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Per poter dire che “ha vinto Arese”…

01 giugno 2012 – Il neoeletto sindaco Pietro Ravelli non ha ancora insediato la sua giunta, ma i cartelloni che ha fatto affiggere in città dopo la sua vittoria con la scritta “Ha vinto Arese” hanno stimolato un nostro lettore, che gli scrive una lunga lettera. Eccola.

Congratulazioni e un sincero augurio di buon lavoro al nuovo sindaco e ai suoi uomini, ma dire “che ha vinto Arese” immediatamente dopo la vittoria delle elezioni mi sembra una prima caduta di stile, come a dire che la metà dei votanti che ha scelto l’altro candidato rappresenta un gruppo di cittadini contro la città.

Caro sindaco, “ha vinto Arese” è una speranza per i cittadini, prima di affermarlo servono però dei fatti, che possono venire solo dopo qualche tempo di governo. Inoltre dirlo a partita appena conclusa, per usare una similitudine calcistica, è un po’ come dire ai tedeschi dopo la mitica Italia-Germania 4-3 di Messico 1970, che ha vinto il calcio e il bel gioco; suona come voler ulteriormente infierire su chi ha perso di poco e mostrando comunque capacità e impegno.

Caro sindaco, chi scrive vive a Arese dal 1995 e l’ha scelta, come molti altri cittadini, per le sue qualità urbanistiche allora uniche o quasi uniche, almeno nel panorama dei paesi della prima cerchia intorno a Milano. Da allora mi sembra che gli altri paesi abbiano fatto dei notevoli passi avanti, nel senso urbanistico e di impegno nel migliorare l’ambiente cittadino, mentre Arese ne ha fatto qualcuno indietro.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” bisogna tornare a costruire, senza esagerare e nel rispetto del minimo consumo di territorio, secondo i vecchi canoni di Arese, dove la maggior parte dei condomini aveva le portinerie più basse del piano strada così che i quattro piani massimi di altezza dall’esterno sembravano tre, dove la distanza dalla strada era notevole, così passeggiando si poteva vedere il cielo, dove lo spazio fra le palazzine era tale da non avere i vicini che ti guardano in casa, dove i giardini condominiali erano ampi e alberati e contribuivano, ancorché “verde privato”, a dare ad Arese quell’aspetto di “città giardino”. Non le cito le costruzioni degli ultimi 10 anni, che immagino lei conosca meglio di me, ma è chiaro che, a parte qualche eccezione, i canoni che sopra citavo non sono stati minimamente presi in considerazione. Dall’occhio di un cittadino questo è spiegabile solo con il voler accontentare al massimo gli interessi dei costruttori, che in quanto tali hanno come obiettivo quello di avere la massima volumetria possibile da vendere. Poter dire “Ha vinto Arese” vuol dire avere il coraggio di dire no agli interessi di parte per il bene del cittadino e delle future generazioni, in questo ci mostri la sua volontà e quella dei suoi collaboratori nelle sue prime scelte.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” bisogna tornare a poter disporre di offerte sportive per i cittadini e non dover portare i propri figli nei comuni vicini a giocare a calcio o a pallavolo o a qualsiasi altra disciplina, a causa delle brillanti idee degli ultimi anni di governo. Quando sono venuto a vivere ad Arese, la città aveva una squadra di basket in serie A, successivamente il tennis del CCSA approdò alla serie A, per parlare delle imprese importanti, ma se vogliamo parlare anche dello sport “amatoriale” e senza costi, come non ricordare che ritrovarsi a giocare a basket nel campo all’aperto del CCSA era quasi un “happening” che sapeva di internazionale, visto che spesso erano presenti alcuni stranieri che ci tenevano alla partitella informale del sabato o della domenica. Adesso le divisioni politiche, e non dei cittadini, ci hanno portato ad avere una situazione di offerta sportiva precaria, tanto che alla fine di ogni anno non si sa se si inizierà la stagione successiva e il mitico campo da basket di cui parlavo è una “coltivazione” di gonfiabili sgonfi e se non fossi un cittadino “tranquillo” organizzerei una manifestazione che si riappropri di qualcosa che è stato tolto alla cittadinanza senza che nessuno ne capisca il perché.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” ci vogliono la competenza, la passione e la voglia di combattere per finalmente trovare insieme e non subire una soluzione per l’ex Alfa Romeo. Una soluzione che, pur tenendo conto delle esigenze della proprietà, anche in questo caso difenda l’interesse dei cittadini. Una soluzione che non porti solo cemento, centri commerciali, traffico o edilizia, ma tenga conto delle esigenze del territorio e dei cittadini. Anche in questo caso essere autorevole e difendere l’interesse dei propri cittadini penso che siano le cose che chiede la maggior parte della popolazione.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” serve una politica “nuova”, fatta cioè con un nuovo approccio. Mi lasci dire che dal 1992 in poi ho visto più volte – parlo a livello nazionale, ma in parte è successo anche localmente – nuove forze, nuovi slogan, nuovi proclami che sembravano dover rivoluzionare il mondo a favore dei cittadini elettori. Bene, dopo qualche anno di illusioni ci siamo svegliati vedendo che i “nuovi” avevano avuto comportamenti e iniziative molte volte peggiori dei loro predecessori. Nelle persone e nei politici ho sempre apprezzato la competenza, ora dopo anni di disillusioni preferisco un politico meno capace, ma “etico”, che usando il “buon senso” di manzoniana memoria e la sua onestà produca quei risultati per i suoi cittadini che lo consegnino alla storia, anche solo locale, e non alla magistratura.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” serve un approccio volto al coinvolgimento dei cittadini. Non faccia come i suoi predecessori, che hanno spesso scelto nelle stanze del potere e in solitudine o solo con qualche amico fidato. Per favore, sulle decisioni importanti che hanno impatto pluriennale sul territorio e/o sulla vita delle generazioni future, coinvolga la cittadinanza con un’informativa preventiva all’auditorium o in qualche piazza del paese, se il tempo lo permette. Se poi partecipano 500 cittadini su 20.000, pazienza: chi è assente ha sempre torto. Ma ci provi, ci faccia sentire che per lei i cittadini contano.

