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“Questa è l’Arese che vorrei”

12 febbraio 2012 – Riceviamo e pubblichiamo questa lunga lettera aperta che un nostro concittadino scrive ai rappresentanti delle istituzioni e alle forze politiche cittadine.

Alla cortese attenzione di:
Gentile sig. Commissario dott.ssa Anna Pavone
Partito democratico
Movimento 5 stelle
Popolo della libertà
Lega Nord
Unione di centro
Tutti gli altri partiti o movimenti (che per mia ignoranza, non conosco).

Oggetto: proposta post elettorale progetto GFP.

Gentile signore, egregi signori,
buongiorno.
Arese, 40 anni fa era una gradevole cittadina modello, ben infrastrutturata, anche dal punto di vista scolastico e sportivo; molto verde e ben curato. Gradevole e contenuta volumetria. Buoni servizi medici integrativi, del tutto inesistenti in moltissime realtà finitime. Etc.

Alquanto vocata, è vero, al trasporto individuale, ma egualmente gradita in quanto, abitata da molti stranieri che riconoscevano un territorio ed un contesto simile al proprio di origine. Se non migliore. Non era il paese del Mulino bianco, ma si stava abbastanza bene lo stesso. Esistono sempre dei dna mitocondriali di infelicità, ma erano allora una esigua e sparuta minoranza. Oggi fotografando la realtà, esaminando l’evoluzione dei servizi offerti dallo stato e dalle regioni, mi sembra che si possa proporre un disegno aggiornato dell’assetto socioinfrastrutturale. “I have a dream” e talvolta i sogni, si possono realizzare. Ecco perché ne parlo. Sogno un ipotetico ritorno NON ad una presunta età dell’oro, ma e bensì a qualche cosa di moderno e funzionale proiettato verso un futuro di qualità per i cittadini specie per le nuove generazioni. Per brevità, pur ben conoscendo molte altre aree di interesse in cui necessitano investigazioni accurate, qui mi concentro solo su alcuni punti. Rimando argomenti e commenti sulle case di riposo, funzione lodevole e di indubbio valore sociale, per le quali auspico un riesame della struttura organizzavo operativa: Attualmente, per me  potenziale candidato, sviluppa, “rebus sic stanti bus”, uno spiccato senso della sindrome di “Papillon”. Chiedo scusa per “l’emozione”, ma per me è così. Omissis per ora per le case popolari, eterno centro di potere e forse di presunto voto di scambio, che vorrei riservate solo ai vecchi senza tetto e senza pensione, ai poveri senza lavoro, ai disabili, alle lavoratrici madri, a vedove con figli minori e senza lavoro, pro tempore ad altri indigenti, etc. Per gli altri, specie per i giovani, vorrei piuttosto che si ragionasse in termini di speranza, di lavoro stabile (non obbligatoriamente fisso), di orgoglio, di mutui EROGATI senza se  e senza ma, ragionevoli e sostenibili a 50 o 100 anni, con tassi negoziati dall’Amministrazione locale, come in altri stati Europei, con facoltà e  libertà dei singoli individui, di scegliere dove abitare per desiderio e per soddisfazione propri, senza dover dire grazie a nessuno. A nessuno!

Tornando in argomento, gli elementi che propongo alla vostra cortese attenzione sono:
• Le scuole: soprattutto asili nido, scuole materne, elementari, (medie ??). Ovvero l’infanzia più debole. Il concetto è mutuabile per le scuole superiori, ma necessità di un approccio specialistico ed appropriato.
• Il Poliambulatorio: che potrebbe, alla luce delle variazioni legislative e di responsabilità operative, essere sottodimensionato per le future esigenze. La riorganizzazione locale del welfare e dell’assistenza relativi.
• Il centro di educazione fisica e sportiva.

