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“Una fiscalità meno aggressiva è possibile”

02 gennaio 2013 – Riceviamo e pubblichiamo questo interessante intervento in materia di finanza locale e bilancio comunale. Il nostro lettore, che ringraziamo per il contributo e per lo sforzo di avere esposto in maniera divulgativa un argomento molto tecnico, argomenta con i numeri come nella nostra città sarebbe possibile diminuire il carico fiscale per gli aresini e auspica che questo possa essere uno dei punti centrali della prossima campagna elettorale.

Spett.le Redazione,
Dopo i miei precedenti interventi sull’Imu “Il vostro titolo è fuorviante” e “Tasse locali ingiustificatamente alte” chiedo nuovamente ospitalità al vostro sito per alcune considerazioni, questa volta in materia di finanza locale, al solo scopo di offrire ai lettori di QuiArese spunti utili a meglio comprendere le politiche di bilancio attuate dal Comune di Arese negli ultimi anni. Il tema è di particolare attualità stante le imminenti elezioni comunali che, auspicabilmente, dovrebbero dare un governo democratico e stabile alla nostra città per i prossimi quattro anni e che dovrà farsi carico, tra l’altro, della gestione del bilancio e della correlata fiscalità locale. Lo stimolo a fornire il presente contributo mi è stato sollecitato dalla scarsa/nulla attenzione che i candidati sindaci alle elezioni amministrative di quest’anno hanno riservato a questa materia.

Non è questa la sede per dotte disquisizioni sulle regole di bilancio previste dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali. Mi limito a precisare che il bilancio di qualsiasi Comune, al di là dei titoli e dei capitoli in cui si articola, è un documento che, sostanzialmente, è tenuto per CASSA. Il bilancio cioè tende a misurare le entrate di cassa, la cui componente fondamentale è costituita dalle imposte locali, verso le uscite di cassa che si riferiscono ai pagamenti collegati ai servizi che il Comune rende ai propri cittadini. Un Comune è virtuoso quando mantiene, nel tempo, un sano equilibrio tra le entrate e le uscite. Un Comune che, invece, spende di più di quanto incassa, in linea di principio, contrae debiti che prima o dopo dovranno essere ripagati con nuove imposte a carico della cittadinanza. Per contro un Comune che, strutturalmente, preleva attraverso i tributi locali (Imu e addizionali Irpef principalmente) somme di denaro superiori al proprio fabbisogno attua un politica di bilancio del tutto ingiustificata poiché l’eccedenza di cassa (c.d. avanzo di amministrazione) che in tal modo viene a determinarsi è frutto di un prelievo tributario eccedente il fabbisogno reale del Comune e, semmai, proprio per questa dinamica, costituisce una colpa e non una ragione di cui farsi merito da parte degli amministratori.

Fatta questa doverosa premessa possiamo analizzare qualche dato che, pur nella sua sinteticità, aiuti il lettore a capire le politiche di bilancio sinora adottate dal nostro Comune. La fonte utilizzata a questo fine è costituita dal sito internet del Comune di Arese che, invero in modo lodevole, rende disponibili e facilmente prelevabili tutta una serie di documenti (dal bilancio di previsione a quello consuntivo) muniti delle relative relazioni illustrative. Si tratta per la verità di documenti che per la loro lettura e comprensione richiedono, purtroppo, conoscenze tecnico-contabili specifiche di norma da pochi possedute. Riporto pertanto di seguito, per ognuno degli anni 2009, 2010 e 2011, la sezione del consuntivo denominata Risultato Finanziario Complessivo che, in maniera molto efficace per lo scopo che si intende qui perseguire, misura il risultato gestionale realizzato dall’amministrazione comunale nel decorso triennio.

Per quanto a mia conoscenza andamenti analoghi sono stati realizzati anche negli anni antecedenti il 2009, come peraltro testimonia il consistente fondo di cassa al 1 gennaio 2009. Pur nella loro estrema sinteticità i numeri sopra riportati rappresentano, in tutta evidenza, un’utile base per avviare una prima riflessione e, necessariamente, un punto di partenza per ricercare risposte e soluzioni per le future politiche di bilancio. Mi limito a elencare i quesiti che appaiono a mio avviso più eclatanti:

