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Ne uccide più la strada che la spada

20 dicembre 2011 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di un nostro lettore, duramente colpito in prima persona, sul tema della sicurezza stradale. Il lettore lancia una proposta, alla quale noi diamo da subito il nostro appoggio e la nostra collaborazione, augurandoci che prossimamente qualche istituzione possa farsi promotrice di quanto chiesto.

Sotto Natale ci sentiamo un po’ tutti più buoni, più disponibili e lasciando da parte la crisi che ci crea problemi economici, desideriamo trascorrere il maggior tempo possibile in compagnia dei nostri cari a fare loro compagnia, con grande serenità d’animo, nella speranza di un domani migliore… Ma, per avere il cuore caldo a Natale, bisogna che noi tutti ci mettiamo in testa che il nostro cuore deve essere conservato e non buttato per terra a seguito di scorretti comportamenti stradali che ci fanno andare avanti (come dicono gli Alpini) prima del tempo, lasciando i nostri parenti, amici, mariti, mogli, figli e tutti quegli altri che ci stanno intorno nel dolore e senza la possibilità di rivederli mai più. Chi scrive ha, suo malgrado, ricevuto la fatidica telefonata … ”venga all’ospedale” … dove ha trovato la sua speranza di vita, il futuro della sua famiglia, il figlio primogenito, steso su un letto all’obitorio. Paternità perduta, prospettive per l’avvenire cancellate, dolore, morte, pianto! E tutto per un banale incidente stradale nel quale qualcuno, sicuramente, non ha rispettato le minime regole del vivere civile.

La Santa Messa di Primavera commemora decine di giovani, soprattutto morti in incidenti stradali. Pur avendo da parte mia perdonato il colpevole (che non è ancora stato trovato), ovviamente vivo solo una mezza vita, non ho cioè il piacere di godere al cento per cento la gioia di quel meraviglioso dono di Dio che, frutto frutto dell’Amore di mia Madre per mio Padre, ha generato la mia vita. Tiro avanti da povero padre orfano di figlio. Il dizionario italiano non contempla il mio stato civile. Cogliendo l’opportunità datami dalla vicinanza delle Feste, prendo la libertà di consigliare a tutte le Persone di Buona Volontà che avranno la possibilità di leggere questo messaggio, se pubblicato, di ricordarsi sempre, ma sempre per davvero, che a casa c’è qualcuno che ci vuole bene e che … soprattutto … ci aspetta! Non è importante arrivare cinque minuti prima, l’importante è arrivare vivi. Il Codice della Strada va tassativamente e rigidamente osservato nella sua totalità sempre, ma non per le multe, bensì per noi stessi e soprattutto, cerchiamo di rispettare di più gli altri utenti della strada, anche se dovessero commettere qualche errore che ci facesse perdere, per esempio, un semaforo. Un particolare invito al rispetto delle regole vada ai motociclisti che più di altri, notoriamente, sono portati alla trasgressione (sono un po’ meno protetti degli automobilisti e se cadono per terra si fanno male per davvero) e ai pedoni che, anche in Arese, attraversano molto spesso con il semaforo rosso o corrono per strada, anche di notte, senza farsi sufficientemente vedere e soprattutto non contromano come dovrebbero.

Per quanto riguarda i ciclisti, mi permetto trascrivere di seguito quanto pubblicato sul notiziario della Fraternità della strada, prestigioso sodalizio che promuove l’educazione stradale, fondato circa 50 anni fa all’interno di Mondo X del quale lo scrivente ebbe l’onore di ricoprire  la carica di Presidente nella seconda metà degli anni 60: “Appello per i ciclisti: con l’avvento della primavera si assiste a un maggiore ricorso alla nobilissima due ruote. Aumentano però nel contempo i ciclisti che di nobile hanno solo la prerogativa di non inquinare: parliamo di quelli che sfrecciano anche a velocità elevate sui marciapiedi, attentando alle coronarie ed all’apparato osseo dei poveri pedoni. Oppure di coloro che ignorano furbescamente semafori e segnaletica e anche quelli che, magari lungo strade strette e trafficate, procedono appaiati in coppia o addirittura in gruppo, mandando al diavolo i conducenti costretti ad accodarsi e strombazzare per avere spazio. Cresce purtroppo anche così la conflittualità tra le varie categorie di utenti e se tutti si ricordassero dei propri doveri, oltre che dei più comodi diritti, certamente convivremmo meglio”.

Ricordiamoci tutti che la buccia di banana è sempre per terra dietro l’angolo e che affermare … ”tanto  a me non succede” … non vale mica perché sono troppe le famiglie di Arese che hanno dovuto ricredersi e piangere i loro cari, soprattutto giovani … basta andare alla citata Santa Messa di Primavera per rendersene conto. Sarebbe molto bello che in Arese si potesse organizzare un incontro che parta da QuiArese e coinvolga tutte le Associazioni della nostra città sul tema in oggetto, invitando quali relatori, per esempio, i parenti delle vittime della strada (sono riuniti  in un paio di sodalizi, credo), Ps, Polstrada, Carabinieri, Associazioni di soccorso, Protezione Civile Nazionale, Protezione Civile Ana, Vigili del Fuoco, Gdf, Cfs, autorità a tutti i livelli e  costruttori di automobili: per quanto mi riguarda, sono disponibile, ma da solo non credo che ce la farei.
Lettera firmata