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Andrea e Federico, il futuro è adesso

02 novembre 2011 – Nelle passate settimane avevamo iniziato una mini inchiesta su come gli studenti valutavano il Liceo Falcone e Borsellino di Arese intervistando Cinzia e Giulio, due neodiplomati (leggi qui), e Martina e Giada (leggi qui) che avevano conseguito il diploma nel 2010 e frequentavano il primo anno di università. Il ciclo di interviste si conclude con Andrea (nella foto in basso) e Federico (nella foto a sinistra), due studenti che hanno appena iniziato il quinto anno e che hanno diverse cose in comune. Entrambi hanno infatti già sostenuto, e passato, il test di ammissione al Politecnico e tutti e due evidenziano alcuni problemi strutturali del nostro liceo pur riconoscendone la validità dal punto di vista didattico. Ecco dunque come Andrea e Federico raccontano la loro esperienza al Falcone e Borsellino e come vedono il loro futuro.

Per quale motivo dopo le scuole medie hai scelto di iscriverti al Liceo Falcone e Borsellino?
Andrea: Sin dai primi anni di scuola ho sempre avuto una netta preferenza per la matematica rispetto ad altre materie, per cui sull’orientamento verso un liceo scientifico non avevo dubbi. Nel momento della scelta non escludevo di poter frequentare un liceo a Milano, ma data la buona fama del Falcone e Borsellino ho deciso di non valutare altre scuole e non me ne sono mai pentito.
Federico: Per vari motivi. Il primo sicuramente perché mi sembrava il migliore della zona, poi perché lo scientifico mi sembrava il liceo più adatto a me, di sicuro più di un linguistico o di un classico. Infine per motivi di comodità, essendo molto più vicino e raggiungibile di altri.

A tuo parere, quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi del Falcone e Borsellino?
Andrea: Ritengo che il mio liceo offra la giusta preparazione per poter affrontare qualsiasi tipo di studi universitari e questo a mio parere è ciò che più conta. Inoltre apprezzo l’instaurarsi di buoni rapporti fra i docenti e gli studenti, che crea un clima e un ambiente favorevole. L’aspetto invece sicuramente negativo che ho vissuto è dato dai troppi cambi di Presidi: ben quattro in cinque anni!
Federico: Gli aspetti positivi sono molti. Di sicuro offre un’ottima preparazione in tutte le materie, più di altre scuole dei dintorni (tanto è vero che ci sono molti ragazzi che nei primi anni lasciano questa scuola, ma pochissimi fanno il percorso opposto). Un aspetto negativo è sicuramente la poca organizzazione in alcuni ambiti, dovuta principalmente alla mancanza di  fondi e alla poca continuità di alcuni professori e soprattutto del presidi. Infatti, dopo lo storico Luciano Barbati, abbiamo avuto 3 presidi in 3 anni.

Sulla base della tua esperienza, cosa cambieresti al Falcone e Borsellino?
Andrea: Sicuramente mi piacerebbe che fosse garantita una continuità di presenza del Dirigente Scolastico, sia per gli studenti che per il corpo Insegnanti.
Federico: Non c’è molto da cambiare, perché come ho già detto la preparazione, che è la cosa più importante, è molto buona. L’unico problema è appunto la mancanza di organizzazione in alcuni ambiti, ma sono cose di importanza relativa.

Quando hai iniziato a pensare che ti sarebbe piaciuto fare il Politecnico?
Andrea; All’inizio della classe quarta. Prima avevo anche pensato, ma senza forti convinzioni, alla facoltà di Medicina ma non nego che mi preoccupava la lunghezza degli anni di studio. Inoltre mi ha positivamente colpito il fatto che mio fratello, appena laureato in Ingegneria Meccanica, abbia avuto diverse offerte di lavoro e abbia potuto scegliere quella a lui più consona.
Federico: Visto che non mi piacciono particolarmente le materie letterarie l’idea del Politecnico era comunque una possibilità che tenevo in considerazione. la scuola poi mi ha proposto di frequentare il corso di preparazione al test d’ingresso e quindi mi sono iscritto per approfondire un po la questione.

