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A noi fare riflessioni. Più o Meno

30 ottobre 2014 – Ho presenziato al convegno “Espansione della criminalità organizzata nell’attività d’impresa al Nord” e prima di decidermi ad inviare questa nota a QuiArese, ho riflettuto molto, perché mi sembrava di uscire fuori dal tema di questa rubrica che è sul “Più o Meno” dei fatti quotidiani che vive nella propria città il cittadino comune. Poi, ragionando un po’ con piglio giornalistico, ho pensato che l’argomento può interessare, considerando che Arese fa parte della Metropoli Milanese e che certe riflessioni fossero utili, anche per il fatto che sono state mostrate slide sull’infiltrazione delle varie “famiglie” criminali nella Provincia di Milano. Infine, durante la mattinata, è arrivata alla dottoressa Livia Pomodoro (nella foto 2, intervistata dalla Rai) la notizia, diffusa in sala in tempo reale, di arresti in tema avvenuti in Lombardia relativi ad armi, politica ed Expo … ed ecco che ritengo utile far conoscere alcuni dati.

Ho avuto la possibilità di partecipare a questa interessante presentazione del lavoro di ricerca svolto dall’Università Bocconi in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, l’Assimpredil-Ance, la Fondazione Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale e Banco Popolare in stretto contatto con il Tribunale di Milano autorizzato dal Presidente Livia Pomodoro e con i suggerimenti della Coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia Ilda Boccassini e tanti altri (foto 1). L’idea: oggi c’è la constatazione che la criminalità organizzata è presente nel tessuto economico del Nord Italia, mentre fino a pochi anni fa si credeva che il fenomeno riguardasse solo il Meridione e le organizzazioni note quali Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita e che questo problema doveva essere affrontato solo con l’ordine pubblico. Si è pensato di studiare in maniera empirica il fenomeno sviluppatosi al Nord, usando dati disponibili.

Difficoltà: l’indagine è stata fatta su procedimenti inerenti reati di mafia o ad essi connessi (art. 46bis del C.P.) a Milano tra il 2000 e il 2010 di cui alcuni iniziati prima, altri finiti dopo tali termini. Non sempre ci sono dati facilmente rilevabili e c’è da tener presente che non tutti denunciano all’Autorità Giudiziaria minacce, violenze o danni subiti o per paura o nella speranza di “uscire dal problema”. Nel corso della giornata è stato fatto capire che se un imprenditore entra in contatto con un’organizzazione criminale, convinto di giungere a un affare e che con il pragmatismo milanese ne possa venir fuori, sappia che se si entra in quel tunnel difficilmente ne uscirà… Altra difficoltà: non tutti i tribunali hanno dati informatici o ben organizzati e il confronto tra Regioni è risultato molto difficoltoso. Comunque i dati presentati sono un primo passo per approfondire nei prossimi anni il fenomeno criminale, non solo al Nord. Il Rapporto, che si può richiedere alla Camera di Commercio di Milano, è voluminoso e ricco di grafici esplicativi. Chi scrive si limiterà ad evidenziare alcune voci che possono avere interesse immediato per il lettore.

Alcuni risultati. In Lombardia sono evidenti le connessioni tra criminalità organizzata e attività imprenditoriali ed economiche. I criminali si prestano ad offrire servizi alle imprese del Nord, come nella gestione di rifiuti pericolosi in Campania e non solo, mentre la criminalità ha bisogno di riciclare e reinvestire l’enorme liquidità che accumula con attività illecite, specie con investimenti economici usando procedimenti apparentemente leciti. Le cronache di questi giorni mostrano una dinamicità del fenomeno anche legata all’approssimarsi di grandi eventi (es: Expo) o nel realizzare grandi opere (es: tangenziali). Il tasso di delitti ogni mille abitanti è cresciuto in Lombardia da 40 nel 2000 a circa 55 nel 2012, circa 20 punti in più che in Sicilia e 25 in più che in Calabria. Il tasso dei procedimenti ogni 100m ila abitanti, pendenti nel 2000 e poi nel 2010, era a Milano 0,41 e 0,67, a Reggio Calabria 14,34 e 31,17, a Napoli 2,33 e 12,31, a Palermo 7,01 e 9,26: il ritmo di smaltimento del Tribunale di Milano è buono anche se si deve tener presente che nei dieci anni sono sopravvenuti altri procedimenti con tassi molto differenti tra le varie città: ad esempio a Milano per il 2,14 mentre a Regggio Calabria per il 149,45.

