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Ordine dei Giornalisti: “Regolamento censorio”

04 marzo 2015 – La questione del regolamento approvato in consiglio comunale per la disciplina delle attività di ripresa dei lavori (leggi qui), che sarà in vigore da questa sera, ha suscitato un’attenzione molto ampia, tanto che lo stesso Ordine dei Giornalisti della Lombardia prende posizione in merito alla parte che regola le attività della stampa e gli accrediti che questa deve preventivamente richiedere per effettuare riprese durante le sedute del consiglio comunale. L’Ordine ha espresso le sue critiche al documento per mezzo di un comunicato stampa dal titolo “Arese, regolamento censorio in Consiglio: il diritto di cronaca non può essere sottoposto ad autorizzazione”, che di seguito pubblichiamo integralmente e che è stato pubblicato anche sul sito dell’Ordine dei Giornalisti Lombardia (clicca qui).

Il Consiglio comunale di Arese ha approvato un regolamento che disciplina le attività di ripresa audiovisiva e di diffusione delle sedute e obbliga, di fatto, i giornalisti a chiedere formale autorizzazione al presidente dell’Assemblea comunale per poter svolgere il proprio lavoro. “Ricordiamo che il diritto “insopprimibile” di cronaca è sancito soprattutto dall’articolo 21 della Costituzione ma anche dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963 sulla professione di giornalista e non può essere sottoposto ad alcuna autorizzazione o censura”, dice Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. “Tanto meno può essere posto al vaglio della discrezionalità di chi, presidente dell’assise di un ente pubblico, dovrebbe, al contrario, garantire la massima trasparenza della Pubblica amministrazione (art. 97 Cost.).

Le motivazioni addotte dal Consiglio comunale di Arese a sostegno di questo regolamento sono solo frutto di una erronea interpretazione delle norme legate alla privacy. Al contrario il Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (allegato A del Dlgs n. 196/2003) richiama esplicitamente il dettato costituzionale sottolineando che la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. I giornalisti iscritti all’Albo sanno quali sono le norme deontologiche alle quali sottostare e sanno che qualsiasi forma di abuso o violazione della deontologia professionale può essere sottoposta a sanzione (Dl 138/2011 e Dpr 137/2012) da parte del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine di appartenenza”.

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