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Bancoposta: l’odissea di un lettore

21 febbraio 2012 – Questa volta il nostro Francesco Gentile ci segnala un disservizio che lo vede coinvolto, suo malgrado, in prima persona e che ha subito, e ancora sta subendo, da parte delle Poste in merito a un cambio di tipologia di conto corrente. Una vicenda paradossale ma, temiamo, probabilmente fin troppo comune.

Caro QuiArese, questa volta segnalo un disservizio che dura da mesi da parte delle Poste. Altro che banca di livello concorrenziale! E poi, in tempo di liberalizzazioni, ciò che scrivo rileva che l’attenzione al Cliente è zero. Il fatto: a luglio dell’anno scorso decido di chiudere un conto Bancoposta e di aprire un conto Bancoposta Click, anche a seguito della martellante pubblicità fatta da Poste Italiane. Ebbene, pur essendo, in pratica, un passaggio di conto in ambito dello stesso Istituto di credito, alla data odierna ancora il conto vecchio non è chiuso, ancora non mi sono stati accreditati i residui che avevo lasciato su di esso e, peggio, corro il rischio di pagare, dopo la già avvenuta trattenuta sul bollo, anche le spese per il 2012!

Il nuovo conto fu attivato, invece, in pochi giorni: in pratica, dopo aver fatto reclami presso il locale Ufficio Postale, dopo aver ricevuto assicurazioni su una chiusura imminente e impegno solidale da parte del direttore, dopo aver fatto vari reclami su apposito form del sito delle Poste, dopo aver spedito raccomandata di protesta con ricevuta di ritorno, nulla si è mosso. La direzione romana latita. Ho persino minacciato le vie legali se mi addebiteranno sul vecchio conto ulteriori spese: silenzio. Addirittura, se fossi stato meno coerente con i miei principi, avrei potuto sollecitare interventi di amici dirigenti, essendo stato funzionario del Ministero delle Poste: non l’ho fatto credendo nell’efficienza. Ora sono disperato: se avessi fatto il passaggio a un’altra banca, cosa avrebbero fatto le “moderne” Poste dei grandi manager?

Francesco Gentile
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