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“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”

29 aprile 2020 – Certo, stare in casa, la famiglia, il cassetto dei ricordi, la riscoperta del leggere e ascoltare musica, l’incontro con gli amici dalle faccine deformate da grandangoli spartani, con i nonni commossi in cornici rettangolari. La presa di distanza dai social che infettano la nostra vita, la pace quotidiana, con notizie più o meno false, con dichiarazioni molto astratte e numeri molto vaghi, con slogan elettorali che come avvoltoi sfruttano la nostra debolezza da coronavirus. Il lavoro “agile” che ci regala tempo, risparmi nel vestirsi, nei trasporti, e che ci permette di gustare un piatto preparato da noi, senza la corsa al panino, 1 fetta di crudo 1 – 5 euro… e bere un caffè che non sia quello della irritante macchina funziona si – funziona no, con i colleghi in fila che commentano il bicchierino scende – non scende o lo zucchero che riempie mezzo bicchierino quando scegli “amaro”. L’incontro spirituale con se stessi e lo sguardo allo specchio alla scoperto del “chi ero – chi sono”.

Eppure il pensiero va anche a coloro che, al contrario, in casa soffrono perché sentono la mancanza della corsa, della camminata all’aria aperta, del giro in bici o perché pesano le urla dei bambini, la presenza continua della moglie, i rumori dei vicini e gli alti volumi di stereo e TV, specie quelle che accendono in camera da letto. E, purtroppo, leggiamo che in quarantena c’è aumento di violenza sulle donne e sui bambini, di litigi tra condomini, discussioni offensive su gruppi social su argomenti spesso banali. Chi non sopporta la lunga coda al supermercato e ha fobia per guanti e mascherine. Forse c’è anche chi desidera rivedere da vicino un amante, un amico nell’ombra, un confidente platonico e comprensivo, e non può confessarlo o gridarlo ai quattro venti…
Questi fatti sono comunque in inferiorità rispetto alle positività che questo periodo ci sta offrendo perché ci ha aperto gli occhi su aspetti che le nostre corse quotidiane e, diciamolo, egoistiche ci avevano oscurati e su persone che, oggi chiamiamo “Eroi” che nel passato lavoravano e si sacrificavano per noi, per il nostro benessere. E abbiamo anche capito che molti problemi, creati per farsi una pubblicità politica, sono risolvibili con professionalità e buon senso pensando che poi un VIRUS può colpire tutti, ricchi, poveri, credenti e non, allo stesso modo perché ogni essere, di qualsiasi parte del mondo, è UMANO. Sembra che con la minima discesa della curva dei ricoveri, la gente cominci a essere impaziente e stia per scoppiare la voglia di uscire ma non è così: bisogna rimanere ancora tranquilli e il RESTIAMO IN CASA, il CE LA FAREMO, il TUTTO ANDRA’ BENE non devono diventare motti superati perché il virus è qui, vivo, in agguato. Dobbiamo sopportare le violenze del “virus” o combatterlo? Vogliamo chiederci, come Amleto, se dobbiamo “Essere o non essere”?

Questo periodo passerà. Io sono convinto che siamo migliorati, che la voglia di rivincita che ci sta caricando ci aiuterà a risolvere grandi problemi per la ricostruzione “post-guerra”, che l’unione che abbiamo creato ha rafforzato i nostri rapporti e, soprattutto vogliamo essere in pace. Ne usciremo comunque cambiati perché dal “mostro” qualcosa avremo imparato, nel bene e nel male e dovremmo volere che tutto ciò resti come nostro patrimonio personale per il futuro. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, da “Il Gattopardo”…

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