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La maturità vista un anno dopo

12 settembre 2011 – Continuiamo, con questa doppia intervista, l’inchiesta sugli studenti che hanno conseguito la maturità al Liceo Falcone e Borsellino. Settimana scorsa avevamo conosciuto Cinzia e Giulio (leggi qui), diplomatisi lo scorso mese di giugno che ci avevano raccontato la loro esperienza e i loro progetti per il primo anno post diploma. Questa volta è il turno di Martina (nella foto a sinistra) e Giada (nella foto in basso a destra) che, diplomatesi con il massimo dei voti nel 2010, ci raccontano la loro esperienza al Falcone e Borsellino un anno dopo esserne uscite. Una visione retrospettiva che risulta molto interessante, anche confrontata con quanto detto da Cinzia e Giulio. Sia Martina che Giada, tra l’altro, lo scorso anno erano state premiate dal sindaco Gianluigi Fornaro con un assegno di mille euro che l’amministrazione di Arese aveva destinato a tutti gli studenti che si fossero diplomati con la votazione finale di 100. Approfittiamo di questo articolo anche per fare i complimenti a Cinzia che, come aveva preannunciato la scorsa settimana (leggi qui), ha sostenuto e superato il test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia. I posti a disposizione erano 370 e gli iscritti 2881. Cinzia ha ottenuto 56,25 su 80,0 classificandosi centoquarantacinquesima. Complimenti e in bocca al lupo!

Per quale motivo dopo le scuole medie hai scelto di iscriverti al Liceo Falcone Borsellino?
Martina
: Ho scelto di frequentare il liceo linguistico perché ho da sempre avuto l’abilità di imparare le lingue straniere con facilità, in particolare l’inglese. Oggi però considererei anche di iscrivermi allo scientifico perché un approfondimento diverso in matematica sarebbe stato più adatto al percorso di studi che sto intraprendendo adesso (Economia e Management). Inoltre, la mia conoscenza del francese e dello spagnolo non è abbastanza approfondita da poterla usare a livello professionale e mi sarebbe necessario almeno un periodo di residenza all’estero per poter dire di saper parlare fluentemente queste due lingue.
Giada
: Ho sempre desiderato fare il liceo scientifico, quindi la decisione di andare al Falcone e Borsellino è stata presa sulla base dell’offerta formativa dei diversi licei che avevo preso in considerazione. Nella scelta di Arese mi ha convinto, oltre all’ottima reputazione del liceo, anche il fatto di poter scegliere di studiare anche un’altra lingua oltre all’inglese, senza rinunciare alla formazione scientifica che sognavo. A posteriori, sei anni dopo, penso di avere fatto la scelta giusta e se dovessi tornare indietro non cambierei nulla!

Ci puoi raccontare come sono stati i cinque anni passati sui banchi del liceo e quali sono stati i ricordi migliori e peggiori di questa esperienza?
Martina: Tra i ricordi più belli, sicuramente le gite di classe, specialmente quella in Sicilia e a Barcellona. Inoltre ho un ottimo ricordo di alcuni tra i miei professori, perché dall’inizio si sono preoccupati non soltanto di educarci dal punto di vista accademico, ma anche a livello personale. Hanno cercato di renderci delle persone più colte e migliori attraverso il canale della letteratura e della matematica, nella quale credono molto, facendone una missione “propria”, e non soltanto parte del loro percorso professionale. Inoltre, ci hanno voluto davvero bene, e noi a loro.
L’esperienza migliore, però, nonché la più temuta fra tutte, è stato l’esame orale alla maturità. E’ stato il momento più gratificante di tutto il liceo: la mia presentazione ha avuto il successo che speravo, ed ha lasciato la commissione d’esame a bocca aperta. Tra i ricordi meno belli, quelli di qualche altro professore che chiaramente non aveva mai avuto la passione dell’insegnamento e che, a mio giudizio, non ha voluto svolgere il suo lavoro come viene richiesto a un insegnante. Inoltre, la nostra classe (ventiquattro ragazze e un ragazzo!) è stata poco unita durante la quinta, ci sono stati diversi litigi dovuti a opinioni e attitudini divergenti inevitabili.
Giada: Premetto che il liceo è stata una bellissima esperienza, tanti momenti belli passati sia grazie al gruppo classe sia grazie ad un ambente sereno e non troppo competitivo. Mi spiego meglio: purtroppo al liceo capita spesso che si creino tensioni che influenzano, a mio parere negativamente, il rapporto tra compagni ed influiscono anche sul rendimento. Al contrario noi siamo stati molto fortunati in quanto abbastanza uniti e disposti ad aiutarci reciprocamente. I ricordi migliori sono forse quelli legati alla maturità, la preparazione insieme, il senso di unità che è diventato più forte con l’arrivo degli esami, la tensione prima e i festeggiamenti collettivi dopo. I ricordi legati alle situazioni più divertenti invece sono quelli delle gite, dalla terza superiore a Salisburgo e Praga, alla quarta a Napoli ed infine alla quinta a Barcellona! Sono state organizzate molto bene e bisogna dare merito ai docenti di avere unito senza sforzo momenti culturalmente formativi a giuste pause di svago e relax per tutti.