Le scuole:
Sempre nei sogni, mi piacerebbe pensare ad un plesso modulare e rimodulabile, moderno e ben strutturato, senza problemi per l’utenza per il reperimento del posto, collegato in modo intelligente e non invasivo, con il web. Protetto da vandalismi ed illegalità. Con idonea e responsabile qualità didattica. A costi, se non gratuiti, non siamo il paese del bengodi, almeno ragionevoli e legati proporzionalmente al censo. Adattato quindi, anche in termini di elasticità d’orario,  alle esigenze delle donne lavoratrici e delle fasce più deboli. Collegato agevolmente e senza necessità di trasporti, alle infrastrutture sportive per consentire in sicurezza, attività pomeridiane che oggi vengono effettuate egualmente con spostamenti e tempo, a carico delle famiglie.

Il Poliambulatorio:
Di seconda generazione, in vicinanza delle scuole per consentire eventuali interventi di emergenza e di primo soccorso, con rapidità. Strutturato per le esigenze di soluzioni intermedie sul territorio, quindi più rapide ed efficaci, tra medico di base ed ospedale. Esame delle convenienze ad istituire delle infermiere/badanti/assistenti sociali di quartiere, applicate a seconda della bisogna. Facilitate nel loro compito da idonee applicazioni web (webcams ed altro). Per tutti un servizio di qualità. Gratuitamente per i meno abbienti e in proporzione al censo, per gli altri. Dotato anche di macchinari essenziali di primo e pronto soccorso, come il defribillatore ed altre basilari attrezzature di emergenza. Potrebbe diventare, alla luce delle nuove norme regionali e ben inteso a certe condizioni di costo/servizio, anche il centro H24. Potrebbe infrastrutturarsi in modo virtuoso e vantaggioso, con la sanità nazionale/regionale.

Il Centro di Educazione Fisica e Sportiva (per brevità EFS):
Verificata l’inestricabilità del nodo gordiano, rappresentato dal vecchio centro, passiamo oltre e parliamo di soluzioni. Mi pare opportuno suggerire alcuni principi generali, evolutivi del buon senso sociale. Va insegnata e curata l’attività fisica di base in modo più mirato e determinato (contrasto all’obesità nei giovani). L’attività deve essere insegnata e svolta, suscitando il piacere squisitamente personale del risultato, appagante nonostante i propri limiti fisico atletici (dovrebbe essere sempre così, ma sovente si privilegia il mero, sfrenato agonismo, considerando quelli non eccellenti o meno idonei, come degli incapaci). “Mens sana in corpore sano” è una vecchia citazione che non scade mai. Nello sport, prima di parlare dell’attività fisica di livello superiore o di competizione, propongo che si chieda a tutti i partecipanti, espressamente e senza riserve, una dichiarazione di lealtà (sanzionabile a contrariis), senza scorrettezze e sotterfugi, rifiutando gherminelle, magari infamanti. Senza doping o “aiutini” vari. Profondendo invece il massimo impegno psicofisico per la vittoria, ma sempre, molto importante, con il rispetto dell’avversario e sapendo accettare con dignità e decoro, la sconfitta. La sconfitta, che non è elemento frustrante, debilitante ed annichilente, ma solo e bensì, il mero risultato di una gara in cui, altri hanno fatto meglio o hanno avuto più fortuna. In attesa di una nuova opportunità di competizione e  di rivincita che la vita concede sempre. Quindi istruttori/insegnanti che parlino questo linguaggio e non altri. Avremo qualche disonesto e qualche corrotto in meno nella vita. E qualche sportivo in più. Nel centro si deve espletare una qualificata e professionale, possibilmente d’avanguardia, attività di recupero e riabilitazione, sia per gli atleti, sia per altri che ne abbiano necessità. Un’eccellenza anche per il bacino di utenza. Attività sistemiche di recupero e di competizione per disabilità fisiche. Tecniche di insegnamento, apprendimento, allenamento dei singoli sport qualificate e di livello superiore per verificare se possano esserci tra i nostri giovani delle eccellenze, magari da olimpiadi. Agonismo necessario a competere e a prevalere, ma non esasperato e a qualsiasi costo. Per un miglior utilizzo infrastrutturale, per una comodità e convenienza di uso, riduzione dei costi mediante la condivisione delle stesse infrastrutture, tra le funzioni didattiche e quelle ludiche.

