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Calcio Gso U14: “Perché accontentarsi?”

11 giugno 2015 –  “E chi ci pensava… siamo semifinale. Godiamoci il momento e sarà quel che sarà!”. Inizia così il racconto di Gigi Taddeo, presidente del Gso, dell’avventura della squadra di calcio Under 14 del Gso nel torneo primaverile Csi. “Lo scorso settembre – prosegue Taddeo – dopo estenuanti riunioni, era stato deciso di unire due squadre, i 2001 e 2002, che giocavano a sette, per fare una squadra a undici. Una scommessa, e visti i risultati… una scomessa vinta!”. Come ha ricordato il presidente del Gso, nel settembre 2014 si erano ritrovati sul campo a undici una trentina di ragazzi che, con l’eccezione di quattro di loro, non avevano mai giocato su un campo così grande. Iniziato il campionato invernale, pur tra alti e bassi, i ragazzi biancorossi non sfiguravano comunque, anche se era necessario cominciare a capire i ruoli, cosa fare in campo, quanta fatica bisognava fare e conoscere i compagni. Insomma fare squadra.

“Passato l’autunno – racconta Taddeo – l’inverno e mezza primavera, la squadra dell’Under 14, alla fine del campionato, si è piazzata dignitosamente al quinto posto, senza dimenticare anche il discreto cammino fatto in Coppa Csi. E ad aprile, con lo sbocciare dei fiori e con l’inizio del campionato primaverile… è cominciata a sbocciare anche l’Under 14”. La squadra ha infatti avuto un ruolino di marcia di tutto rispetto: su sette partite giocate, sei vittorie e un pareggio che, per inciso, per i dirigenti Gso “grida ancora vendetta”!

Parallelamente alla squadra a undici, lo staff biancorosso ha allestito anche una squadra a sette, per permettere a tutti di giocare di più. Anche il cammino di questa formazione, “se non fosse stato – come sostengono dal Gso – per una sciagurata sconfitta in una partita stradominata e persa immeritatamente nei minuti finali”, avrebbe raggiunto le semifinali del suo torneo.

Ora la squadra a undici andrà a giocarsi le semifinali, in casa durante la festa del Gso, per raggiungere una finale a cui, a inizio stagione, nessuno pensava. “Bene, benissimo – chiude Taddeo – ma perché accontentarsi? Sarà quel che sarà!”.

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