A tuo parere, quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi del Falcone e Borsellino?
Martina: Di positivo le iniziative sportive, teatrali, di stage che vengono proposte agli studenti, una buona reputazione e la mentalità aperta che ha permesso a me e ad altri studenti di partire per esperienze annuali all’estero, e di ospitare ogni anno nella scuola degli exchange students stranieri che hanno avuto un grande impatto sui loro coetanei italiani. Di negativo, la carenza di laboratori e questa continua instabilità direzionale, con un dirigente scolastico che cambia ogni anno. Inoltre, la continua presenza, da diversi anni, di due o tre professori che non offrono ai loro studenti una preparazione adeguata nella materia che insegnano, svolgendo un ruolo che si limita a “venire a scuola per scaldare la sedia”, cosa che ha reso l’esame di maturità ancor più difficile di quanto già debba essere.
Giada: Gli aspetti positivi sono sicuramente l’ottima preparazione degli insegnati, sia a livello professionale e quindi culturale sia a livello umano. Credo di essere stata molto fortuna a trovare dei professori disposti a farci crescere non solo culturalmente ma anche come persone. I docenti ci hanno veramente aiutato, anche attraverso le materie scolastiche, ad iniziare a formare il nostro senso critico e la nostra coscienza di adulti. Le carenze sono invece a livello strutturale, ma dal mio punto di vista passano in secondo piano rispetto a tutto quello che il liceo offre.

Come è stato nei tuoi cinque anni il rapporto con gli insegnanti?
Martina: Come già accennato, i professori hanno aggiunto molto alla nostra esperienza educativa, organizzando diverse iniziative che hanno avuto successo tra gli studenti. Ognuno a suo modo ha aggiunto all’insegnamento accademico e delle lingue un pizzico di interesse personale, tanto che considero alcuni prof quasi come degli amici un po’ più grandicelli. Il rapporto di complicità che si è instaurato tra noi è ineguagliabile! Per quanto riguarda i prof scansafatiche, che a distanza di anni non sono ancora stati sostituiti da insegnanti più competenti, mi sono già espressa in precedenza.
Giada: I rapporti con gli insegnanti sono stati buoni, soprattutto nel triennio. Ha aiutato sicuramente il fatto che fossimo un buon gruppo classe, disposto a lavorare seriamente e collaborare. I docenti sono stati sicuramente bravi a trasmetterci l’amore per le materie che spiegavano. Quindi se fosse chiesto a noi studenti di valutare loro devo dire che senza dubbio il voto sarebbe alto!

Dopo avere vissuto la realtà del Falcone e Borsellino, prenderesti un giorno in considerazione l’ipotesi di tornarci da insegnante?
Martina: Personalmente, fare l’insegnante non è mai stato tra le mie ambizioni professionali! In ogni caso, ed in qualsiasi altro ruolo, ho viaggiato troppo per tornare a lavorare nello stesso posto in cui sono cresciuta, ho bisogno di allargare i miei orizzonti.
Giada: Per adesso non la vedo come una possibilità rispetto al mio futuro, l’insegnamento è un lavoro estremamente delicato in quanto si ha continuamente a che fare con ragazzi che devono ancora maturare un carattere ed una coscienza proprie. Secondo me è necessario quindi che un lavoro del genere sia svolto da persone che si sentono completamente in grado di aiutare i propri alunni in questo periodo di crescita personale, il liceo poi copre tutta l’adolescenza, periodo naturalmente difficile.

