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Liceo di Arese: la parola agli studenti

05 settembre 2011 – Settembre, per gli studenti tempo di tornare sui banchi per iniziare l’anno scolastico 2011/2012 e Arese, stando ai numerosi riconoscimenti ottenuti dalle nostre scuole di ogni ordine e grado, sembra essere uno dei migliori posti dove farlo. Ma è così anche nella realtà di tutti i giorni? Per capirlo, lo abbiamo chiesto a Cinzia e Giulio, due neodiplomati con il massimo dei voti che hanno trascorso sui banchi del liceo Falcone e Borsellino gli ultimi cinque anni della loro vita. E i giudizi sulla loro esperienza di studio al liceo aresino sono profondamente diversi; tutto sommato è logico che sia così visto che ognuno vive personalmente le proprie esperienze sulla base di quelle che sono proprie aspettative e il proprio carattere. Quello che però accomuna Cinzia e Giulio (nella foto) oltre al brillante risultato finale (100 per Cinzia e 100 e lode per Giulio), è il riconoscimento della qualità della preparazione offerta dal Falcone e Borsellino e una maturità che di certo non è stata raggiunta solo sulla carta. Ecco dunque il loro racconto degli ultimi cinque anni e le loro aspettative per l’immediato futuro. Nelle prossime settimane sentiremo anche la voce di chi si è diplomato lo scorso anno per verificare quante di queste aspettative sono state soddisfatte e di chi si diplomerà invece al termine di questo anno scolastico.

Per quale motivo dopo le scuole medie hai scelto di iscriverti al Liceo Falcone Borsellino?
Cinzia: Anche mia sorella ha frequentato il liceo di Arese ma sono stata io a scegliere l’indirizzo, indipendentemente dal suo percorso scolastico (anche perché lei frequentava il linguistico) fermamente convinta di voler fare lo scientifico, scelta che non mi sono mai pentita di aver fatto, nonostante le difficoltà incontrate lungo la strada. Adoravo matematica e biologia, e la scelta della scuola ricadde sul Falcone e Borsellino perché senz’altro è uno dei licei scientifici che forniscono la migliore preparazione della zona. L’ho scelto per questa ragione, nonostante la posizione abbastanza scomoda rispetto a Senago dove abito. Purtroppo, infatti, non ci sono mezzi pubblici diretti e bisogna prendere due pullman, cambiando in stazione a Garbagnate, dove tra l’altro si attendono 20-25 minuti per la coincidenza, dopo aver fatto il giro di buona parte di Arese e Garbagnate. La mia fortuna è stata il fatto che mia madre lavorasse ad Arese, altrimenti la mattina nessuno mi avrebbe risparmiato ben un’ora di pullman per fare solo sette chilometri.
Giulio: In terza media, al momento di effettuare la scelta, avevo in qualche modo già chiaro in testa quello che mi sarebbe piaciuto studiare non solo al liceo, ma anche dopo, all’università: la passione per la matematica e le scienze era emersa già allora, ed effettivamente non mi ha poi più abbandonato. In realtà, per un certo periodo ho anche preso in seria considerazione l’ipotesi di iscrivermi ad un liceo classico, poiché erano in molti a dirmi che una formazione “classica” mi avrebbe aiutato sviluppare un metodo valido tanto per le materie letterarie quanto per quelle scientifiche; alla fine, però, sono state la vicinanza della sede (abito infatti ad Arese), la buona fama del liceo e, soprattutto, la possibilità offertami dal Falcone e Borsellino di affiancare lo studio di una seconda lingua straniera a quello dell’inglese, possibilità che ha da sempre contraddistinto l’offerta formativa del nostro liceo, e che la recente riforma delle scuole superiori ha purtroppo cancellato. Sono state queste le ragioni per le quali alla fine è stato il Falcone e Borsellino ad avere la meglio e che mi hanno convinto a iscrivermi allo scientifico aresino.

