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“Ricostruiamo Arese a partire dal lavoro”

20 dicembre 2012 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del componente del direttivo Udc Ettore Cibelli che, partendo da considerazioni generali sul lavoro, conclude parlando delle opportunità che si creeranno con la firma dell’Adp.

L’uomo può adattarsi e sopravvivere a qualsiasi sventura. Ma sono due le cose di cui non deve assolutamente privarsi: il lavoro e la salute. Qui c’interessa il primo, il lavoro in quanto pilastro importante sia per l’individuo  sia per la società. Il lavoro è una delle attività principali dell’uomo e occupa gran parte del suo tempo e della sua vita. L’importanza del lavoro per l’uomo si esprime non soltanto nel fatto che dedica molte ore del giorno e molti giorni della vita a svolgerlo, ma anche nel fatto che per gran parte della sua vita non lavorativa, non fa altro che prepararsi a lavorare adeguatamente (basti pensare agli obiettivi della formazione scolastica-universitaria), o riposare per essere in condizioni di riprenderlo in modo adeguato. Col lavoro l’uomo ottiene il necessario per il sostentamento e lo sviluppo personale e sociale. Il lavoro ti consente un ruolo nella vita sociale e offre l’intima soddisfazione di sentirsi necessari ed utili a vantaggio di altri. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre rilevato l’importanza del lavoro, inteso non soltanto come fonte di reddito, ma come opportunità di affermazione della dignità della persona, che nel lavoro si esprime, ma che al lavoro non si riduce.

Ciò significa che dal lavoro non ci aspettiamo soltanto una retribuzione adeguata, ma anche delle soddisfazioni psicologiche e spirituali. Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma anche un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la nostra umanità, ci fa sentire utili alla società e agli altri e così contribuisce a dar valore alla nostra esistenza. La nostra società sta attraversando una profonda crisi (economica e di valori). Ciò comporta un cambiamento e ripensamento sul nostro modo di vivere. Stiamo prosciugando risorse e risparmi. Per fortuna la nostra società regge sulla struttura familiare che, nonostante tutto, ha ancora un grande ruolo di ammortizzatore sociale. Spesso figli e nipoti sono aiutati dalle risorse dei nonni. Questo stato di cose ancor più rende necessaria e urgente una risposta lavorativa all’esercito di disoccupati. Una famiglia “depressa” che aiuto riesce a dare, psicologico e morale, ai propri giovani. Giovani depressi per non aver mai trovato un lavoro dopo la maturità o la laurea, o per aver perso il lavoro. Ci si sveglia la mattina con l’interrogativo su cosa farò oggi, come riempirò la giornata, a quali porte potrò bussare per ottenere un lavoro che mi dia autonomia, dignità, libertà? Che mi tolga il senso di vergogna, che mi faccia sentire utile, che mi aiuti a essere ingranaggio a pieno titolo della macchina sociale. Quale frustrazione profonda per il giovane fino a che non raggiunge la condizione di lavoratore? Come può stimare se stesso se nessuno è interessato alle sue capacità lavorative, neppure al più infimo dei livelli di remunerazione? A fronte di questa situazione, non lamentiamoci di avere un esercito di giovani “bamboccioni” o di “schizzinosi”.

E’ la società che (noi adulti, politici, amministratori pubblici, imprenditori, eccetera) siamo stati in grado di costruire, che ci porta a questo stato di cose. La mancanza di un lavoro fa montare la rabbia e la disaffezione verso la politica, le istituzioni, i partiti. Tenderà a zero la passione politica e la voglia di partecipare al bene comune sia in compiti amministrativi sia di volontariato. Anzi la politica sarà vista come una palla al piede, un costo inutile finché saremo circondati da tanta non trasparenza e ruberia di tanti politicanti, di persone che ragionano in termini di benefici personali a discapito del bene comune. E inoltre, tutto ciò, incrementa l’esercito del non voto. Il lavoro, in primo piano nella nostra Costituzione, ci sembra il punto da cui ripartire. Un confronto serio e costruttivo e unità d’intenti, accomunerà gli sforzi per creare, in tutti i modi possibili, occasioni d’impiego per i nostri giovani. Impegnandoci nel creare le premesse per realizzare posti di  lavoro, aiuteremo tanti giovani (e adulti), a credere che la politica possa ancora essere al servizio dei cittadini, per il bene comune, e non il contrario. Concentriamoci allora su questa priorità nella nostra “piccola” Arese! Ne abbiamo oggi una grossa opportunità per creare lavoro diretto, indiretto e indotto. Vogliamo, tutti insieme, fare in modo che questo dibattuto progetto, l’Adp, prenda il via e produca i suoi frutti positivi? E’ giunta l’ora di smetterla  di far chiacchiere “sterili” che producono solo divisioni. Vogliamo impiegare le stesse energie per trovare, nell’ambito dell’Adp, punti di coesione e fare azioni concrete per superare il problema? I dibattiti sollevati dai vari comitati, pur se legittimi e meritevoli del pieno rispetto, non mi sembrano però rappresentativi di un interesse più generale e ben più prioritario, il lavoro? A volte le ragioni sacrosante di alcuni gruppi, possono essere sacrificate a fronte di un obiettivo ben più vasto (il lavoro) perché d’interesse immediato, e in prospettiva, di tutta la collettività aresina. La politica positiva, che vuole presiedere al bene comune, deve saper fare queste scelte, anche se ad alcuni “gruppi” possono sembrare forzate. In altre parole, l’impresa in cui saremo coinvolti è molto più importante di quello che tutti noi, soggetti o gruppi, consideriamo fondamentale. Partiamo dai fatti concreti ed esaminiamo i numeri che qualificano il nuovo Accordo di Programma e solo così potremmo trarre  delle conclusioni.

L’Accordo che riguarda 1,5 milioni di metri quadrati lordi, che corrispondono a circa 650.000 mq di SLP (superficie lorda di pavimento), prevede le seguenti destinazioni:
– Funzioni produttive: 60% circa della SLP
– Funzioni residenziali: 10% circa delle SLP
– Funzioni destinate al terziario: 3% circa della SLP
– Funzioni commerciali: 11% circa della SLP
– Altre funzioni (museali, direzionali ricreative eccetera): 16% circa della SLP

Come si evince l’area mantiene la destinazione principale a funzioni produttive per le quali è facilmente intuibile lo sviluppo di numerosi posti di lavoro una volta attuati i singoli progetti. Sono già stimati in 1.500 circa i lavoratori che verranno impiegati nell’area destinata ad attività commerciali. Poi dobbiamo anche considerare tutti i posti di lavoro (indiretti) che verranno utilizzati per la costruzione di tutte le strutture previste e quelli che saranno necessari per i vari servizi (indotto) dalle manutenzioni, alla logistica e via dicendo. E’ di pochi giorni fa la notizia che i disoccupati totali in Italia hanno raggiunto il dieci per cento circa, ossia 2 milioni e 870 mila. Mentre per i soli giovani (15 -24 anni) siamo sull’ordine del 36 per cento. Quindi, di fronte all’urgenza del problema lavoro in italia, e in considerazione delle possibilità del nostro sviluppo a livello locale, sarebbe veramente “impolitico” attendere oltre continuando a disquisire sui SE e sui MA, sui SI e sui NO. Indipendentemente da quanto i nostri rappresentanti riusciranno a fare a livello nazionale, vogliamo dimostrare noi che, qui ad Arese, è ancora possibile pensare che chi s’impegna per il “bene comune”, riesce a realizzarlo, nonostante tutto? Ed allora forza! Dobbiamo e possiamo farlo!

Ettore Cibelli
Componente Direttivo UDC

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