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“Le pensioni e la sentenza della Consulta”

19 maggio 2015 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento dell’avvocato Antonio Scarabelli con alcune sue riflessioni sulla questione rivalutazione pensioni. Come fa notare lo stesso autore “non è certo un argomento di stretta attualità aresina, comunque poiché anche ad Arese vi sono pensionati in situazioni rientranti nell’ambito della sentenza della Consulta, potrebbero forse trovare lo scritto interessante”. E per questa ragione lo pubblichiamo.

Parole, parole, parole in libertà, dopo la sentenza della Consulta sulla rivalutazione delle pensioni: la applicazione integrale dei principi fissati dalla sentenza porterebbe a conseguenze immorali, se eseguita ci porterebbe a sforare i parametri imposti dalla Ue, eccetera, eccetera. Certo da questo Governo non me lo si sarei aspettato: non è stata forse sempre la sinistra la più strenua sostenitrice del valore assoluto della Costituzione (perfetta, tant’è che, vi ricordate tutti quei signori che sfilano con la Costituzione in mano, sul cuore, ‘la Costituzione non si tocca!’ e del principio che le sentenze, se possono essere criticate, ovviamente in modo rispettoso, vanno comunque, sempre e semplicemente eseguite, e basta?

Quanto poi al fatto che un decreto possa ex post modificare gli effetti di una sentenza, in passato apriti cielo solo a pensare una cosa simile: cosa ci starebbero a fare i giudici, se fosse possibile aggirare così semplicemente le loro decisioni? Si veda il caso della povera Eluana Englaro (e mi riferisco agli aspetti giuridici senza voler entrare nel tragico caso umano, che si sarebbe dovuto risolvere con un po’ di pietas senza dover ricorrere all’arida giustizia) e a quanto successo non appena il Governo aveva ipotizzato di regolare anche solo transitoriamente con un decreto l’esecuzione di quella “sentenza”: una alzata di scudi contro quello che veniva definito come un tentativo da furbi di sovvertire la decisione giudiziaria, con il Presidente della Repubblica che aveva annunciato che mai e poi mai avrebbe firmato un simile decreto. Che poi dall’esecuzione di una sentenza, e per di più della Corte Costituzionale, possano derivare effetti immorali è un concetto francamente rivoluzionario che in altre epoche avrebbe sicuramente fatto alzare grida scandalizzate e magari portato più di un Pm ad aprire un qualche fascicolo.

Che infine l’esecuzione di una sentenza della Corte Costituzionale possa essere “frenata” da questioni di cassa apre poi imprevisti orizzonti anche a noi semplici cittadini: poiché tutti, Stato compreso, siamo uguali davanti alla legge, da ora in avanti anche il semplice cittadino che, ad esempio, dovesse ricevere una cartella di pagamento (per Tasse, Imu, Iuc, Tasi, Tari, Ti Toso e simili) potrà sempre legittimamente tergiversare a pagare sostenendo, ad esempio, che l’imprevisto esborso verrebbe a creare un “buco” nel suo budget familiare o far andare in rosso il suo conto. Quello di cui ci si dimentica è che nel caso non si tratta di fare l’elemosina o un favore ai pensionati, ma semplicemente restituire quello che a loro è stato tolto con una legge che è risultata essere contraria alla Costituzione. Il che non ha scusanti di sorta, rappresentando la Costituzione il più alto valore della legittimità repubblicana, la base su cui è fondato il nostro Stato e il nostro Ordinamento civile.

Infine, la morale che se ne ricava in seconda battuta è che per la politica è facile riempirsi la bocca con la Costituzione finché la devono rispettare gli altri, un po’ meno quando a rispettarla e darvi esecuzione devono essere Loro.

Antonio Scarabelli

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