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Articolo Imu: “Il vostro titolo è fuorviante!”

09 novembre 2012 – Riceviamo e pubblichiamo questa mail relativa alle aliquote Imu e al titolo che avevamo dato all’articolo (leggi qui) dove si annunciavano quelle relative al saldo dovuto nel prossimo dicembre.

Spett.le redazione,
L’articolo pubblicato sul vostro sito sotto il titolo Diminuisce l’Imu per la prima casa è del tutto fuorviante. L’aliquota base prevista dalla legge per la prima casa è infatti stabilita al 4 per mille e il Commissario ha semplicemente ridotto l’aumento di questa aliquota, come peraltro consentito, al 4,5 per mille anziché al 4,8 per mille. Di conseguenza i cittadini di Arese, in sede di pagamento del saldo Imu prima casa per l’anno 2012, (dovuto entro il prossimo 17 Dicembre 2012) dovranno provvedere: a pagare la seconda rata computata con l’aliquota del 4,5 per mille nonché al conguaglio relativo alla prima rata per la differenza dello 0,5 per mille (4,5 per mille dovuto verso il 4 per mille versato a giugno 2012).

Ritengo che questo aumento, soprattutto in questa difficile congiuntura che ha colpito pesantemente molti cittadini di Arese, avrebbe potuto essere evitato. Il bilancio del Comune registra da anni rilevanti avanzi di amministrazione ai quali la gestione commissariale poteva attingere stante anche i limitati obblighi previsti dalle disposizioni in materia di patto di stabilità per i Comuni sotto gestione commissariale.

Cordialmente
Giuseppe Cupiccia

Premesso che nel piccolo spazio di un titolo non sempre è possibile rendere completamente i contenuti di un articolo, non crediamo comunque che in questo caso la frase potesse essere fuorviante. L’aliquota applicata alla prima casa è, infatti, effettivamente diminuita, passando dal 4,8 per mille decretato dal commissario Emilio Chiodi al 4,5 per mille fissato dal commissario Anna Pavone. E pur se le due aliquote sono entrambe superiori al 4 per mille determinato per legge (di questo avevamo parlato in un articolo di marzo dall’eloquente titolo Le mani nelle tasche degli aresini), la seconda è più bassa della prima. Al di là di questa precisazione non possiamo però che essere d’accordo con le considerazioni finali di Giuseppe Cupiccia in merito all’opportunità di fissare aliquote nettamente superiori a quelle minime.

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