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“Non abbocchiamo ai disturbatori online!”

20 gennaio 2014 – Riceviamo e pubblichiamo questa mail di Giorgio Fiorini, che entra nel merito dei contenuti postati sulla nostra pagina Facebook. Per dovere di informazione diciamo che la nostra moderazione è quasi del tutto assente, e che gli interventi dei quali abbiamo recentemente parlato riguardavano contenuti che avrebbero potuto essere giudicati offensivi dai destinatari. In sostanza ben venga il dibattito, anche acceso, purché questo rimanga all’interno delle basilari regole di convivenza.

Gentile QuiArese,
i post sui vari blog rappresentano per molti il bisogno atavico di distruggere. Per altri, incarnano il bisogno innato di autoaffermazione. Slogan, strafalcioni, attacchi agli avversari, ricette per uscire dalla crisi: ci si trova di tutto su un blog. È il terreno preferito dai “disturbatori online”, che nel cyberspazio vengono chiamati “troll”. Costoro diffondono messaggi sgarbati, o lacerano la sensibilità altrui con contenuti offensivi al solo scopo di inquinare la comunicazione su Internet. Una delle interpretazioni della parola “troll”, sembra derivare dal verbo inglese “to troll” nell’accezione del “muovere un’esca per far abboccare il pesce”… Anche se non è certa questa derivazione, personalmente la trovo pertinente. Lo scopo di questi “pescatori” online è, infatti, provocare una reazione forte nella comunità dove svolgono la loro azione di disturbo, per far “abboccare” alle proprie tesi il maggior numero possibile di frequentatori di un sito, distogliendo l’attenzione di questi ultimi dalla radice dei problemi.

Per costoro tutto è da contestare, con analisi distruttive che si appagano di se stesse, spesso con una finta apertura alla discussione e al confronto. Da qui il comandamento numero uno di Internet: mai assecondare un troll (in linguaggio internauta e in milanese moderno, “never feed the troll”). In altre parole: non rispondere alle loro elucubrazioni e lasciarli nel loro brodo polemico; alla fine si esauriranno “auto polemizzandosi”. Mi sembra di aver notato che la direzione di QuiArese si renda conto di questa problematica, che potrebbe inquinare il blog del periodico. Giusta è, per esempio, la vostra reazione e minaccia di chiudere il blog se in alcune sezioni si dovesse andare di questo passo e con i toni di certi post. La qualità di certi scambi comunicativi (si fa per dire) spappola i filtri intermedi di un’etica della comunicazione necessaria nella società civile. Prego notare l’aggettivo: civile. Questi “stalker” del web, non si soffermano con giudizi ponderati a considerare i faticosi processi di ristrutturazione e crescita delle nuove rappresentanze (siano esse quelle dei partiti, di “Comitati civici”, di “Liste civiche” o anche di “Associazioni culturali”) che stanno fronteggiando, con passione e successo, i pregiudizi ideologici e la moltiplicazione egoistica di interessi più o meno legittimi. In questi tempi d’idolatria dell’io, è bene ricordare che soltanto insieme e collaborando, pur nelle diversità di opinioni ma condividendo gli stessi obiettivi di fare il bene dei cittadini, si ottengono certi risultati.

Non siamo condannati alla sciatteria dei “blog-addict” del web: dobbiamo contrastarla con l’integrità dei nostri comportamenti e onestà intellettuale. Un concetto che non è una parolaccia, anche se per qualcuno potrebbe sembrare. Al limite, non prestandoci al gioco del post e contro post, che ammetto essere una tentazione difficile da frenare (il sottoscritto ne sa qualcosa). Devo confessare che questa voglia di lacerare il tessuto connettivo della nostra comunità, attraverso attacchi tramite post, come se s’impegnassero in una battaglia di Risiko per la conquista o riconquista di un potere, soprattutto politico, non mi convince e non mi piace. Non mi convince perché il cecchinaggio continuato che noto spesso sul blog in questo periodo, conduce in primo luogo alla vittoria della retorica in una rappresentazione dove si è in attesa di un Godot, che risolverà tutti i problemi passati e presenti di Arese. E non mi piace perché porta anche ad aumentare a dismisura la solitudine e la tendenza all’antipolitica dei cittadini.

Distinti saluti
Giorgio Fiorini

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