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Le Gazzelle del Gso alla Monza – Resegone

27 giugno 2013 – Pubblichiamo questo bellissimo reportage, scritto in prima persona da uno dei partecipanti aresini, della Monza – Resegone, gara podistica di quasi 43 chilometri con un dislivello di 1.200 metri.

Dall’Arengario di Monza alla Capanna … alla ricerca di un Mc Donald. Nel titolo il riassunto, fin troppo sintetico delle 12 ore a cavallo tra sabato 22 e domenica 23 giugno, in altre parole la nostra avventura alla Monza – Resegone. Prima di descrivere quella che è stata l’ esperienza de “Le Gazzelle del GSO” – Maurizio Coli, Franco Magnati ed il sottoscritto Aldo Manzi – è opportuno dare il giusto tributo a due altri membri della squadra che, pur non correndo, hanno sostenuto, spronato e, di fatto, reso possibile il partecipare a questa straordinaria esperienza: Emanuele e Michele Mugnani, che si sono prodigati all’invero simile per fornire un’adeguata assistenza lungo praticamente tutto il percorso della gara anche prima della partenza. A loro va tutto il nostro ringraziamento. Dopo mesi di intesi allenamenti – specifici per una gara unica nel panorama delle gare podistiche nazionali – finalmente è arrivato il fatidico giorno della gara. Come molti di voi sanno la Monza Resegone è una gara che si corre a squadre (terne di atleti) ed in notturna e che supera di poco la distanza classica della Maratona (il GPS ha registrato 42,89km) con un dislivello positivo di circa 1200 metri. Insomma una gara che necessita di assoluta dedizione e rispetto nella preparazione.

Franco, dall’alto della sua consolidata esperienza, stabilisce magistralmente i tempi per i vari spostamenti (addirittura più preciso dei tempi previsti dall’organizzazione stessa). Arrivati a Monza si respira sin da subito la splendida atmosfera di quella che è una gara straordinaria in cui la sfida è con se stessi più che contro un cronometro. In cui l’amicizia e la coesione della squadra è un elemento più rilevate che la tenuta dei muscoli. Nella Monza Resegone c’è tutto: la corsa, la passione, la maratona,la montagna, la fatica, l’amicizia, l’imprevisto, l’incitamento. C’è tutto quello che per noi che ci (auto)definiamo “runner” è vita. C’è e lo scopri passo dopo passo, dando uno sguardo ai tuoi compagni nel buio della notte o battendo il cinque ai bambini che riempiono le strade come fosse un giorno di festa; lo scopri superando le altre terne lungo la strada o stringendo i denti quando senti che arriva il tuo turno di fatica; lo scopri quando senti che non sei solo e che i tuoi compagni sono li pronti a tenderti una mano (grazie Franco!!) o quando arrivi in cima all’ultimo ponticello e capisci che ce l’hai fatta. Man mano che il tempo passa la stanchezza e la fatica stanno diminuendo e affiorano i ricordi di quella che è stata una grande avventura, le emozioni che ti fanno dire, come ogni volta, l’anno prossimo voglio tornare, voglio correre di nuovo qui: “voglio tornare in Capanna”! L’estrazione dell’ordine di partenza non ci era andata benissimo, oltre la metà della griglia maschile. Prima le terne femminili, poi le miste e poi quelle maschili, noi partiamo 196esimi: tante squadre prima di noi, tanto traffico nei punti in cui superare è un azzardo e un rischio.