Un inciso.
Mi sia permessa una digressione tra scuola pubblica e privata. Un postulato ben noto: Il diritto allo studio è garantito, come del resto la libera iniziativa, dalla Costituzione. Nella riaffermazione generale dei valori e dei principi della scuola pubblica, aperta, multietnica e multiconfessionale, ma non ideologizzante e indottrinante, si abbia coesistenza concorrenziale, ma pacifica, tra strutture pubbliche e private, opportunamente dimensionate e specializzate. Sono tutti posti di lavoro spesso per famiglie monoreddito. Non infrequentemente sono giovani che “costano poco”! E i precari non sono una prerogativa delle scuole pubbliche: nelle private, non infrequentemente, non arriva la conferma per il prossimo anno scolastico… E anche lì il mutuo da pagare può incombere. Inutile discutere delle ragioni della proliferazione di scuole private, fa parte di un altro capitolo, ma esse possono essere contenute e limitate non solo negli svariati modi ben noti all’iconografia classica del settore, ma ancor più, migliorando, a prescindere dalle leggi e dai regolamenti (cogenti anche troppo, ma assai smagliati), la qualità dell’offerta didattica. Un buon numero di insegnati si applica con ammirevole dedizione e questo è fuor di dubbio. Ma questo non basta e non basterà ancor più in futuro. Per i nostri giovani, occorre un’offerta migliore e strategicamente meglio diretta al fine di creare opportunità di lavoro, “difendibili” e non a carico del contribuente. Ove “difendibili” significa principalmente protette dalle proprie conoscenze e dalle proprie capacità. Con i corsi di aggiornamento? Non sono la panacea. Nell’era del web, vi deve essere e vi è, spazio e modo per il singolo di buona volontà, appassionato per il proprio compito, per superare gli ostacoli e limitare le carenze delle leggi e dei regolamenti. Sarebbe apprezzabile e vantaggioso, uno scambio culturale tra i diversi livelli di scuole: dalla scuola materna all’università. A me piace sempre ricordare che “via Panisperna”, possa nascere… dalle elementari! Occorrono i cervelli, ma la maietutica (ovviamente non nel senso etimologico), applicata dagli insegnati è il catalizzatore vincente.

Riprendendo il discorso dello sport e della educazione fisica.
E’ senz’altro utile, mantenere e conservare le qualificate professionalità esistenti, stabilendo e sviluppando, progettualmente, affiancamenti tra seniores e juniores, per una formazione di qualità per il futuro.

P.Q.R.
Gli intenti generali restano:
• ridurre al minimo l’impatto della cementificazione, magari recuperando in questo modo aree dismesse destinate a megacementificazioni, poco comprensibili e scarsamente accettabili, dal territorio. Ad esempio, nel rispetto dei diritti detenuti dai proprietari, chiedere una riduzione parziale da dedicare a superfici ecologiche e verdi (senza liti ulteriori, ma con buon senso e moral suasion), dell’ex ALFA ROMEO, negoziando intelligentemente i reciproci vantaggi.
• Mantenere la qualità e la quantità dei servizi e delle infrastrutture per meglio sopportare le ultime cementificazioni realizzate e/o da realizzare a breve,
• difesa del verde, patrimonio comune,
• integrazione/razionalizzazione, accorpandoli, di alcuni servizi basilari del territorio,
• evoluzione dei servizi applicativi per alcune funzioni di welfare,
• ecologia sostenibile con impiego di tecnologie avanzate e con energie rinnovabili,
• autonomia energetica con soluzioni compatibili tra loro,
• sistema di recupero e riciclaggio acque grigie e piovane,
• sistemi avanzati di raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti,
• parcheggi sotterranei limitati per i veicoli a combustione, sempre e comunque, con filtrazioni anti smog,
• parcheggi sotterranei per auto e mezzi elettrici, con stazioni di ricarica elettrica,
• etc.

