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“Non sono su FB, ma vorrei rispondere a chi…”

30 aprile 2014 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Roberto Mori, lettore che ci aveva già scritto a fine marzo (leggi qui) e che non frequentando Facebook chiede ospitalità per rispondere ad alcuni commenti postati sul social network in risposta alla sua lettera.

Gentile QuiArese,
non frequento Facebook e quindi non ho potuto rispondere on line ai commenti alla mia lettera pubblicata sul n. 158 del 27 Marzo 2014. Rispondo con questa lettera, non soltanto per educazione: non vorrei infatti che si pensasse a mancanza di argomenti, anche se in realtà di questi non ci sarebbe bisogno, visto che i commenti si sono concentrati più sull’autore della lettera che sui contenuti. Vado a memoria e rispondo a quei commenti che mi hanno maggiormente colpito, non tanto però quanto il fatto che nessuno di essi abbia riguardato il tema della mia lettera, cioè l’incoerenza degli striscioni lapalissiani che tappezzano parte di Arese.

Le mie risposte (mi scuso per non essere sicuro di ricordare i nomi precisi della persone):
– Signora che deduce che io non sia di Arese: preciso che sono Aresino dal 1996.
– Signora che mi invita a visionare nuovi cartelli: confermo di averlo fatto ma temo di non avere notato considerazioni più pertinenti.
– Signore che mi indirizza una filippica chiedendomi se direi le stesse cose se avessi figli o nipoti: ho una figlia e due nipoti che vivono ad Arese e che sono convinto possano trarre benefici di qualità di vita dalla realizzazione del nuovo progetto di viabilità.

Siamo quindi al punto. Se la campagna culminata nell’esposizione di striscioni ovvii (chi non ama la città in cui ha scelto di vivere? chi vorrebbe più traffico e inquinamento? chi vorrebbe una superstrada all’uscita da casa? chi porrebbe gli interessi dei propri bambini in secondo piano?) ha impiegato risorse e mezzi non trascurabili per comunicare tali ovvietà, significa che l’Amministrazione agisce a dispetto di tali elementari principi?Suvvia, ma di cosa parliamo? Chiunque guidi o guardi una mappa di Arese si rende conto che la attuale strada provinciale si avvicina sì a una superstrada (strada a scorrimento veloce a più corsie, secondo il vocabolario della lingua italiana), mentre non c’è bisogno di essere tecnici per comprendere che quella prevista dal nuovo progetto non ha invece proprio niente della superstrada.

Se qualcuno fosse comunque restio di fronte a tale evidenza tecnica, è ragionevole pensare che i membri della Giunta, giovani e non compromessi con la vecchia politica, che hanno fatto della trasparenza amministrativa la bussola della loro azione, che nei fatti hanno dimostrato di amare Arese e i suoi bambini e cittadini ben prima di essere chiamati a amministrare la città, che hanno bambini e figli adolescenti, porterebbero tutti avanti un progetto così come viene denigrato? E perché? Ma di cosa parliamo? Per quanto mi riguarda conosco queste persone e la loro onestà intellettuale, e ho piena fiducia che antepongano i diritti alla sicurezza e alla qualità della vita della cittadinanza (e dei loro figli) a ogni altra considerazione. Non pare che finora sia stata portata alcuna evidenza contraria.

Non si può poi non rilevare che chi è portatore di tanta incoerenza e contraddittorietà, va invece a cercarla nelle posizioni dell’Amministrazione incorrendo anche in grossolane interpretazioni come nel caso del punto del volantino elettorale che viene letto per il contrario di quello che recita… Infine, in una situazione in cui sarebbe auspicabile un dialogo aperto e onesto basato sui fatti, si arriva a degradare il confronto con toni e mezzi che ricordano una campagna elettorale di infimo profilo. Fino al punto che alcuni cittadini, evidentemente più uguali degli altri, si arrogano il diritto di dettare “condizioni non negoziabili”.

Non potendo visionare i commenti che arriveranno, me ne scuso e confermo invece la mia disponibilità a un confronto, magari guardandoci negli occhi, con chi voglia privilegiare analisi basate sui fatti, tutti i fatti.

Cordiali saluti
Roberto Mori

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