Sulla base della tua esperienza quinquennale, cosa cambieresti al Falcone e Borsellino?
Martina: La formazione promossa dal nostro liceo, che purtroppo è tipica di tutta la scuola superiore italiana, è fortemente improntata al passato: storia, filosofia, storia dell’arte e letteratura in ben cinque lingue diverse! Sono otto materie su dodici! Siamo incentrati unicamente su cosa è successo prima di noi e che ci ha reso quello che siamo oggi, sulle radici della cultura italiana che ci ostiniamo a considerare la più ricca del mondo. Non ci sono mai ore di lezione in cui si possa imparare cosa stia succedendo del mondo oggi, qui, adesso. Bisogna introdurre ore di dibattito su temi di attualità, per aiutare gli studenti a farsi opinioni a livello politico, sociale ed economico, per capire cosa stia succedendo nel mondo in cui viviamo e farsi un’idea di cosa possiamo aspettarci dal futuro, per permettere ai giovani di scegliere che percorso prendere dopo il diploma anche sulla base di come il mondo è veramente e come si evolverà. Provate a chiedere ai vostri studenti quali erano i quattro temi dell’ultimo referendum, o che cosa sta succedendo in Libia in questo momento. Nessuno sa niente perché nessuno ne parla! Non dico di abolire qualsiasi riferimento al passato, ma non possiamo non aprire i ragazzi al mondo che li circonda e lasciare che vivano in una dimensione temporale che inizi con la letteratura ai tempi dell’impero romano e finisca con la seconda guerra mondiale.
Giada: Cambierei probabilmente parte del programma, dando più rilievo in quinta alla biologia, che è trattata in seconda e terza, perché rispetto al mio percorso universitario è stata più utile della geologia che invece è programma di quinta superiore. Ho sentito spesso altri studenti dire che per essere un liceo scientifico ci sono troppe materie umanistiche ma io, al contrario, sono convinta che la parte umanistica, la letteratura, il latino, la filosofia, siano state importanti e determinanti per la nostra formazione. E ne sono convinta pur avendo scelto una facoltà decisamente scientifica.

Cosa significa avere preso il massimo dei voti alla maturità? Quanto ci si deve impegnare per arrivare a questo risultato?
Martina: 100 alla maturità per me non significava semplicemente soddisfazione personale, ma apriva le porte della mia seconda esperienza di studio all’estero. L’università di Warwick mi aveva richiesto 95 alla maturità per l’ammissione al corso di Management. Però non ripeterei l’anno di studio non-stop che è stata la quinta liceo per nulla al mondo!
Giada: L’impegno è necessario per raggiungere qualsiasi risultato e per avere il massimo dei voti alla maturità è necessario impegnarsi non solo in quinta ma durante tutto il triennio. L’impegno costante e lo studio aiutano sicuramente a non ritrovarsi all’inizio degli esami con ancora tutti i programmi da studiare. Credo che la cosa migliore da fare sia proprio questa: applicarsi costantemente durante l’anno per avere meno cose da studiare ex-novo durante il periodo appena precedente gli esami, quando la tensione aumenta e si è più nervosi e sicuramente meno produttivi. Aver preso il massimo dei voti alla maturità significa ottenere una grande soddisfazione personale, e in parte, il riconoscimento di cinque anni in cui ognuno cerca di dare il massimo.

Diciannove anni, un grande risultato conseguito, un primo step importante raggiunto. A chi è andato il tuo primo pensiero? In tutta sincerità, a chi va il tuo grazie?
Martina: Il mio primo pensiero è andato all’Inghilterra e al nuovo inizio a cui andavo incontro. Per me il 100 non è stato un traguardo ma una rampa di lancio da cui riniziare! I miei ringraziamenti vanno alle prof che mi hanno sostenuta e hanno sempre creduto in me, e che ancora adesso mi stimano per il mio impegno e la mia ambizione.
Giada: Il mio grazie va sicuramente alla mia famiglia che mi ha sostenuto non solo durante il periodo degli esami ma durante tutto il periodo scolastico, perché sicuramente non è facile convivere con una diciannovenne che sostiene il primo esame importante della sua vita e quindi con tutte le tensioni che vengono in parte sfogate sui genitori! Inoltre un grazie speciale ai miei amici, che hanno sostenuto l’esame di maturità insieme a me; la preparazione insieme è stata divertente e molto più utile di quella che avrei potuto fare da sola. Il confronto è servito a tutti ed ha alleviato la tensione per gli esami.