e la PROPOSTA che ne consegue in termini tematici, polifunzionali e modulari, con risparmio di costi di gestione, è:
a Costruzione/riattamento di cittadella dello studio,
b Costruzione/riattamento di cittadella dello sport,
c Integrazione nella cittadella dello studio, del poliambulatorio,
d In alternativa, polo integrato di a-, b-, c-, nel verde e con gli spazi idonei (a questo punto preservazione futura da cementificazioni ulteriori). Offerta di servizi integrata e di assoluta qualità, con risparmi ( di ogni genere), interessanti.
e Softwarizzazione adeguata e connessioni web free in sicurezza.
f Adeguata ed effettiva educazione civica e stradale (non è un argomento banale e secondario, per formare dei buoni cittadini).

Privilegiando nelle attività connesse, le imprese locali e i giovani disoccupati. Con traffico locale gestito da bus elettrici, circondato da piste ciclabili, non necessariamente tutte asfaltate. All’uopo vi potrebbe essere la disponibilità, senza scopo di lucro o di potere; di un Comitato d’Onore interclassista, costituito da cittadini competenti, non legati per quanto ne so io , a carri politici  (però liberi nei propri pensieri), capace di precisare meglio, ricevendo incarico, i requisiti dei sistemi e delle soluzioni indicate. Ovviamente mi sono posto il problema del reperimento dei fondi e a tal riguardo, penso che siano ben note le mie idee, visto che sono alcuni anni che ne parlo e che ne esiste copia parziale negli atti del Comune. Sono comunque sempre disponibile, a chiarire meglio e a confrontare le mie idee, nonché ad esporle in maggior dettaglio, con la finalità di creare un indotto per  opportunità di lavoro e di occupazione, in modo privilegiato nel territorio. Visto che abbiamo molti giovani disoccupati e nel frattempo abbiamo alcune persone che si litigano per definire i punti e virgola! Se mai riuscissimo a mettere da parte le contrapposizioni politiche e di tifoseria, applicando un po’ di elasticità mentale; se il potere, specie politico, non fosse più un’orgia senza vergogna e senza scampo, ne potrebbero scaturire dei buoni vantaggi per la comunità. Consentitemi, gentili signore ed egregi signori,  l’ingenuità del pensiero, ma la speranza è come gli occhi, libera. L’ultima a morire  e soprattutto, “non paga il dazio”.

Un inciso estemporaneo, ma utile.
Se mai si adottassimo in Arese i semafori con il “count down” a vista, dei secondi per il verde e per il rosso, si risparmierebbe un sacco di carburante e si inquinerebbe molto meno. Maggior silenziosità di marcia, minor tempo effettivo, qualche coda in meno. Ovviamente con opportune sincronizzazioni di flusso. Perché non pensarci?

Ringraziandovi per leggermi, nella speranza di essere stato di qualche aiuto, colgo l’occasione per inviare a tutti.

Un cordiale, ottimistico e rispettoso saluto
Dott. Gianfilippo Poccobelli

Ps: molto francamente, qualcuno mi ha detto che questo scritto potrà essere considerato, a seconda dei gusti, velleitario, soggetto a derisione o a compatimento. Oppure potrà essere usato al massimo, per “fermare” la gamba di un tavolo traballante.
Bene in entrambi i casi potrò trarre qualche motivo di soddisfazione: nel primo, la consapevole modestia della mia persona, mi dice che avrò “rallegrato” una persona normalmente molto triste. Nel secondo: non è anche questa una soluzione ed un’utilità ?
Ad maiora.
Cordialmente.

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