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“Enrico, l’anima nello spogliatoio”

27 gennaio 2015 – Riceviamo e pubblichiamo questo ricordo che un ex calciatore aresino fa di Enrico Ronchi, per tanti anni responsabile della manutenzione degli impianti di calcio del Ccsa, scomparso all’inizio di quest’anno.

Si dice che lo spogliatoio è l’anima della squadra. Attraverso quella porta gli individui diventano gruppo, si vestono di un colore, di un’identità. In realtà nello spogliatoio c’è molto di più. Da quelle mura traspare l’anima non solo di una squadra ma un’idea di convivenza, di appartenenza, di condivisione. Il rispetto, le regole, l’educazione partono proprio da lì. Un casa di tutti, per tutti. Compagni e avversari, Mai nemici. Chiunque sia entrato in uno spogliatoio in una fredda, piovosa mattina d’inverno, sa cosa si provi quando si apre quella porta. Uno spogliatoio accogliente è più di una formale cortesia, incarna lo spirito stesso dell’ospitalità. Lì dentro si celebrano immutati i riti che precedono l’incontro e da lì dentro si intuisce se sul palcoscenico del campo ci si avvierà a un incontro o a uno scontro.

Al Ccsa c’è sempre stata un’anima in quello spogliatoio. Si chiamava Enrico, il “Signor Enrico”. Tanti, tantissimi ragazzi, ragazzi ormai uomini, sanno di chi sto parlando. Ci ha lasciato qualche giorno fa. Era l’ultima persona che salutavo alla fine di ogni partita e dal suo sguardo, non c’era bisogno di altro, capivo se quella mattina avevamo vinto o perso la partita più importante, dentro e fuori dal campo, quella del rispetto verso gli avversari, verso l’arbitro, verso noi stessi. Lasciavo la chiave nella serratura, con la tranquillità e la serenità che il “nostro” spogliatoio fosse nelle migliori mani possibili, le mani di chi ne era l’anima. E poi, avremmo parlato di calcio…

Grazie “Signor Enrico”
Marco

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