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“Adp: mille posti di lavoro lordi o netti?”

02 gennaio 2013 – Riceviamo e pubblichiamo questa lettera sull’AdP e sulle opportunità di occupazione che si potrebbero creare sul territorio con la realizzazione delle opere in esso previste. Il lettore si domanda se i mille posti di lavoro dei quali si parla nell’AdP siano “netti”, e cioè realmente creati, oppure “lordi”, ovvero sottratti ad altre attività il cui giro d’affari potrebbe essere influenzato negativamente dal nuovo insediamento commerciale.

Caro direttore,
seguo con interesse il dibattito che alcuni lettori hanno alimentato con ben documentate riflessioni in merito alla controversa vicenda dell’AdP relativo all’area ex-Alfa Romeo e vorrei sottoporre una breve considerazione sul tema dei posti di lavoro, che si potranno creare di conseguenza. Non sono in grado di valutare se la cifra indicata nell’Accordo di Programma ufficiale (mille posti di lavoro) sia attendibile oppure troppo ottimistica, ma anche assumendo che sia del tutto corretta, mi pare doveroso ricordare che si tratta di posti di lavoro “lordi” e sicuramente non tutti aggiuntivi.

A mio parere è sicuramente plausibile affermare che il nuovo centro commerciale non produrrà vendite addizionali, ma semplicemente sottrarrà mercato ai numerosi altri centri della zona ed al piccolo commercio locale, che dovranno subire una contrazione dei loro affari e quindi una conseguente riduzione di personale. Qualche posto di lavoro in più comunque si produrrà, ma a mio avviso ben lontano dalla cifra indicata: si tratterà probabilmente di alcune decine di unità. Nel valutare i pro e i contro sarebbe corretto indicare sempre i posti di lavoro “netti” e in questo caso temo che il “business case” non si presenterebbe certo favorevole per la nostra comunità. Per quanto riguarda il dubbio sollevato da un lettore, che forse forse la maggioranza (silenziosa) sarebbe stata d’accordo al nuovo megacentro commerciale, ci sarebbe stato un mezzo molto democratico per accertarsene: invece che far decidere del nostro futuro un funzionario governativo che conosce Arese da solo quattro mesi e se ne occupa due o tre giorni alla settimana, si sarebbe potuto indire un bel referendum popolare. Una  decisione di tale importanza avrebbe senz’altro meritato questa limpida soluzione.

Carlo Brusadelli

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