– perché il Comune continua a perseguire una politica di bilancio che determina, costantemente e strutturalmente, significativi avanzi di amministrazione?
– perché non si sono dimostrati sufficienti gli strumenti apprestati dalla legge per evitare il ripetersi di tali situazioni? Il Comune infatti, fino al mese di novembre di ogni anno, può controllare e rivedere i cosiddetti equilibri di bilancio e se, del caso, adottare quelle misure idonee a realizzare un risultato di equilibrio.
– perché il Collegio dei Revisori ai quali, per legge, spetta il controllo di bilancio del Comune non ha provveduto a segnalare al Consiglio Comunale la necessità di garantire un maggiore equilibrio tra entrate e uscite attraverso una fiscalità meno “aggressiva”?
– perché in presenza di un quadro finanziario così positivo il Comune di Arese – mi duole dirlo anche nei periodi di gestione commissariale – continua a mettere le mani nelle tasche dei cittadini aumentando ogni anno il prelievo tributario in maniera del tutto ingiustificata e superiore alla misura dei minori trasferimenti effettuati dallo Stato? Oltre all’addizionale comunale Irpef che il Comune di Arese ha nuovamente aumentato a partire dal 2013, in misura consistente – il calcolo è complesso ma l’aumento dovrebbe risultare superiore di almeno il 50% rispetto alla precedente misura – si è altresì deciso di attuare un pesante intervento sull’Imu del 2012. Il nostro Comune infatti, ripeto, nonostante il quadro finanziario sopra riportato, figura tra il 30% dei Comuni italiani che hanno elevato (dal 4 al 4,5 per mille) l’aliquota Imu sulla prima casa. L’effetto di questa manovra ha comportato che il saldo Imu pagato in questi giorni è risultato mediamente superiore di circa il 30% rispetto alla prima rata versata a giugno. Analogamente l’aliquota Imu ordinaria applicabile sull’imponibile per le seconde case, case in affitto e pertinenze eccedenti, è stata elevata dal 7,6 al 9 per mille con un conseguente maggior esborso per il saldo di circa il 40% rispetto alla prima rata. Anche per quest’aliquota il noatro Comune figura tra il 60% di quelli che hanno aumentato la misura di base prevista dalla legge.
– perché si perseguono, di fatto, politiche di bilancio che determinano avanzi di amministrazione che, nel mentre si traducono in una pressione tributaria più elevata del necessario, sono di fatto inutilizzabili in forza delle disposizioni in materia di patto di stabilità? L’Italia, come è noto, ha sottoscritto con le autorità europee accordi che obbligano il nostro Paese a perseguire politiche di riequilibrio dei propri conti pubblici. Nel meccanismo concordato (patto di stabilità) rientrano anche gli avanzi/disavanzi delle amministrazioni locali. Da ciò discende che il risultato positivo realizzato dal Comune di Arese concorre, insieme agli altri, al risultato complessivo nazionale. Di qui l’impossibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione che, come chiarito, sono vincolati all’equilibrio complessivo dei conti pubblici nazionali. Conclusione di questa premessa: le tasse pagate in più del necessario dagli Aresini vanno a beneficio dei quei Comuni che, contrariamente ad Arese, hanno realizzato risultati negativi. Incidentalmente l’operazione con la quale il Comune di Arese ha estinto anticipatamente mutui passivi per un ammontare di oltre Euro 1,6 milioni (vedasi per maggiori riferimenti il vostro articolo del 27/11/2012, Comune più povero ma meno indebitato) nel mentre conferma, da un lato, l’incongruenza tra i prelievi tributari e le reali esigenze di spesa del Comune, non ha comportato alcun beneficio per i contribuenti Aresini. L’estinzione anticipata di debiti – unica operazione tecnicamente possibile nell’ambito dei vincoli del patto di stabilità – riducendo per un analogo ammontare i futuri impegni di spesa, avrebbe dovuto ridurre la pressione fiscale sugli aresini. E’ accaduto esattamente il contrario come più sopra riferito. La cosa non sorprende più di tanto perché un’analoga estinzione anticipata di mutui passivi era stata perfezionata dal Comune di Arese anche nel 2006 i cui risparmi però, come nel 2012, non sono stati portati a riduzione della fiscalità locale a carico dei residenti.

A conclusione di questa premessa sento di dover porre all’attenzione di chi si candida al governo di Arese alcuni obiettivi uniti a qualche raccomandazione:

1) Riduzione della pressione fiscale. Si tratta di una priorità che deve essere tenuta assolutamente presente soprattutto in considerazione dello stato di crisi che continua a pesare sul nostro Paese e su decine di famiglie aresine.
2) Riqualificazione delle voci di spesa. Massima attenzione deve essere altresì riposta al tema della riqualificazione di tutte le voci di spesa che figurano in bilancio ivi inclusa la sostenibilità dell’attuale pianta organica. Chi sarà chiamato a governare la nostra città dovrebbe sin d’ora garantire un impegno serio e responsabile finalizzato alla revisione di tutte le voci che formano la spesa complessiva coperta con le tasse pagate dagli aresini. Tolte le spese che per legge hanno natura obbligatoria, tutte le altre dovrebbero essere verificate e solamente in presenza di benefici superiori al costo sostenuto dal Comune la spesa potrebbe essere mantenuta. La logica da adottare dovrà essere opposta a quella sinora seguita. Dovrà essere cioè stabilito il livello massimo del prelievo fiscale sostenibile dalla collettività aresina e, di conseguenza, il gettito complessivo in tal modo determinato costituirà il tetto massimo della spesa annuale.
3) Risparmio per le famiglie. Ci sono tutte le condizioni perché dal combinato effetto delle azioni di cui ai punti 1 e 2 possano essere realizzati risparmi consistenti da restituire poi ai cittadini attraverso una rimodulazione dei tributi locali a partire dall’Imu. Sono convinto che, nell’arco di un quadriennio, sia possibile ridurre il carico fiscale, mediamente, per un ammontare di oltre 1.000 euro a famiglia.
4) Trasferimenti statali. E’ noto che i contributi da parte dello Stato agli enti locali sono destinati a ridursi ulteriormente in futuro. Non ci sono soldi e dobbiamo necessariamente abituarci a contare esclusivamente sulle nostre risorse e sulla nostra capacità di gestire oculatamente le necessità della nostra realtà locale.

Corollario: gli amministratori locali debbono assumere su di sé la piena responsabilità della politica di bilancio e risponderne chiaramente ai cittadini. Non sono più possibili deleghe in bianco e fughe dalle responsabilità verso la cittadinanza da parte degli amministratori. E’ evidente che la politica tutta, inclusa quella locale, deve cambiare. Non è più possibile perseguire il consenso senza discorsi chiari e responsabili soprattutto sul terreno del denaro pubblico. La classe politica che non saprà accettare questo rinnovamento è destinata, in tutta evidenza, ad essere spazzata via.

Giuseppe Cupiccia

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