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Centro sportivo: una lettera di Augurusa

14 aprile 2011 – Prosegue il dibattito sul Centro Sportivo Davide Ancilotto con un intervento istituzionale. La lettera che di seguito pubblichiamo ci è infatti stata inviata da Giuseppe Augurusa, candidato sindaco del PD alle ultime elezioni ed ex capogruppo dei democratici in consiglio comunale.

Caro Direttore,
come sai mi occupo da tempo della vicenda del centro sportivo fin da quando, alla vigilia della elezioni amministrative del 2009, avevo previsto nel programma elettorale la necessità di un partner privato che affiancasse nella gestione l’Amministrazione pubblica proprietaria degli impianti, ipotesi che avrebbe dovuto essere corredata da un coerente piano “industriale” che confermasse la sostenibilità economica dell’intervento di un privato e, per questa via, le garanzie del mantenimento dell’offerta di sport diffuso ai cittadini, questione normalmente praticata non nel paese delle meraviglie, ma consuetudine che chi amministra il bene pubblico dovrebbe sempre tenere conto quando, cosciente che un imprenditore non agisce abitualmente con intenti filantropici, deve tenere insieme gli interessi convergenti pena il fallimento dell’operazione.

Altri, quelli che oggi governano (in questo caso parola forse abusata) la città, avevano previsto di portare a termine l’iter per la costruzione di un centro natatorio già assegnato con gara e pronto per la sua realizzazione. Questo fatto passato nel dimenticatoio, su cui tornerò più avanti, è forse utile per comprendere quanto accade oggi al nostro centro sportivo. Ho già più volte manifestato la mia opinione in merito alla vicenda in oggetto, sui giornali, in Consiglio Comunale, nell’iniziativa pubblica organizzata in proposito, depositando un articolato parere legale presso il Palazzo Comunale, contestando in radice le modalità a dir poco raffazzonate utilizzate per l’assegnazione della gestione degli impianti sportivi nel settembre del 2010 (questione su cui non mi dilungo perché è disponibile molta documentazione pubblica facilmente acquisibile), di cui tutti i piccoli e grandi episodi quotidianamente denunciati dai cittadini e dagli addetti ai lavori, ne sono, a mio modesto parere, solo gli effetti di quell’unica causa.

Tuttavia l’intervista “in libertà” dell’Amministratore di In.Te.Se. che avete pubblicato nei giorni scorsi (leggi qui), mi ha stimolato ad intervenire ancora una volta riuscendo egli  nell’impresa di trasformare i molti preoccupati dubbi sulla vicenda in sgradevoli certezze. Seguendo il precorso da voi proposto nell’intervista mi pare che si possano individuare tre filoni principali: regole di gestione, redditività dell’operazione, investimenti. L’Amministratore sostiene che non servono contratti, è un rapporto tra privati, vi siano lungaggini nella “giovane” Giunta Comunale. Ma andiamo per ordine. FACS costituita nel 2005 è una fondazione di diritto privato formata da una decina di soci (osservare la composizione della compagine sociale può ulteriormente aiutare la comprensione), di cui il Comune di Arese è azionista prevalente con il 49%, la sua mission è quella di attrarre capitali privati e contestualmente evitare la gestione diretta dell’attività da parte dell’Amministrazione pubblica, come previsto da una sentenza del Consiglio di Stato, poi confermata da una successiva legge regionale. Come possa poi assegnare per quarant’anni qualcosa per cui i limiti di convenzione sono fissati al 2014 è davvero poco comprensibile. Ergo, non si può considerare un rapporto privatistico quello che è un artificio giuridico (consentito), ma è necessario applicare la norma sugli appalti pubblici cioè il bando di gara: quest’ultimo, tra le tante cose,  avrebbe escluso chi come In.Te.Se., ad esempio, non avesse avuto il curriculum richiesto operando nel settore immobiliare. Il contratto tra soggetti (sia pur privati), è un’esigenza perché stabilisce chi fa che cosa, quali sono le reciproche obbligazioni, quali sono, in caso di contenzioso, le reciproche garanzie. Non solo di tutto questo non vi è nulla, ma a distanza di otto mesi dal conferimento, ed in assenza di qualsivoglia “regolamento”, In.Te.Se. costituisce addirittura tre società di capitale a cui conferisce rami delle attività sportive, sulla base di quale norma? Forse la “giovane Giunta” (anche questa definizione appare oscura!), tra le cui fila serpeggiavano e serpeggiano tuttora i medesimi dubbi dello scrivente, sta ancora elaborando un testo presentabile ed eventualmente difendibile di fronte al TAR?

