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“Ogni riferimento a QuiArese è casuale”…

27 ottobre 2014 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Giorgio Fiorini. Dove ogni riferimento a QuiArese “è puramente casuale”…

L’alto tenore polemico e l’aggressività, come tendenza a sminuire e offendere chi la pensa in maniera diversa da noi, fanno mostra di sé nelle interazioni online di molti social media. Nel mezzo di pertinenti confronti sui temi affrontati in un dibattito, assistiamo all’infiltrazione di modi, linguaggi e litanie polemiche, che spesso sono compulsioni che nascono dalla necessità di crearsi un’identità messa a repentaglio dalla realtà quotidiana. Gli autori di alcuni post ricercano il rafforzamento della propria identità sociale sia attraverso il meccanismo dei like, sia mediante quello indotto dal consenso del proprio gruppo di riferimento. Si formano così due principali fazioni: una che manda avanti le proprie “truppe cammellate”, come sono spesso definite dagli avversari, l’altra che contrattacca con quelle “dromedarizzate” (chi poi dei gruppi possa beneficiare del sostegno più efficace da parte dei due tipi di animali, se da quelli con doppia o da quelli con singola gobba, è materia che può affrontare solo un etologo…).

Ecco nascere un terreno fecondo per i “polemic addict blogger”. Una categoria composta di “polemicorroidi” affetti da “polemite”. Quest’ultima è una sindrome prodotta da quella lobotomia dalla vita vissuta causata da vari motivi: sindromi dell’età avanzata, frustrazioni per la propria professionalità in disarmo, delusioni d’amore… Il blog è per questi un ambiente competitivo; uno “pseudo-luogo”, dove le persone devono combattere per avere l’attenzione degli altri. Erroneamente pensano che alzare la voce, distruggere gli avversari polemizzando su tutto, avere opinioni molto nette lontane da ogni forma di dubbio, sia un modo per avere più consenso e visibilità. Se sul forum nel gruppo di follower di Twitter, o in quello di “amici” di Facebook, e in genere su un blog di un sito, dovesse passare l’idea di ignorare il “polemic addict blogger”, attraverso un processo virtuoso d’indifferenza, si scremerebbe il dibattito, aprendolo a forme più funzionali per l’analisi dei contenuti. Nel caso della discussione politica, ad esempio, potrebbe innestare un’opposizione ai gestori del potere, utile e democraticamente opportuna, più efficace.Parafrasando una massima del web, il mio suggerimento è quindi: “Don’t feed the polemic addict blogger”.

Giorgio Fiorini
P.S. Ogni riferimento ai post del blog di QuiArese è puramente casuale.

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