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Liceo Fontana: “Dalle aule al territorio”

06 giugno 2014 – La due giorni di arte del Liceo Artistico Lucio Fontana a villa Arconati di Castellazzo (leggi qui) ha riscosso un grande successo. Tanto che a docenti e studenti è stato già chiesto di ripetere l’iniziativa anche il prossimo anno. In realtà la partecipazione del liceo aresino alla manifestazione non è stata un episodio isolato, quanto piuttosto l’ultimo evento in ordine di tempo che la scuola ha organizzato. Nel corso di quest’anno scolastico, infatti, il Fontana ha già preso parte ad altre iniziative, nel contesto di una precisa strategia mirata a portare i ragazzi e i loro lavori dalle aule dell’istituto scolastico al territorio. Ne abbiamo parlato con tre docenti, Francesca Magro, Domenico Bulfaro e Umberto Rollino, che ci hanno raccontato alcune delle attività svolte quest’anno e come il Liceo pensa porsi sul territorio nel prossimo futuro.

“Per noi – spiegano i tre docenti – quello che sta per concludersi è stato una sorta di anno zero. Quello che vorremmo fare in maniera più strutturata dal prossimo anno scolastico è di creare un dialogo tra i ragazzi e il territorio, aprendoci verso l’esterno”. Un anno zero comunque già ricco di esperienze significative, come raccontano i tre insegnati: “L’esperienza di villa Arconati è stata indubbiamente quella che ha avuto più eco mediatica e anche la più significativa, perché non è semplice interfacciarsi con una realtà così importante. In realtà ci siamo resi conto di completarci a vicenda, con loro che hanno gli spazi e noi che siamo in grado di inserirci i contenuti. Un’altra esperienza importante è stata quella che ci ha visti ospitare diversi poeti provenienti dall’Italia, dal Sudafrica e dalla Siria. Un’esperienza che poi i ragazzi hanno tradotto nelle loro opere, perché il linguaggio dell’arte, anche se si esprime in forme diverse, è universale. Molto significativo in questo senso è stato l’incontro a dicembre con un poeta siriano, quando il suo paese era nel pieno del caos. Lui ha raccontato le sue esperienze attraverso la poesia e in lingua siriana, ma non c’è stato bisogno di nessuna traduzione per comprendere il messaggio”.

Che all’artistico si respiri un aria diversa rispetto a molti altri indirizzi di studio è più che evidente dalle parole di Umberto Rollino: “Spesso – analizza il docente – si considera il liceo artistico come un’opzione secondaria, ma non è assolutamente così. E lo dico per esperienza diretta, visto che io non insegno materie propriamente artistiche ma Lettere e che sono giunto da poco in questo liceo, che è anche la mia prima esperienza didattica in istituti che hanno questo indirizzo. Quello che ho immediatamente compreso, contagiato dall’entusiasmo degli altri docenti e dei ragazzi, è che il ruolo dei licei artistici nel panorama culturale italiano è centrale, perché ormai questa è rimasta una delle poche scuole dove ancora si fa ancora cultura, e non ci si limita a tentare di inculcarla. Vorrei anche sfatare un paio di falsi miti: non è vero che gli studenti dell’artistico vivono in un loro mondo lontano dalla vita reale. E’ anzi vero il contrario, e per rendersene conto basta guardare alle opere dei ragazzi, moltissime delle quali affrontano diversi temi civici. L’altro aspetto da sfatare è quello legato all’assenza di opportunità di lavoro dopo il diploma. In realtà ai ragazzi dell’artistico si aprono buone prospettive professionali, per esempio in campo grafico o pubblicitario. Già ora, per esempio, diversi Enti e anche privati si rivolgono a noi per la realizzazione di brochure e altro materiale grafico. Mi sono anche reso presto conto che il Fontana, che è uno dei quattro licei artistici di tutta la provincia di Milano, è un riferimento sia dal punto di vista formativo che culturale. Insomma, per me questo liceo è stata una scoperta, e i ragazzi mi hanno conquistato subito. Perché è veramente contagioso vedere come traducono in un’opera quello che io, che non sono un artista, insegno loro in Lettere”. Un altro esempio in questo senso lo porta Francesca Magro, che mostra alcuni gioielli realizzati dai ragazzi, che sono poi stati messi in vendita.

Un entusiasmo quello di docenti e studenti che permette loro di superare alcune difficoltà e problematiche, che comunque ci sono. “Il nostro problema più grande – spiegano i tre docenti – è quello degli spazi, o meglio della loro carenza. Al Fontana sono iscritti circa 400 studenti e i loro lavori, a differenza di altri licei, non si limitano allo spazio delimitato da un foglio in formato protocollo. Una delle ragioni per le quali abbiamo deciso di aprirci all’esterno è anche questa, trovare una collocazione alle opere dei ragazzi e permettere nel contempo che vengano viste dalla gente. Di positivo c’è che non siamo lasciati soli di fronte a questa emergenza e riceviamo numerosi appoggi, anche da enti e associazioni, ma la situazione oggettiva rimane problematica. A proposito di aiuti, ci piace segnalare che non è mai mancato nemmeno quello dei genitori degli studenti del Fontana e del Russel che, pur in una fase congiunturale difficile, ci aiutano costantemente a raccogliere attrezzature e materiali, mettendo a disposizione anche il loro tempo. Questo è un aspetto fondamentale, perché per crescere abbiamo bisogna dell’aiuto di tutti. Come docenti potremmo anche interpretare il nostro ruolo in maniera minimalitica, ma nessuno tra coloro che lavorano qui lo vuole fare”.

E a proposito di spazi per le opere dei ragazzi, visto che la visita al Fontana ha contagiato un po’ anche noi, vorremmo rilanciare la proposta fatta qualche tempo fa da Francesco Gentile (leggi qui) e che, almeno informalmente, era stata accolta positivamente dall’amministrazione comunale: perché il Comune non si fa carico di collocare negli spazi pubblici di Arese i dipinti e le sculture dei ragazzi del Fontana? Sarebbe bello, anche per i ragazzi, che qualcuno potesse farsi carico di valutare concretamente la questione.

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