L’intervista fa poi riferimento alla redditività, ovvero al suo contrario: egli afferma, e qui sono d’accordo con lui, che il centro non è certo una gallina dalle uova d’oro, poi propone per questo un uso “intensivo” del centro quale ipotesi di ritorno economico dell’investimento, non potendo con tutta evidenza considerare il fatturato puro, quello generato dalle entrate delle attività ordinarie, sufficiente neppure a copertura dei costi di gestione, sfuggono tuttavia: quali ipotesi di ricavi, con quali costi di gestione, in quanto tempo si possa realizzare ragionevolmente un punto di pareggio, etc… . Sfugge non perché non sia probabilmente nella testa dell’imprenditore, semplicemente perché non è declinato in un piano disponibile che l’Amministrazione pubblica, dovrebbe prima o poi pretendere, possibilmente prima che sia troppo tardi.

Ma la vera notizia arriva sul fronte degli investimenti. Non credo di essere stato l’unico che di fronte alle affermazioni sulle possibili modalità di investimento dei 12 (presunti) milioni, abbia fatto un salto sulla sedia. Forse anche in Comune qualcuno si sarà domandato che novità è questa perché se non lo ha fatto, lo sapeva e se lo sapeva avrebbe avuto il dovere di dirlo, almeno in risposta alla decina di interrogazioni presentate sull’argomento. L’affermazione, o se preferite, la notizia è che  il cinquanta per cento dell’investimento sarà recuperato attraverso il Credito Sportivo, ottima idea ovviamente, tuttavia, come lo stesso Amministratore conferma, per ottenerlo è necessario una garanzia:”se il centro fosse nostro potrebbe lui stesso fungere da garanzia ma, ovviamente, essendo comunale questo non è possibile”. La garanzia è legata al tempo dice l’Amministratore, io non credo proprio: la garanzia dovrà essere necessariamente coperta da apposita fideiussione, il problema è semmai da chi. Un film già visto e spero di sbagliarmi, ma forse non tutti sanno che il centro natatorio (e torniamo all’inizio della nostra storia), non si è realizzato perché la società capofila del progetto chiedeva esplicitamente la copertura fidejussoria nei confronti dell’Istituto di Credito Sportivo a carico dell’Amministrazione Comunale, a garanzia di un investimento di 5,5 milioni. Il Consiglio Comunale dopo un anno di tentennamenti nel febbraio del 2010 all’unanimità ha respinto la concessione della stessa. La società in questione è in causa con l’Amministrazione comunale a cui richiede un risarcimento danni cospicuo, i diversi tentativi di transazione risultano ad oggi falliti. I precedenti non sono quindi incoraggianti.

Per concludere penso quindi che la vicenda vada presa dalla testa, vada cioè chiarito il piano della legittimità formale di questa operazione da cui i comportamenti conseguenti discendono. Mi rendo conto che è una strada complessa, tuttavia suggerirei di evitare di procedere secondo “senso comune”, quell’atteggiamento diffuso che spesso giustifica sempre tutto perché “qualcosa è meglio di niente”, atteggiamento foriero soprattutto, nella vita pubblica di grossi disastri. Il senso comune è un lontanissimo parente del buon senso, quello che al contrario dice che si possono percorrere soluzioni se sostenute da basi solide, altrimenti non sono soluzioni ma solo scorciatoie che, prima o poi, si pagano con gli interessi.
Grazie per lo spazio accordato e buona giornata.
Giuseppe Augurusa