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Battiti d’ali – Parte I. Più o Meno…

19 giugno 2015 – Introduzione: la società attuale veniva descritta come quella della “Comunicazione” e in effetti lo è. Il problema è capire come viene fatto lo scambio di parole e pensieri tra persone. Oggi non si scrivono più lettere d’affari o sentimentali, né cartoline di saluto o biglietti d’auguri: tutto si fa attraverso le mail, gli sms, il Whatsapp. In poche righe si condensano sentimenti e stati d’animo, situazioni o necessità. Tempo fa, una mia amica lamentava il fatto che, abitando in una casa a più piani, riusciva a “parlare” col figlio tramite smartphone, ma solo per dirgli che la cena era pronta oppure era arrivato un amico. Confidenze, consigli, racconti e qualche risata “dal vivo” sono diventate difficili e ciò che più preoccupa è la mancanza di attenzione. Chi è a contatto col mondo dell’Istruzione si accorge che ormai i ragazzi, ma anche tanti adulti, leggono saltando le parole, vanno alla veloce ricerca del succo di un brano, spesso si distraggono dalle conclusioni, memorizzano poco (tanto quel che serve è nelle memorie informatiche…) e non fanno tesoro di ciò che leggono.

Capita quasi tutti i giorni, sfogliando commenti sui giornali o sui social network, di accorgersi che all’inserimento di un post, scritto o foto, si risponde con un semplice Mi piace, anche quando una notizia è tragica oppure vengono inserite considerazioni o motivazioni che poco c’entrano con ciò che l’autore voleva “trasmettere”. C’è un rifiuto all’interpretazione visiva e logica, si va sempre di fretta, si comincia a leggere e le ultime righe sono un traguardo poco raggiunto, eppure in genere sono quelle che esprimono le conclusioni. Si assiste ad accuse tra persone facenti parte di un “Gruppo” o tra “Amici”, spesso si usano toni volgari o dispregiativi, invece di dibattere democraticamente attraverso la potenzialità enorme di questi strumenti di informazione, spesso si prendono in giro persone che vogliono dare un contributo, senza saperne la storia, la cultura, le esperienze belle o brutte della vita. Ed ecco che, pur essendosi moltiplicate le persone, giovani e anziani, occupati, studenti e pensionati, che fanno segnalazioni scritte o fotografiche di problemi piccoli o grandi, c’è la corrispondente crescita di persone che le beffeggiano.

Nella nostra Città troviamo esempi su “QuiArese”, su “Sei di Arese se…”, su “I Love Arese” e così via: tante persone fanno segnalazioni per cercare di migliorare la qualità della Città e tante altre le accusano di essere perditempo, di pensare alle inutilità del “quotidiano”. Nel nostro Paese ci sono, è vero, tanti problemi e tanti altri ce li riserva la vita, ma riteniamo che, fin che si può, si deve contribuire anche col migliorare le cose Più o Meno piccole: ricordate la frase “dal battito d’ali di una farfalla può scaturire un uragano”? E’ una metafora che rappresenta la Teoria del Caos: una piccola azione può determinare il futuro. Allora riportiamo, come sempre, qualche segnalazione.

Buche: siamo alle solite con le piogge, le strade si sbriciolano come pane secco. E invece di rifare il manto stradale come si deve si provvede a coprire le buche con qualche palata di bitume che dura sì e no mezza giornata. Fatto sta che a rimetterci sono sempre i cittadini che ogni giorno improvvisano gimcane per evitare di scassare gli pneumatici, i cerchioni e le sospensioni delle auto, per non parlare dei centauri che rischiano l’osso del collo. Siccome finora non hanno risolto alcunché ecco la mia proposta, chiaramente provocatoria: da bravo cittadino ho sempre pagato tutte le tasse fino all’ultimo centesimo ma da oggi propongo che tutti smettano di pagare in primis il bollo auto, poi le contravvenzioni della Polizia Municipale e infine il resto delle tasse comunali inerenti ai servizi pubblici. Scommettiamo che quando all’improvviso le casse comunali saranno al verde quelli dell’amministrazione si decideranno ad ascoltarci? A mali estremi, estremi rimedi (Foto 1).

Panchine e arredo urbano: ricordo molto bene com’era la Città mezzo secolo fa: ciò dimostra che non ho perso la memoria ma la cosa non mi rallegra e non mi sento di dire che va tutto bene! Molte delle industrie, vanto della città, sono chiuse o fortemente ridimensionate. Non è solo colpa della crisi perché questo processo è iniziato trent’anni fa quando l’industria “tirava” ancora a pieno ritmo. L’edilizia ha costruito ovunque immense “torri” rimaste inutilizzate come cattedrali nel deserto, poi la crisi… Non solo il lavoro ma anche il senso civico degli abitanti è sceso ai minimi storici. Portando in giro il cane di notte, oltre all’aggressione subita quattro anni fa, ho visto bande di ragazzini che escono di casa col preciso intento di rompere e danneggiare. Le foto che invio, sono solo una piccola testimonianza (Foto 2).

Cestini per rifiuti: “Viviamo con i cestini delle immondizie sempre pieni e con le deiezioni di cane davanti a casa: non ne possiamo più, e con il caldo in arrivo l’odore diventa ancor più insopportabile. Questa denuncia va fatta perché la misura è davvero colma”. La denuncia arriva da una residente di via Roma, esausta nel dover sopportare da tempo la mancata pulizia nel tratto vicino casa, tra l’altro molto frequentato anche dai ragazzi che giornalmente si recano verso le non distanti scuole. “I cestini delle immondizie sono pieni da un paio di settimane e quel che è peggio è che sono lordati anche dalle deiezioni canine abbandonate dentro dai padroni che le raccolgono – sottolinea la signora – con il caldo di questi giorni quotidianamente escono degli odori irrespirabili: ma non solo, perché il segno del passaggio dei cani è purtroppo evidente e maleodorante anche per terra, perché c’è anche chi proprio non raccoglie quanto lasciato. Oltre a dover sopportare la puzza, quindi, c’è anche da stare attenti a dove si mettono i piedi camminando. Il Comune o chi per lui faccia qualcosa e ci liberi da questo disagio” (Foto 3).

Conclusione: se anni fa non avessimo, ad esempio, cominciato a segnalare proprio il problema dei cestini strapieni, oggi avremmo la situazione della Foto 4, dove si vede che finalmente, nello stesso giorno e in varie strade di Arese i cestini sono svuotati e ciò avviene ormai con continuità. Uno stimolo a chi gestisce la “cosa pubblica” non può mai far male, se costruttivo e illustrato con “educazione”. Ovviamente, incivili e detrattori ci saranno sempre, ma ciò che conta è che “Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza” (Alan Turing, Macchine calcolatrici ed intelligenza, 1950).

Avviso: la Parte II di questa nota uscirà la prossima settimana…

Francesco Gentile
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Foto 1

 

Foto 2

 

Foto 3

 

Foto 4