Studiare al Falcone e Borsellino ha in qualche modo orientato la tua scelta?
Andrea: Certamente, sia per il massiccio lavoro fatto sulle materie scientifiche, sia per la preparazione adeguata che ho ricevuto.
Federico: Non saprei. Penso che aver studiato in modo approfondito le diverse materie che propone un liceo scientifico mi abbia aiutato a scegliere, se non la facoltà precisa, almeno l’ambito (quello matematico-scientifico) che voglio approfondire in futuro.

Hai sostenuto il test in quarta superiore. La preparazione che ti ha dato il Falcone e Borsellino è stata di aiuto per superarlo?
Andrea: Il Falcone e Borsellino ha dato agli studenti l’opportunità di frequentare, all’interno del liceo stesso, un corso preparatorio per affrontare il test d’ingresso alla facoltà di Ingegneria. Il corso consisteva in sei lezioni di due ore l’una, nelle quali sono stati mostrati gli esercizi più frequenti dei test, allenandoci così nell’esecuzione.
Federico: Penso proprio di si. Soprattutto per la parte di matematica, una buona percentuale delle domande del test sono argomenti che si studiano in quarta, quindi ciò che stavo facendo durante l’anno. Magari se avessi frequentato un’altra scuola sarei passato lo stesso, ma senza dubbio quello che ho studiato nel mio liceo mi ha dato una mano.

Perché hai deciso di anticipare i tempi e di sostenere in quarta il test di ammissione al politecnico?
Andrea: Ho deciso di non farmi sfuggire questa opportunità che il mio liceo offriva. Mi sono preparato e ho affrontato il test sperando di superarlo, ma comunque con la tranquillità data dal sapere che avrei potuto ripetere il test altre volte in caso di esito negativo.
Federico: Perché mi è stato proposto dal mio liceo, e ho pensato che non sapendo ancora di preciso cosa fare dopo la maturità, affrontare un test del genere mi avrebbe dato più possibilità di scelta e sarebbe stato un’esperienza importante anche se alla fine dovessi scegliere di non iscrivermi ad ingegneria.

Quella della facoltà di ingegneria è la tua scelta definitiva o solo una delle possibilità che valuterai dopo il conseguimento del diploma?
Andrea: A oggi sono convinto che sarà la mia scelta definitiva.
Federico: Come ho detto prima non è ancora una scelta definitiva. senza dubbio è comunque una possibilità concreta, visto che adesso ho le porte del Politecnico aperte. Deciderò con calma dopo aver pensato all’esame di maturità.

La possibilità di fare uno stage all’estero è qualcosa che stai già prendendo in considerazione?
Andrea: Sicuramente è un’esperienza che intendo fare.
Federico: Di sicuro ci ho pensato, ma non credo di essere il tipo per affrontare un’esperienza simile. Magari nei prossimi anni cambierò idea, anche perché so che sarebbe importantissimo provare una cosa del genere.

C’è stato qualche personaggio celebre e non che in qualche modo ti è stato di riferimento e che ha orientato le tue scelte didattiche?
Andrea: Nessun personaggio celebre. In casa mia però tutti i miei familiari hanno alle spalle studi scientifici e mio padre e mio fratello sono ingegneri, sicuramente questo dato ha avuto la sua importanza.
Federico: No, non penso. Penso che sia più giusto continuare per la mia strada senza pensare a quello che hanno fatto gli altri prima di me, per essere libero da condizionamenti ed evitare possibili delusioni.

Te la senti di commentare la frase di Steve Jobs che in questi giorni sta facendo il giro del mondo “Stay hungry, stay foolish”.
Andrea: Questo incitare ad aver sempre fame di conoscenza è uno stimolo forte. Ma nella frase di Steve Jobs mi hanno colpito molto le parole precedenti a queste, che secondo me sono le più significative: “Vivi tutti i giorni come se fossero gli ultimi”, non adagiarti, non accontentarti mai, chiedi il massimo a te stesso e dallo agli altri.
Federico: Penso che sia una frase davvero notevole, ma non così facile da mettere in pratica. Bisognerebbe sempre perseverare e continuare a credere nelle proprie idee, proprio come ha fatto Steve Jobs, ma questo non è sempre facile, anche perché nonostante il grande impegno non sempre si è certi di arrivare a quello che si vuole. Riuscire poi ad avere una vita come quella di quest’uomo è quasi utopistico, bisogna essere predestinati. Certo, è ovvio che se non ci si prova non si può arrivare da nessuna parte.