Ci puoi raccontare come sono stati questi cinque anni passati sui banchi del liceo e quali sono stati i ricordi migliori e peggiori di questa esperienza?
Cinzia: Purtroppo c’è stato ben poco di positivo in questi cinque anni e di ricordi belli ce ne sono pochi: il primo anno, quando la classe era ancora tutta unita…l’esperienza dello stage a Berlino organizzata dalla mia prof di tedesco Elena Sellitto e il viaggio “di istruzione” a Napoli organizzato, con qualche “trucchetto” e non pochi problemi, dalla sottoscritta e dall’altro rappresentante di classe Dario. In quell’occasione il consiglio di classe dei professori, infatti, non aveva approvato nessuna gita di più giorni nemmeno per quell’anno, sia per il nostro comportamento un po’ turbolento, sia per la mancata disponibilità di tutti i professori, come nei quattro precedenti. Quando ci venne riferito dalla preside che la regione Campania offriva agevolazioni per viaggi di istruzione e che lei stessa si sarebbe impegnata a portarci se avessimo trovato un altro accompagnatore, si può dire che noi scavalcammo l’autorità del consiglio di classe e ci accordammo direttamente con la preside, Annamaria Labruna, fatto che non andò giù ai professori…Alla fine però la gita si fece comunque, accompagnati dalla preside, da una segretaria e da un bidello.
Giulio: Nel complesso, davvero positivi, sia per quel che riguarda la qualità dell’istruzione ricevuta, sia per l’ambiente e le persone che ho incontrato all’interno della scuola. In senso strettamente accademico, ovviamente, il momento più bello è stato quello in cui ho saputo dell’esito del mio esame di maturità! Ma ancora più belli sono i ricordi di quello che la scuola ha, in maniera più o meno diretta, reso possibile: le uscite, i viaggi, le discussioni fuori e dentro l’aula. Se invece devo scegliere un ricordo negativo, dico senz’altro il passaggio dalla seconda alla terza: la nostra classe era troppo poco numerosa, e la scuola è stata costretta a ridistribuirci nelle rimanenti sezioni del liceo. E’ stato un po’ come dover ricominciare tutto daccapo.

A tuo parere, quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi del Falcone e Borsellino?
Cinzia: Di positivo ci sono sicuramente la buona preparazione dei docenti, i buoni progetti di scambio interculturale, anche se per lo più per il linguistico, e sviluppo delle lingue. Tra gli aspetti negativi c’è sicuramente la mancanza di strutture e di spazi in generale, oltre a laboratori che sono inadeguati per un liceo scientifico.
Giulio: Il Falcone e Borsellino è sicuramente un buon liceo, e a ciò concorrono sia la professionalità degli insegnanti sia la ricchezza dell’offerta formativa, che include incontri di approfondimento pomeridiani, attività extra-didattiche, esami, stage e altre iniziative didattiche. Per quel che riguarda gli aspetti meno positivi, oltre alle carenze strutturali, bisognerebbe forse ricordare la scarsa presenza del liceo in eventi culturali quali dibattiti e competizioni con altri istituti, i quali faciliterebbero senz’altro il fluire di idee tra la scuola e l’ambiente che la circonda.

Come è stato nei tuoi cinque anni il rapporto con gli insegnanti?
Cinzia: Credo di poter definire il mio rapporto con gli insegnati buono anche se solo a livello professionale. A mio parere, purtroppo, il supporto psicologico è inesistente da parte della stragrande maggioranza dei docenti e i rapporti sociali più sviluppati li ho instaurati con il personale ATA e la Segreteria.
Giulio:  Al Falcone e Borsellino ho incontrato quasi senza eccezione professori preparati e competenti. All’interno del consiglio di classe, poi, ciascuno si distingueva per qualche qualità particolare: c’era chi possedeva una cultura davvero vastissima, chi mostrava una vera e propria passione nel trasmettere il contenuto della materia che insegnava, chi riusciva ad instaurare un fecondo dialogo con gli studenti. Ciò ha reso il rapporto con i docenti estremamente vario e piacevole. A livello personale poi devo dire che, stranamente, il rapporto con il docente che forse più mi ha segnato in questi anni è stato quello con un professore di Lettere, una materia che mai avrei pensato di poter apprezzare. In lui ho trovato la mia figura di insegnante ideale: preparatissimo, consapevole dell’importanza di trasmettere un metodo oltre che un contenuto, attento a non trascurare la realtà che ci circonda. E anche se forse non è riuscito ad infondermi la passione per le discipline che insegnava, questo dimostra soltanto come il ruolo del docente vada ben al di là della semplice trasmissione di conoscenze.

Dopo avere vissuto la realtà del Falcone e Borsellino, prenderesti un giorno in considerazione l’ipotesi di tornarci da insegnante?
Cinzia: In assoluto non farei mai l’insegnante e, nel caso remoto dovesse succedere questa “disgrazia”, non vorrei mai insegnare al Falcone, per la mentalità dominante delle persone che lo frequentano, che è in totale disaccordo dalla mia.
Giulio: Personalmente, non penso di possedere tutte le qualità richieste per l’insegnamento. Insegnare in un liceo significa non solo possedere un adeguato livello di conoscenze, ma soprattutto avere l’abilità di trasmetterle riuscendo, se possibile, a dar loro forme sempre nuove. Si tratta di capacità della cui importanza non sempre ci rendiamo conto, ma che spesso fanno la differenza fra un “buon” e un “cattivo” insegnante.