La corsa parte alle 21, noi siamo in griglia alle 22.05, ma Franco saggiamente ha già calcolato che la nostra partenza non avverrà prima delle 22,15/22,20. Impeccabile! L’immancabile caffè di Franco (gentilmente offerto da Emanuele), qualche passo di riscaldamento ed ecco arrivato il nostro turno. In coda la tensione sale fino a quando non sbuchiamo dal telo di partenza per le foto di rito. Siamo una squadra e ci stringiamo le mani, questa sera correremo come “un sol uomo”. Mentre il pubblico applaude e ci incita leggendo i nostri nomi, l’adrenalina sale. E’ come essere in un’altra dimensione, per noi non abituati ad essere “primedonne” ci ritroviamo bersagliati dai flash dei fotografi. Poi lo speaker scandisce i nostri nomi 3, 2, 1…via. Inizia così la nostra Monza Resegone. Passiamo attraverso due lunghe ali di folla che riempiono il centro di Monza. I bambini si sbracciano per avere un cinque, il pubblico ci incoraggia con un costante applauso. E’ bellissimo, emozionate talmente emozionante che il ritmo si fa subito elevato, sembra di volare. Franco aveva previsto tutto e subito si mette al comando, forte della sua esperienza, io e Maurizio non possiamo far altro che seguirlo e lasciarci condurre. Qualche centinaio di metri e l’euforia iniziale si smorza, Franco attiva il suo proverbiale cruise control e stabilisce il ritmo di gara da tenere almeno fino al 32esimo km, quando cioè inizierà la salita. Siamo tutti e tre vicino all’altro, non mancano gli incoraggiamenti e cantiamo (eh già cantiamo!!). Davanti a noi vediamo subito le squadre che ci precedono. Non impieghiamo molto a recuperare le prime, il ritmo è perfetto per la prima parte di percorso e i km scorrono lisci. Franco ce lo aveva preannunciato ma nonostante ciò mi colpisce la quantità di persone che incontriamo per strada e soprattutto il gran numero di bambini. E’ sabato ed è tardi eppure lungo il percorso nei paesini è pieno di persone che incitano tutte le squadre al loro passaggio indistintamente. E ad ogni bagno di folla è come una ricarica per gambe e testa.

In tanti poi fanno caso al nostro numero di pettorale e vedono che stiamo recuperando posizioni su posizioni, addirittura un “commissario” del percorso ci urla che abbiamo un ottimo ritmo . Superiamo tante squadre, ben 15 nei primi 13km, ed è una buona dose di fiducia Ormai le squadre che abbiamo superato sono decine, qualcuno comincia a dire al nostro passaggio, con accento brianzolo, “ué, centonovantasei, questi vanno forte eh!”. Passiamo quindi i primi chilometri col problema di doversi un po’ rallentare per non arrivare scarichi all’inizio della salita vera. Villasanta, Arcore, Usmate, Osnago e in men che non si dica siamo già al quindicesimo chilometro dove c’è Emanuele pronto a spronarci, ad incoraggiarci. Purtroppo è’ proprio qui che commetto l’errore che condizionerà un po’ tutta la gara della squadra. Per errore al rifornimento assumo dei sali minerali (evidentemente non di primissima qualità) che mi saranno fatali. Non facciamo in tempo ad arrivare al 18km che la mia pancia mi segnala che c’è qualche cosa che non va. Il problema che avevo avuto a Piacenza si ripresenta. Tralascio inutili dettagli, ma la cosa mi costerà 5 soste “tecniche”, nonostante un evidente scoramento Franco è sempre lì che mi attende e mi fa da supporto morale Dentro di me so che ho compromesso la gara, questa volta però non è solo la mia gara ma ho coinvolto i compagni d’avventura e questo lo pagheremo tutti in termini cronometrici. Prometto sin da ora che il prossimo anno le cose andranno diversamente. Nonostante tutto il passaggio nei centri abitati è una spinta adrenalinica unica, il pubblico, il tifo, i sorrisi, gli applausi, le urla sono carburante prezioso e aiutano anche nei momenti di difficoltà. E’ evidente che, soprattutto a causa dei miei problemi di stomaco, abbiamo un po’ rallentato ma teniamo ancora bene e continuiamo a salire, poco alla volta. Cernusco Lombardone, Merate, Cicognola.