E ora? Qual è il tuo sogno nel cassetto, cosa pensi di fare per raggiungerlo?
Martina: Il mio sogno per il futuro è trovare un lavoro che farei anche gratis! Una professione che mi procuri piena soddisfazione e mi permetta di fare ciò che mi piace. Per fare ciò mi propongo di fare tutte le esperienze possibili finché non troverò la mia strada.
Giada: Il mio sogno nel cassetto è sempre stato diventare medico chirurgo ma, purtroppo, l’anno scorso non ho superato il test. E’ stata completamente colpa mia in quanto ne ho sottovalutato la difficoltà e non mi sono preparata adeguatamente. Tuttavia ho fatto un anno di università davvero indimenticabile, ho frequentato la facoltà di biotecnologie conseguendo ottimi risultati e studiano materie estremamente interessanti, i laboratori mi hanno appassionata molto e sono stati ben organizzati; trovo siano un ottimo strumento per mettere in pratica ciò che avevamo imparato a lezione. Insomma un anno estremamente positivo, ricco di conoscenze ed emozioni nuove, un altro mondo insomma! Quest’anno invece con la preparazione datami dai corsi universitari ho passato il test di medicina quindi inizio a vedere il mio sogno avverarsi!

Pensi che l’anno che hai trascorso negli USA in quarta liceo abbia aggiunto valore alla tua esperienza formativa?
Martina: Decisamente. Al contrario di chi pensa che l’esperienza accademica sia l’unica cosa che conti, l’anno negli States mi ha arricchita molto, tanto che non penso che sarei uscita con 100 alla maturità se non fosse stato per la conoscenza dell’inglese che ho acquisito in America.
Quale pensi sia stato il valore aggiunto alla tua esperienza formativa liceale?
Giada: Il valore aggiunto alla mia esperienza formativa sono stati sicuramente i viaggi- studio estivi all’estero che mi hanno permesso di fare i miei genitori e dove ho conosciuto realtà e metodi diversi che mi hanno arricchito; inoltre penso che il valore aggiunto di tutta la mia esperienza formativa sia stato il sostegno di amici e compagni con alcuni dei quali si è instaurato un rapporto che va al di là dell’amicizia tra compagni di classe, che nonostante i diversi impegni e le diverse facoltà scelte ci permette di rimanere uniti e continuare a sostenerci ed aiutarci, unito al supporto e alla fiducia della mia famiglia e alla fortuna di avere trovato dei professori molto disponibili e che mi hanno trasmesso l’amore per le diverse materie. Perché, anche se può sembrare una cosa banale, so per esperienza di molti amici universitari che avere tutto ciò è stata davvero una fortuna rara, che mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi.

Quali sono i principali motivi che ti hanno portato a scegliere l’università in Inghilterra invece che a Milano?
Martina: In Inghilterra, e all’estero in generale, ci sono molte più opportunità per giovani ambiziosi che vogliono avere successo nella vita. In Italia poche aziende offrono la possibilità di effettuare delle esperienze lavorative per arricchire il proprio curriculum e per farsi un’idea di come funziona il mondo del lavoro. In Inghilterra, invece, le aziende investono molto di più nella ricerca e formazione di personale qualificato. Inoltre, vivere per conto mio lontano da casa mi insegna a essere indipendente e a diventare veramente matura, oltre al fatto che rappresenta un’esperienza incomparabile e mi ha permesso di creare una fitta rete di amicizie internazionali. Se c’è una cosa che ho imparato durante i miei due anni vissuti all’estero, è questa: devi prima scoprire il mondo, se vuoi davvero conoscere te stesso.
Quale percorso universitario hai scelto e perchè?
Giada: Ho scelto la facoltà di medicina e chirurgia quest’anno perché è sempre stato il mio sogno nel cassetto, perché penso sia un campo in cui poter dare il massimo e sfruttare appieno le mie capacità. Inoltre mi piace molto perché è una facoltà con indirizzo scientifico che tuttavia riesce ad aprirsi sia alla ricerca, cui mi sono appassionata durante le conferenze che ci è stato offerto di seguire durante quest’anno accademico. E poi c’è anche l’aspetto del rapporto interpersonale che per me è estremamente importante.