Sulla base della tua esperienza quinquennale, cosa cambieresti al Falcone e Borsellino?
Cinzia: Premetto che al Falcone e Borsellino si sa benissimo quali sono le carenze, e non è per cattiveria o avarizia che non lo si migliora, ma i conti dell’istituto sono perennemente in rosso, quindi si è impossibilitati a farlo. Se la situazione finanziaria dovesse migliorare consiglierei innanzitutto di allargare la struttura, vista la crescente affluenza di studenti anno dopo anno; in secondo luogo di riparare le strutture già esistenti in modo, ad esempio,  che non ci piova dentro; e infine, di provvedere a rendere effettivamente scientifico un liceo che fornisce una buona preparazione teorica, ma che non la pratica mai, fornendolo di laboratori. Giusto per fare un esempio pratico di quanto sto dicendo, l’anno scorso per lavorare ad un progetto voluto dall’IFOM, io e altri miei cinque compagni siamo dovuti andare a lavorare al ITCS Primo Levi di Bollate, che, a differenza dello scientifico di Arese, ha laboratori attrezzati di tutto punto.
Giulio: Senza dubbio mi piacerebbe che la scuola riuscisse ad organizzare un maggior numero di incontri di approfondimento con esperti o docenti esterni: si tratta di occasioni davvero preziose che talvolta possono accendere un interesse all’interno degli studenti e spingerli ad andare oltre i programmi svolti in classe. Indicare invece aspetti da cambiare o eliminare non è altrettanto facile: spesso mi è capitato di pensare che le ore potessero essere meglio distribuite fra le varie discipline, ma questo è ovviamente compito del Ministero…

Cosa significa avere preso il massimo dei voti alla maturità? Quanto ci si deve impegnare per arrivare a questo risultato?
Cinzia: Personalmente cento ha significato duro lavoro, costanza e impegno. La fatica però, non è mai stata nello studiare ore ed ore (infatti la maggior parte delle volte non era necessario), bensì nel convincere me stessa a tenere duro, fermamente determinata a dimostrare fin dove potevo arrivare.
Giulio:  Il cento e lode alla maturità è certamente in primo luogo un riconoscimento per il lavoro che ho svolto sinora e una conferma del fatto che abbia seguito la strada giusta; allo stesso tempo, spero si rivelerà un punto di partenza e di riferimento per i miei studi futuri. Senza dubbio l’impegno che si nasconde dietro a questo risultato non è piccolo, anche se forse ancora più importante al fine del suo conseguimento è la continuità con cui si è disposti a studiare e a mettersi in gioco.

Diciannove anni, un  grande risultato conseguito, un primo step importante raggiunto. A chi è andato il tuo primo pensiero? In tutta sincerità, a chi va il tuo grazie?
Cinzia: Il mio grazie va in primis al mio ragazzo, che era sempre pronto a motivarmi e mi ha sopportato pazientemente negli ultimi mesi in cui i nervi erano a fior di pelle, e alla mia migliore amica, anche lei diplomatasi quest’anno al Falcone e Borsellino, grazie alla quale questi cinque anni sono stati divertenti e più sopportabili; ma, in generale, va anche a tutte le altre mie amiche maturande e agli amici universitari, che ci prospettavano un mondo migliore (e nel dirlo Cinzia ride…).
Giulio: Nel momento in cui ho saputo il risultato, il primissimo pensiero è andato alla mia famiglia, che aspettava l’esito dell’esame con un’ansia pari se non superiore alla mia! E se devo ringraziare qualcuno, non posso non citare i miei compagni di classe, con i quali ho condiviso innumerevoli pomeriggi di studio.

E ora? Qual è il tuo sogno nel cassetto, cosa pensi di fare per raggiungerlo?
Cinzia: Tra pochi giorni affronterò il test di ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia: ottanta domande che, letteralmente, cambieranno la mia vita. Ho sempre avuto un pregio/difetto, l’essere competitiva, e in ambito scolastico questo, se da una parte mi ha sempre fatto dare il massimo, spinta dal desiderio dover essere sempre la prima, dall’altra molte volte ha procurato tante inimicizie…In questi giorni lo sto sfruttando al massimo per riuscire nel mio intento, ovvero superare il test; ma forse la maturità quest’anno non è arrivata solo in forma scritta dopo gli esami: sento che, se non dovessi ottenere ciò che voglio, per la prima metterò da parte l’orgoglio e con un po’ di buon senso non mi dispererò, ma semplicemente accetterò che quella non era la mia strada e intraprenderò altri percorsi che già ho deciso.
Giulio: Da molti anni a questa parte i miei progetti per il futuro ruotano intorno alla matematica. Il sogno nel cassetto è quello di riuscirne a farne la mia professione: per questo, ho deciso che mi iscriverò a matematica all’università. Poi vedremo…