Da Calco in poi inizia una lunga discesa che mi rigenera un po’. L’acqua fresca che bevo ai ristori mi da sollievo, sembro stare meglio anche se, ovviamente, mi sento svuotato senza energie ma tengo duro, ho con me Franco e Maurizio che sono un esempio di una assurda tenacia. Beverate, Airuno, Olginate, siamo tra il 25 Km e il 30 Km ma, a parte i problemi di stomaco, le gambe girano bene, procediamo nella nostra avventura. Maurizio procede senza difficoltà e Franco mi affianca per darmi il ritmo e sincerarsi costantemente del mio stato di salute psicologicamente avere qualcuno di fianco o dietro invece che vederlo sempre davanti, come qualcuno da raggiungere, è importante. Il peggio sembra passato, forse ho metabolizzato quei maledetti sali oppure è stata provvidenziale la maglietta asciutta che Emanuele e Michele ci hanno passato (come ringraziarli, dovevano solo salutarci al 15° km ed invece ci hanno fornito assistenza e supporto fino a qui!!). Recuperiamo ancora tante posizioni, davvero quasi mi stupisco di quante siano le squadre che superiamo. La cosa incredibile è vedere tanta gente che è ormai alla frutta. In molti camminano, in tanti si trascinano sfiniti. Alcuni per mano, altri piegati in due. Noi andiamo! A Calolziocorte inizia la vera Monza Resegone. Chilometro trentadue. La strada si impenna. Iniziano le salite che tagliano il paese ed i famigerati tornanti. E’ buio, la mezzanotte è ormai passata da un po’. Franco avverte qualche piccolo crampo, ma per le persone normali vorrebbe dire rallentare se non fermarsi per lui no! Per lui è il segno che forse è arrivato il momento di spingere, è lo “stambecco” del gruppo, abbiamo bisogno di lui e lui lo sa bene. Quindi noi alterniamo tratti di corsa ad una camminata a passo veloce, lui no, lui corre sempre fino ad Erve. Affrontiamo la salita a testa bassa, nonostante tutto le gambe rispondono. Abbiamo già studiato il percorso i due distinti allenamenti. Abbiamo i nostri punti di riferimento e subito dopo Rossino si iniziano ad intravedere le prime luci di Erve, da lì in poi iniziare un’altra gara. Franco oramai è parecchio avanti rispetto a me e Maurizio.

Ad Erve il mercoledì prima della gara abbiamo lasciato la macchina, con le scarpe da trial per affrontare l’arrampicata e un piccolo ristoro. Sempre ad Erve c’è il cancello orario dobbiamo superarlo entro le 4 ore e 15 minuti, ma questo non sarà un problema visto che in 2 ore e 25 minuti circa siamo arrivati a Calolziocorte. Io e Maurizio arriviamo insieme ad Erve, dove sembra essere una sagra di paese, una sagra di quelle genuine di una volta, gente in festa non sembra proprio notte fonda. Subito ci fermiamo alla macchina chiamando a gran voce Franco che però è andato troppo avanti per sentirci. Decidiamo di cambiarci e prendere la torcia frontale per portarla a Franco. Ultimiamo il cambio che sono trascorse 3 ore e 10 minuti circa dalla partenza, ripartiamo verso il rifornimento e verso il cancello orario. Poco prima del cancello orario ritroviamo Franco che poverino ci aspettava lottando contro il freddo. Passiamo uniti il cancello orario e Franco corre a cambiarsi, tornando indietro fino alla macchina. Io e Maurizio procediamo camminando velocemente verso la fine del paesino, verso quel ponticello dove, come Franco ci ha ripetuto ogni volta che ci siamo passati in allenamento, verrà scattata una foto ufficiale. Arriva Franco, ha deciso di non cambiare le scarpe per non perdere ulteriormente tempo. Eccoci dunque tutti e tre sul ponticello, uniti come quando siamo partiti, uniti sul ponticello come uniti eravamo sulla pedana a Monza solo qualche ora prima. Ai controlli il 196 è sempre “al completo”, perché siamo una squadra. Con la montagna abbiamo tutti un buon feeling, e Franco in particolare; non mi preoccupo più di tanto se sono vicino al mio esperto compagno d’avventura, anche se le gambe soffrono i trentasei chilometri abbondanti che hanno percorso. Saliamo.