Tipologia delle associazioni criminali presenti sul territorio milanese: ‘Ndrangheta al 74 per cento, Cosa Nostra al 8 per cento, Sacra Corona Unita al 4 per cento altre al 2 per cento, collegamento tra più associazioni al 12 per cento e, da notare, associazioni straniere al 2 per cento. Reati maggiormente contestati a Milano in concorso con l’art. 49bis C.P. sono quelli per traffico di stupefacenti, money laundering (riciclaggio, ricettazione, reimpiego…), detenzione e porto d’armi, contro il patrimonio, estorsione, omicidi, usura. Le qualifiche, più rappresentate dalle persone rinviate a giudizio per lo stesso articolo, sono: dedito ad attività criminale, “mafioso imprenditore” (non è originariamente un imprenditore, ma cerca di assumerne le vesti per affari a fini illegali), imprenditore (imprenditore colluso è colui che viene a patti con la mafia per realizzare introiti), gestore attività commerciali, dipendente, pensionato, operaio, trasportatore, medico, agente P.S., politico. I settori di attività maggiormente coinvolti sono: movimento terra 35 per cento, bar e locali notturni 15 per cento, servizi 12 per cento, edilizia 13 per cento, attività immobiliari e raccolta smaltimento rifiuti al 5 per cento, commercio 3 per cento. Le modalità di intimidazione cui ricorrono le associazioni criminali sono maggiormente: la violenza sulle persone, la minaccia, l’incendio, il danneggiamento di cose. Luoghi di nascita dei “proposti” a procedimento sul nostro territorio: Lombardia 16 per cento, Calabria 61 per cento, Campania e Sicilia 7 per cento, Puglia 6 per cento. Genere dei proposti: 94 per cento uomini, 6 per cento donne.

Per conoscere la percezione della presenza sul territorio milanese di organizzazioni criminali legate alla mafia, sono stati distribuiti dei questionari a imprenditori e, simili ma non uguali, a commercianti, ed è interessante leggerne i risultati: circa il 50 per cento degli imprenditori e il 56 per cento dei commercianti ritiene scarse e nulle le sue conoscenze sul fenomeno della criminalità organizzata. Il 100 per cento degli imprenditori e il 23 per cento dei commercianti alla domanda “Ritiene che nel suo settore di attività l’infiltrazione esista?” ha risposto no. “Cosa spinge un imprenditore a rivolgersi alla criminalità organizzata?”. Il 34 per cento degli imprenditori e il 27 per cento dei commercianti ha risposto il bisogno di lavoro, il 32 per cento degli imprenditori e il 27 per cento dei commercianti il desiderio di aumentare i propri guadagni, il 13 per cento degli imprenditori e dei commercianti il bisogno di protezione. “Quali sono, secondo Lei, i fattori di forza della criminalità organizzata?”. Il 63 per cento di imprenditori e 56% commercianti ha risposto il potere economico, l’24% di imprenditori e 28 per cento di commercianti la protezione politica e il 10 per cento di imprenditori e 8 per cento di commercianti la forza di intimidazione militare. “A suo parere quali sono le iniziative da prendere da parte dello Stato?”. Per il 33 per cento colpire le associazioni criminali negli interessi economici, per il 21 per cento controllare il territorio, per il 19 per cento selezionare con più attenzione la classe politica, per il 17 per cento combattere corruzione e clientelismo.

La criminalità organizzata trova terreno fertile in un contesto di illegalità diffusa per il 97 per cento degli imprenditori e il 100 per cento dei commercianti. Solo il 12 per cento delle imprese/società in cui l’intervistato lavora si è fatta spesso promotrice e/o ha partecipato ad attività di educazione antimafia e sensibilizzazione sul fenomeno. Mentre il 24 per cento raramente. Agire nella legalità per il 38 per cento, non sostenere l’economia mafiosa per il 18 per cento e non essere omertosi per il 15 per cento sono le cose da fare per combattere la criminalità. Conclusione: A noi, le conseguenti riflessioni. Più o Meno.

Francesco Gentile
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Foto 1

 

Foto 2