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“Dobbiamo vincere pessimismo e cinismo”

28 gennaio 2015 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Giorgio Fiorini, che esorta, in generale, a uscire dal pessimismo, spesso alimentato dai media. Ripartendo dalla centralità di scuola e famiglia in chiave educativa.

Gentile QuiArese,
come proposito di inizio anno mi sono chiesto se c’è una possibilità di uscire da quella forma d’inconscio collettivo che spesso porta al pessimismo e cinismo. A parer mio c’è una chance per contrastare le due energie negative, e che propongo ai lettori del sito: ”Ascoltiamo di più la voce delle esperienze e situazioni positive, che abbondano nel nostro Paese”. In Italia, ma non solo da noi, prevale purtroppo un deficit informativo. Abbiamo una percezione sui generis dei problemi rispetto alla realtà e prestiamo poca attenzione ai dati positivi che emergono, nonostante tutto, dal corpo sociale ed economico. La ragione di questo deficit informativo, che ad esempio alimenta il pessimismo sulle possibilità di riscatto economico, nasce dal prevalente modello di conoscenza della realtà.

Lo strumento mediatico per eccellenza è l’informazione tramite la tv. Invece dovrebbe essere soprattutto quello proveniente dalla lettura di quotidiani e libri, dal vedere film e pièce teatrali di qualità. Il mezzo televisivo avrebbe grandi potenzialità educative (sfruttate agli inizi, negli anni cinquanta), ma in questo periodo non fornisce un’analisi attenta del Paese. La televisione abusa di suggestioni e offre una realtà edulcorata attraverso la maggior parte delle serie televisive di forte richiamo. Grazie a queste rappresentazioni, gran parte di noi si crogiola in un mondo fittizio che atrofizza la forza di affrontare la vita reale (sono più concreti e educativi certi racconti di fantascienza…).

Per non parlare dell’informazione dei “talk show politici”, dove persone di opinioni diverse discutono attraverso un confronto-scontro, spesso sino alla rissa finale. “Personaggi” tesi a vendere la propria verità a un pubblico ridotto in semi-catalessi dal loro chiacchiericcio verboso. Per concludere, vorrei riproporre la domanda iniziale riformulata diversamente: come potremmo invertire la nostra tendenza al pessimismo e trasformarla in un benefico ottimismo? A mio parere, al di là dei benefici di una più corretta informazione a “misura di realtà”, il nodo essenziale da risolvere è l’emancipazione di noi cittadini. Una evoluzione che può solo nascere tramite la messa in atto di una strategia di sostegno ai processi di autonomia e formazione delle nuove generazioni. In questa prospettiva la scuola e la famiglia hanno un ruolo critico e dovrebbero pertanto ricevere il massimo sostegno dalla classe politica.

Distinti saluti
Giorgio Fiorini

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