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“Cose da ricordare per quando voteremo”

15 gennaio 2013 – Riceviamo e pubblichiamo questa mail, nella quale il lettore espone il suo pensiero su quelle che sono le maggiori criticità italiane.

Caro QuiArese,
vorrei esprimere alcune osservazioni e domande che penso possano essere pertinenti all’esercizio di  valutazione politica e culturale, particolarmente doveroso in questa fase pre-elettorale. Secondo il Global  Competitiveness Index 2006-2007, l’Italia appare terzultima (su 117 Paesi) per la sottomissione del nostro sistema fiscale verso il privilegio, e al 91° posto (su 134 Paesi) per l’inclinazione al favoritismo nelle decisioni di governo: i nostri rappresentati si sentiranno pungolati a migliorare la classifica del nostro Paese? L’Italia è slittata dal 33° al 72° posto nella classifica internazionale di Trasparency, rating negativo che per gli investimenti stranieri rappresenta (insieme alle sabbie mobili della burocrazia) un ostacolo persino maggiore rispetto alla presenza o meno dell’articolo 18: ci sono programmi coraggiosi per la guerra alla corruzione e combattere le mafie? Ci sono proposte chiare, e non solo fuggevoli accenni, per valorizzare il patrimonio culturale, la difesa del territorio e per il rilancio del turismo, che per il World Travel & Tourism Council rappresenta oggi solo il 3,3% del nostro Pil? I minori in condizioni di povertà sono più di due milioni, il 70% dei quali al Sud. I partiti sapranno affrontare una questione sociale di queste proporzioni con proposte adeguate e convincenti?

Sono consapevole che l’insieme di risposte alle problematiche sopra esposte deve tenere in considerazione i vincoli di bilancio, alias il patto di stabilità (che comunque alcuni eminenti economisti considerano elementi catalizzatori di un ciclo negativo disgregativo, nella fase di recessione in cui ci troviamo; ma la mia scarsa preparazioni in tale materia non mi permette di approfondire l’argomento). Non dovremmo però peccare di superficialità nella valutazione delle varie “agende” politico-amministrative che ci vengono proposte in questa fase pre-elettorale. Soprattutto nel vagliare il grado di priorità rispetto ad altre tematiche, più o meno legate alla realtà della nostra vita quotidiana, che i partiti danno ai temi sopra elencati. Tale analisi non va disgiunta da come propongono di finanziare gli investimenti contro la povertà e quelli legati all’istruzione, due ruote della stessa bicicletta che porta in sella la “crescita sostenibile” (sperando che questa locuzione non divenga un ossimoro). Diseguaglianze, esclusione dei giovani, povertà, disinteresse ai nostri beni culturali, sfruttamento della natura, accettazione supina della corruzione diffusa, l’hanno fatta da padrone da molti anni a questa parte. Sono anche colpe nostre, ma soprattutto di coloro che ci hanno governato. Costoro hanno lasciato tirato il freno della funzionalità del sistema attraverso leggi, leggine, regolamenti, commi, e naturalmente stralci ed esenzioni ad hoc. Hanno nutrito la malabestia della burocrazia (che nel nostro Paese andrebbe scritta con la “k” di Kafka) e facilitato l’incontinenza di altre due “male bestie”: l’evasione fiscale e i costi della politica, che fanno da paravento a rapporti clientelari, lobbistici, interessi privati, privilegi e abusi nella gestione della “cosa pubblica”. Forse sarebbe bene che ci ricordassimo di tutto questo, quando andremo a votare.

Giorgio Fiorini

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