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“Rotonde o semafori? Io dico centro storico!”

28 gennaio 2014 – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di questo lettore che non sceglie né semafori né rotonde, ma vorrebbe che parte dei soldi provenienti dall’Adp venissero utilizzati per rendere il centro storico più a misura d’uomo. Una soluzione forse non percorribile, perché quei fondi sono stati stanziati per interventi sulla viabilità, ma sicuramente un intervento che offre interessanti spunti di riflessione e di discussione.

Sembra che il dibattito su come spendere i soldi che, mi pare di capire, arriveranno alla nostra città appassioni molto gli aresini. Francamente però non il sottoscritto, che abita ad Arese da cinque anni e vede possibili miglioramenti in tante cose, ma certo non nella viabilità o nel sostituire semafori a rotonde, o viceversa. Non la vedo come una priorità, insomma. Quello che invece vorrei dalla città in cui vivo è che diventi una cittadina di provincia, con tutte le cose buone che ciò comporta, e non più un quartiere di Rho. Ad esempio, vorrei una piazza ed un corso in cui fare una passeggiata. Oggi questo non esiste, perché non è abitudine degli aresini, che non hanno motivo di andarci.

Ma le abitudini si possono creare e la soluzione può essere solo chiudere al traffico via Caduti (e cambiarne il nome in corso qualcosa), offrire ai gestori di servizi funebri, agenzie immobiliari, tre (dico tre) parrucchieri e tre (dico tre) pizzerie da asporto una sistemazione in luoghi più indicati e consentire l’apertura di bei negozi e bar. In questo modo il centro storico, che, piazza a parte, è bello e accogliente, diventerebbe un punto di attrazione nel quale recarsi, passeggiare senza rischiare di esser travolti da auto e biciclette contromano e incontrare persone. Oggi, in una cittadina di 20 mila abitanti, si va in piazza il sabato sera e non c’è nessuno. La piazza e il passeggio sono l’anima di tante città di provincia, tra le quali quella abruzzese da cui provengo, e danno un motivo per vivere lì piuttosto che nell’adiacente metropoli.

Saluti
Massimiliano Antonarelli

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