Il sentiero ben presto diventa una ripida salita dove ci si deve aiutare con braccia e gambe insieme. E’ il Prà di Ratt, sulla bocchetta del Forcellino, di notte un’altra cosa rispetto agli allenamenti fatti di giorno. Una breve sosta alla baita con la fontana e ripartiamo. L’acqua fresca mi fa decisamente bene, aiutato da Franco raggiungo Maurizio. Purtroppo però il traffico è tantissimo, sembra di essere in un via del centro nell’ora di punta e non in alta montagna praticamente nel nulla. Superiamo tante squadre, l’energia sembra essere magicamente tornata, le gambe si arrampicano ma spesso è impossibile passare e ci sì deve fermare anche per qualche minuto. Ci sono persone che stanno male, chi ha i crampi chi vomita, chi semplicemente si butta a terra vinto dalla fatica. Noi no, noi ci arrampichiamo usando gambe, mani ma soprattutto testa. Un masso cede sotto il peso di un concorrente e carambola sul piede di Maurizio, è dolorante ma anche lui stringe i denti. Concludere questa nostra (mia e di Maurizio) prima Monza Resegone è più importante di qualunque altra cosa in questo momento, anche per perché non è che ci sarebbero tante altre opzioni. Ogni tanto guardo il GPS per avere un riferimento temporale di quanto manca all’arrivo. La temperatura intanto cala di qualche grado anche se l’umidità , immersi nel bosco che ci accompagna fino in cima, non diminuisce. A metà del percorso sterrato c’è l’ultimo ristoro, ora la parte più estrema è superata da qui in poi bisogna solo stare attenti a dove si mettono i piedi onde evitare di cadere o farsi male. Arriviamo all’ultima fonte, la casetta con i muli sappiamo che l’arrivo è a pochissimi metri. Si sentono le voci e il suono dei chip. Aspetto i miei compagni che sono rimasti un po’ bloccati dal traffico, ci prendiamo per mano, portiamo a termine questa avventura come l’abbiamo iniziata: “come un sol uomo!”. La Capanna è invasa da runners e dagli organizzatori. Lo spazio è poco, troviamo una angoletto per cambiarci, pochi minuti per riprenderci e ristorarci e poi dovremo iniziare la discesa. In fondo dopo aver corso/camminato/arrampicato per oltre 42 km cosa mai sarà farne 12 km di sentiero per tornare ad Erve guadando qualche fiumiciattolo.

Per quanto mi riguarda sfrutto la discesa per rimuginare un po’ sulla gara, mesi di preparazione parzialmente invalidati da un mio banale errore: bere i sali dell’organizzazione al 15° km! Sono certamente contento di aver portato a termine questa dura competizione ma è molto più forte la rabbia per non aver ottenuto un buon riscontro cronometrico e per aver parzialmente invalidato al prova dei miei compagni di avventura. Sarò forse un po’ presuntuoso ma, senza tutti i problemi che abbiamo avuto e con le condizioni meteo e stellari (una luna piena che ha illuminato tutto il percorso) che abbiamo trovato le 4 ore era ampiamente alla nostra portata. Ora ho/abbiamo un conto aperto con questa competizione che, il prossimo anno se Dio vorrà, verrà saldato. Concludendo questo “breve” racconto non si possono non fare dei piccoli appunti all’organizzazione. Premesso che capisco benissimo che organizzare sotto il profilo logistico una gara di questo tipo richiede certamente sforzi non solo economici, ma visto l’alto numero di sponsor (alcuni anche molto importanti) e l’alto costo di iscrizione dovrebbero prevedere ristori un più di livello. Anche il ristoro finale in Capanna ha lasciato un bel po’ a desiderare (il top è stato raggiunto con le crostatine scadute). Ovviamente nel rifugio c’era ogni ben di Dio, ma tutto a pagamento (bicchiere di birra 7 euro, thè caldo 2,5 euro). Attendiamo ora la premiazione, prevista per il prossimo 28 giugno, per poi poter dire “Mi lu fada!”.

“Le Gazzelle del GSO” – 71 esima Squadra assoluta1 – tempo 4 ore 37 minuti e 23 secondi
Monza – Erve 3 ore 21 **** Erve – Capanna 1 ora 15minuti

Un ultimissima nota di colore è la bizzarra idea, immediatamente condivisa da tutta la squadra, che Franco ha avuto una volta arrivati a Monza a recuperare la seconda macchina: “andiamo a mangiare un panino da Mc Donald”. Qui ha inizio una gara nella gara, trovare un Mc Donald aperto alle 6 del mattino non è cosa facile di per se, trovarlo con la cucina aperta è cosa quasi impossibile, ma dopo due ore di ricerca tra Concorezzo, Lainate e Garbagnate Milanese lo abbiamo trovato. Peccato però che aveva chiuso al cucina alle 7 e quindi ci siamo dovuti “accontentare” di mangiare due brioche , un cappuccino e una spremuta a testa. Il tutto vestiti come due “runner qualsiasi” che fanno finta di andare a correre e poi si buttano nel primo “bar” aperto!

Aldo (Franco e Maurizio)