Home Sport

Gso: il diario della Monza-Resegone

27 giugno 2012 – 23 giugno 2012. Ore 21:00. Dall’Arengario di Monza parte la prima delle 266 squadre iscritte a questa che è la 52a edizione di una gara straordinaria (nel senso proprio del termine: fuori dall’ordinario). Cos’è la Monza Resegone? Ci sono tante risposte. E’ una gara di corsa che parte da Monza di sera e arriva, attraversando la Brianza monzese e quella lecchese, alla capanna Monza a 1200 e rotti metri sul livello del mare. E’ anche una gara che ne contiene tre. La prima parte da Monza e quasi in piano ti porta a superare l’Adda a Olginate per arrivare a Calolziocorte dopo 31 chilometri e mezzo. Da lì inizia la seconda gara. In salita, su scalette e strade fino a Erve, dove la strada asfaltata, dopo 6 chilometri, lascia spazio ad un sentierino che inizia poco dopo un ponticello di pietra. Qui, dopo questo innocuo segno lasciato dall’uomo inizia la terza gara. 4 chilometri e rotti di sentiero di montagna dove si smette di correre e si comincia ad arrampicare fino alla capanna. E’ una gara che si corre con una squadra composta da tre atleti e si finisce se si arriva tutti assieme.

E’ una gara che si fa con le gambe ma che coinvolge tutto il corpo, non solo la testa (che comunque è fondamentale), ma anche lo stomaco e la pancia che ogni tanto, e quasi a tutti, ricorda ai terzetti quello che le nostre mamme ci hanno ripetuto un milione di volte: se sei sudato non prendere freddo. Beh! Avevano ragione e si riconosceva dagli odorosi effetti che si inanellavano lungo il percorso. E’ una gara che non finisce quando arrivi finalmente in cima. Perché, una volta su, devi scendere e ci metti (cro-no-me-tra-to!) un’altra ora e trenta per raggiungere la macchina a Erve (dove l’hai lasciata qualche giorno prima), poi devi arrivare a Monza, dove hai lasciato un’altra macchina, e poi finalmente a casa, dove arrivi all’ora in cui il tuo vicino porta fuori il cane, le edicole aprono e chi ti vede, stanco e sporco, pensa che chissà che cosa hai fatto in piedi fino a quell’ora. E’ una gara che prevede una preparazione, oltre a quella atletica, logistica particolare. Quando ci si iscrive bisogna battezzare il gruppo. Darsi un nome insomma. Poi fare i sopralluoghi, provare il percorso. Comprare le maglie e stamparci sopra il nome del gruppo e dei componenti. Portare uno zaino a Monza una settimana prima della gara con il cambio per l’arrivo separato per ciascun componente.

Un gruppo di giovani volontari e di muli (meno volontari dei giovani) li porta alla Capanna un po’ per volta nei giorni prima della gara. Portare l’auto a Erve (con dentro il cambio per affrontare l’ultimo tratto, la lampada frontale, gli integratori). Ci sono anche molte squadre che organizzano una squadra di supporto che segue il terzetto in bici, in moto o in auto, allungando alla bisogna acqua, integratori, sali, indumenti di ricambio. Insomma, una gara unica. Noi, chi scrive insieme a Franco Magnati e Enrico Raimondi, l’abbiamo fatta con i colori del GSO di Arese. Il nome che ci siamo dati era Run4Fun. Correre per divertimento, quindi. Durante la gara ho ripensato a quel nome e ho dubitato molto che fosse adatto. Siamo partiti con il pettorale 99. Un buon sorteggio. Si perché le squadre partono ogni 20 secondi a partire dalle 21,00 e con il nostro numero siamo partiti intorno alle 21,35. Gli utlimi, i 266esimi, era previsto partissero intorno alle 23,00 ma sicuramente sono partiti anche dopo. Lungo la strada ti accorgi quanto sia sentita la Monza Resegone dagli abitanti dei paesi che attraversa. Era pieno di gente da commuoversi. A mezzanotte, quando siamo passati da Calolziocorte, sembrava la Festa dell’Incoronata per quanta folla c’era. E che entusiasmo riesce a darti. Tutti avevano un commento e ci chiamavano per nome (l’avevamo scritto sulla maglietta) o ci dicevano “dai Don Bosco” perché avevano un elenco con i nomi e le provenienze delle squadre. Siamo arrivati in cima, dopo 4 ore e 27 minuti, 46esimi nella classifica finale. L’abbiamo finita, siamo contenti, siamo un gruppo che ha sperimentato la solidarietà quando serviva. Ci siamo dati una mano, incoraggiandoci, tirandoci o spingendoci. Ecco cosa ti insegna questa gara unica, che se vuoi non sei solo in qualsiasi corsa tu stia facendo.

Servizio di Danilo Palazzo