Caro sindaco, per poter dire “ha vinto Arese” serve un lavoro serio con le opposizioni. Soprattutto nei momenti di crisi è importante la collaborazione e non il puro antagonismo, come si è visto spesso negli scorsi anni, in particolare a livello nazionale, ma anche a livello locale non è stato da meno. Non sottovalutate la capacità dei cittadini di cogliere questi segnali, che portano alla cosiddetta “antipolitica”. Ritengo che un antagonismo corretto alla Don Camillo e Peppone, ma che sappia trasformarsi in un lavoro comune per le scelte più importanti per la città sarà sicuramente apprezzato da tutti i cittadini, che vogliono ancora credere nelle istituzioni, ma sono talmente delusi che vedono nell’antipolitica una forte tentazione. Le faccio un esempio che ho visto durante la campagna elettorale. Due concerti, in due piazze a venti metri una dall’altra per due schieramenti che hanno speso per organizzare gli eventi. Era un bel momento di musica, ma non si poteva farlo in giorni diversi così che i cittadini potessero partecipare ad entrambi? Ritengo che le coscienze non si indirizzano certo con il jazz o il rock, ma con i programmi e le idee. Se non si potevano fare due sere diverse per non perdere il “vantaggio” (che logica di puro interesse di parte…) di parlare per ultimi alla città, non era meglio allora avere un solo palco e due banchetti ai diversi angoli della piazza, con i due candidati che avevano cinque minuti a testa (si estraeva a sorte chi parlava per ultimo) per salutare i loro elettori e i risparmi derivanti dall’organizzazione del doppio evento devoluti a due associazioni del territorio scelte una per schieramento? Sarebbe stato un bel segnale, ma forse per questo non siamo ancora pronti: ci vuole tempo per una politica del rispetto e che guardi al concreto per il pubblico e non ai singoli interessi di parte.

Caro sindaco, chiudo perché penso di averla già annoiata abbastanza, ma in oltre venti anni di interesse per gli aspetti politici, non avevo mai scritto nulla e quindi tre pagine ogni venti anni spero possano essere accettate. Lei dirà: “Ma in 20 anni proprio a me dovevi scrivere?”. Non si preoccupi, non voglio risposte: prenda queste pagine come un augurio. Vorrei poterle scrivere fra qualche anno ringraziando perché in quello che ha fatto si vede che “ha vinto Arese”. E mi lasci chiudere con un ultimo pensiero.

Caro sindaco, lei ha l’età della saggezza, quella che permette di poter scegliere senza eccessivi condizionamenti. Lo faccia: pensi che emozione poter essere ricordato come il primo cittadino che dopo anni di bassa politica ha riportato l’interesse dei cittadini e del territorio quale priorità nelle scelte dei governanti della città e se inoltre in questo periodo di governo lei saprà anche formare una classe dirigente che al di là degli schieramenti abbia l’eticità e la competenza fra i fari guida delle proprie scelte avrà sicuramente molti cittadini che le potranno dire:  “Ha vinto Arese”. E allora, se così sarà, di fronte ai fatti, sarà una verità. Oggi può essere solo una speranza.

Un augurio sincero per il suo nuovo impegno, che non sarà facile, da parte di un cittadino che, secondo le regole della democrazia, seguirà il suo operato per giudicarla quale rappresentante di tutta Arese, e che, forse immodestamente, ritiene che siano molti i cittadini che pensano le cose che mi sono permesso di scriverle.

Roberto Peronaglio

 

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