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Nuovo video di Seregni su area ex Alfa

16 maggio 2013 – E’ da qualche giorno in rete una nuova video-inchiesta di Massimiliano Seregni (guarda e leggi qui), che si è recato all’interno dell’area ex Alfa e ha ripreso il suo stato attuale. Parlando anche con alcune persone che lavorano all’interno delle poche realtà che operano sul sito. “Si parla tanto di area ex Alfa – esordisce Seregni presentando il suo nuovo video – ma quanti hanno visto realmente quel glorioso luogo in che stato si trova oggi? E così una mattina di un venerdì di maggio abbiamo deciso di visitare l’area per vedere e per raccontare cosa rimane realmente di quell’insediamento industriale, dove si producevano sogni. In quel complesso dove entrava metallo e uscivano auto”. E quello che Seregni ha trovato nel suo giro è un’immensa distesa di terra e detriti, senza più alcuna testimonianza tangibile della presenza di un tempo dell’Alfa Romeo.

“Percorrendo la strada di accesso – prosegue Seregni – che costeggia la vecchia linea ferroviaria, ormai anch’essa archeologia industriale e ripensare di attivarla appare un’assurdità, si incontra il fallimento dei vari tentativi di reindustrializzazione. Interventi avviati probabilmente con slancio dagli operatori, ma senza il supporto fondamentale di una seria politica economica, in grado di stimolare e favorire lo sviluppo e l’insediamento reale di aziende”. Vecchi edifici che versano in uno stato fatiscente, amianto, vecchi cartelli che ancora annunciano, a distanza di un ventennio, l’avvio di una prima fase di interventi di recupero. Ma anche capannoni nuovi e desolatamente vuoti, progetti di reindustrializzazione mai effettivamente partiti. E accanto a questo anche alcune realtà produttive che poco sanno del nuovo progetto.

“Per questo – conclude Seregni – a chi parla di portare startup, Green economy, tecnologia innovativa, sarebbe da rispondere… signori andare a guardare quell’area: i capannoni ci sono, ci sono da anni e da anni sono vuoti. I progetti di reindustrializzazione sono naufragati per mancanza di operatori, per mancanza di un’economia e di una politica in grado di attrarli, perché sempre si contesta tutto ma non si ha il coraggio di aprire gli occhi e guardare la realtà. Fino a quando non si troverà seriamente chi investe e non si darà una motivazione concreta per avviare un tessuto produttivo, nulla sarà possibile per ridare vita industriale e produttiva a quell’area e lavoro ai nostri cittadini. Lo conferma quello che abbiamo visto e che chiunque può vedere”.

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