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Falcone e Borsellino: “Ridateci il pollaio!”

12 giugno 2013 – Con la fine dell’anno scolastico è tempo di bilanci. Quando l’estate scorsa si diffuse la notizia che il “pollaio”, nomignolo dato dagli studenti al prefabbricato che ospitava otto classi del Liceo Falcone e Borsellino, era stato demolito, tutti la accolsero con favore. Finalmente niente più inverni gelidi e inizi di estati torride si sarebbero trascorsi li dentro. Tende e cestini incendiati dalle stufette elettriche sarebbero rimasti un ricordo lontano da seppellire. Ma ora che è passato un anno scolastico, non c’è praticamente nessuno che non lo rimpianga. Si, perché il suo sostituto, che sarebbe già dovuto arrivare prima a novembre e poi a gennaio, dopo ulteriori rinvii, non è mai pervenuto. Fortunatamente sembra comunque che i lavori per la sua costruzione siano infine stati deliberati. La ragione pare essere la solita che accomuna questi tempi di crisi: non ci sono fondi. La Provincia non è disposta a sborsare grandi somme per le scuole superiori di propria competenza e a rimetterci, in primis, sono gli studenti. In questo caso i mille alunni, tra liceo linguistico e scientifico, del “Falcone e Borsellino”, insieme ai loro professori.

La riduzione del numero delle aule, combinata a un numero sempre maggiore di iscritti, ha dato il la a una serie di  disagi vari, che sono andati accumulandosi con il passare delle settimane, e per i quali si sono trovate delle soluzioni momentanee, per quanto possibile funzionali, soprattutto grazie all’abilità della vicepreside Antonia Tallarida, ormai prossima alla pensione. Un problema su tutti è stato, chiaramente, quello del sovraffollamento: troppi ragazzi in troppe poche aule non ci possono stare. Per questo motivo, sono state introdotte due tipologie di rotazioni: una settimanale, secondo cui ogni annata, prime, seconde, terze, rimaneva a casa un giorno diverso per liberare a turno le rispettive aule. In queste aule libere ruotavano a loro volta, cambiando classe ogni ora, altri allievi. Oltre a recare danno ai ragazzi, che non si erano iscritti certo con l’idea di stare a casa ad esempio il mercoledì e la domenica o di spostare il loro materiale ogni ora, ciò ha provocato notevole confusione tra gli insegnanti, che vagavano tra i corridoi alla ricerca delle loro classi. Gli stessi docenti si sono visti privati della loro aula di ricevimento, dove tenevano i colloqui con i genitori durante le loro “ore buche”.

Per rimediarvi, sono state istituite delle sessioni periodiche di ricevimento pomeridiane, in aggiunta ai già numerosi consigli di classe, d’istituto, collegi dei docenti eccetera. Se poi capitava malauguratamente che qualcuno stesse male, non aveva nemmeno l’infermeria dove rifugiarsi: era costretto a sdraiarsi sulle panche disposte lungo i corridoi di fronte a tutti. Va a sommarsi a tutto ciò l’assenza di una preside titolare. La preside reggente attuale, Rossana Caldarulo, che è anche a capo dell’istituto comprensivo Don Gnocchi ha, ovviamente, difficoltà nel seguire tutti i propri impegni. Per la verità, una dirigente scolastica, sarebbe già dovuta arrivare a settembre dello scorso anno, con la nomina delle presidi vincitrici del concorso indetto dalla Regione. Peccato che sia stato presentato dalle perdenti un ricorso riguardo la regolarità delle buste in cui sono state consegnate le prove. La sentenza dovrebbe essere finalmente pubblicata a giorni, anche in questo caso dopo numerosi rinvii. Insomma, la situazione economica e burocratica dell’Italia è davvero grave, e anche il liceo di Arese non può sottrarsi da esserne una delle vittime.

Servizio di Alberto Landoni

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