeno quelli nuovi pagano di tasca loro e se non saranno bravi basterà non pagarli, così si troveranno in condizione di andarsene senza dover aspettare il tempo che abbiamo aspettato per veder fuori questi del CCSA.
Lettera firmata

Gentile lettrice, al di là di qualunque sua legittima opinione mi spiace leggere tanto livore nei nostri confronti. Cercherò di risponderle punto per punto spiegando il punto di vista del nostro giornale.

  1. Noi pubblichiamo tutte le mail e le lettere che ci arrivano, a patto che non vi si ravvisino reati, ovviamente. Non siamo il Corriere della Sera e anche se le lettere e le opinioni non possono avere la stessa valenza informativa di un articolo giornalistico contribuiscono a sviluppare un dibattito tra cittadini che vivono nella stessa città e che ne condividono i servizi a disposizione di tutti.
  2. Il fatto che lei sia un’elettrice del PD “non allineata” con persone che lei definisce ironicamente “grandi” e “nobili” non ha dal nostro punto di vista alcuna importanza. QuiArese non si permette di sindacare le opinioni altrui. Noi non mettiamo alla gogna nessuno e spesso, come nel suo caso, ci limitiamo a indicare “lettera firmata” quando l’autore non desidera apparire pubblicamente. Di nomi falsi non ci risulta di averne pubblicati, almeno fino a prova contraria. Le lettere ci arrivano da indirizzi di posta elettronica validi e se un giorno qualcuno dovesse ravvisare un qualunque reato, magari di sostituzione di persona, saremmo in grado di fornire alle autorità competenti i dati per eventuali indagini. Se lei ha sospetti specifici può senz’altro segnalarli.
  3. Le accuse di superficialità le trovo sinceramente ingenerose. Quelli che sono i fatti accaduti ad Arese pensiamo di averli raccontati con dovizia di particolari, lasciando ai nostri lettori il compito di formarsi la propria opinione in merito. Le lettere sono A COMMENTO delle notizie che noi pubblichiamo. Per chiarezza, ecco quanto abbiamo pubblicato – lettere escluse – fino a oggi:
    1. 18 settembre 2010: CCSA, una vicenda complessa
    2. 27 settembre 2010: Braga: le dimissioni a causa del CCSA
    3. 27 ottobre 2010: Vicenda CCSA, ecco i pareri dei legali
    4. 26 febbraio 2011: Sport ad Arese: quale futuro?
    5. 4 marzo 2011: Al Comune prime squadre e agonistica non interessano
    6. 4 aprile 2011: Il PD esce da FACS e valuta azioni legali
  4. Se pensa che fino a oggi abbiamo pubblicato qualcosa di scorretto o incompleto può farcelo sapere e, nei limiti delle nostre possibilità, cercheremo di rimediare. Vuole sapere perché sono mancati fino a ora dei pareri da parte dei nuovi gestori dell’impianto sportivo? Perché alla nostra mail non hanno ritenuto di dover rispondere. Lo spazio di QuiArese è però aperto anche a loro. Potremmo fare di più? Sicuramente, ma tenga presente che al momento il nostro è lavoro tutto volontario, fatto quindi nel nostro tempo libero. Anche per questo il contributo dei lettori – tutti i lettori – è importante.
  5. Noi non ci siamo chiesti perché i genitori abbiano incontrato esponenti di società diverse dal CCSA: sappiamo benissimo perché lo hanno fatto e condividiamo la loro scelta. Quello che non capiamo, o meglio non condividiamo, è il modo di agire delle nuove società che si sono presentate sul nostro territorio. SulCCSA abbiamo anche noi un atteggiamento critico verso la loro gestione, ma questo non significa che le modalità con cui questa associazione sta venendo di fatto distrutta con manovre non proprio limpide siano da noi condivisibili. I commenti sulla famiglia “composta da due allenatori, la segretaria, cognato e sorella (…) sfruttando il suolo pubblico senza neanche pagare le bollette” che “si porta via centinaia di euro cadauno ogni mese facendo del calcio una bella aziendina di famiglia con redditi esentasse” li pubblico qui sotto forma di estratto e senza i nomi delle persone da lei citate perché se i fatti di cui parla non fossero confermati da dati oggettivi potremmo dover rispondere, io e lei, di diffamazione.
  6. La sua personale esperienza con il basket è stata sicuramente negativa e non è normale che un ragazzino di 11 anni torni a casa “con i lacrimoni”. Avendo un figlio di età simile anch’io ho vissuto – nello sport, ma anche a scuola, per esempio – esperienze negative, ma questo non mi porta a fare di tutta l’erba un fascio: quando in famiglia abbiamo dovuto fronteggiare problemi imprevisti ne abbiamo discusso con le persone interessate e quando è stato necessario abbiamo preso decisioni anche drastiche, come cambiare ambiente.
  7. I “cartellini a loro nome” sono una procedura imposta dalla federazioni e nulla hanno a che fare con i contratti degli sportivi. A noi non risulta che in passato ci siano mai stati impedimenti a cambiare società, seguendo strade che la buona educazione, il buon senso e le prassi consolidate dovrebbero indicare. Anche in questo caso, se ha degli elementi specifici che secondo lei vale la pena raccontare ce li segnali.
  8. Rispetto alla società Arese Basket, di cui lei dice “se non saranno bravi basterà non pagarli”, posso anche essere d’accordo, almeno in parte. Quello che vorrei, però, è che ci fossero le condizioni per fare sport ad Arese sulla base di una gestione trasparente di un impianto pubblico, dove nuove società operano con un’etica sportiva adeguata e non, come sta accadendo, con una privatizzazione di fatto di uno spazio di tutti dove ci sono nuovi operatori che si propongono con modi discutibili.

Per concludere, scusandomi per la prolissità, la invito a partecipare più serenamente a questo dibattito, in cui le opinioni possono essere diverse, ma il cui fine dovrebbe essere quello di contribuire a fare in modo che lo sport ad Arese – dagli impianti alle società – venga gestito meglio rispetto a oggi.

 

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